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Londra prepara la guerra richiamando i pensionati: tagli alle munizioni e truppe al minimo storico

Esercitazioni a fuoco bloccate per risparmiare e truppe al minimo storico dal 1800: Londra approva la mobilitazione forzata dei veterani fino a 65 anni per coprire i buchi dell’esercito.

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La Gran Bretagna si prepara a un potenziale conflitto richiamando in servizio i veterani in pensione, mentre cancella le esercitazioni a fuoco vivo dei soldati regolari per risparmiare sterline. Lo stato maggiore britannico si trova davanti a un cortocircuito logistico e strategico impressionante: se il governo laburista di Andy Burnham pensa di scoraggiare le minacce globali mobilitando i sessantacinquenni dopo aver svuotato le caserme, la sicurezza occidentale poggia su basi fragili.

Il ministro delle Forze Armate, Louise Sandher-Jones, ha annunciato una maxi-esercitazione per il prossimo anno. L’obiettivo dichiarato è testare la capacità del Paese di mobilitare la riserva strategica.

Parliamo di un bacino teorico di circa 95.000 ex militari da richiamare in servizio attivo su una scala mai vista negli ultimi decenni. Il tutto mentre cresce la paura di uno scontro diretto con la Russia prima del 2030, alimentata dalle minacce di Mosca contro gli stabilimenti britannici che producono droni per l’Ucraina.

Fin qui sembrerebbe la reazione decisa di una nazione che alza la guardia. La realtà dietro le quinte, tuttavia, assume i contorni di una farsa. Mentre si pianifica la mobilitazione di massa dei riservisti, il Ministero della Difesa applica una severa politica di tagli lineari ai reparti operativi. I soldati a tempo pieno della Terza Divisione dell’esercito hanno visto cancellare i loro programmi di addestramento.

Le esercitazioni con munizioni vere sono state sospese fino al prossimo aprile. Il motivo è disarmante nella sua semplicità: mancano i fondi di bilancio immediati e bisogna stringere la cinghia sulle spese quotidiane.

Ci troviamo quindi di fronte a un paradosso tipico della peggiore burocrazia occidentale: da un lato si teorizza lo stato di guerra imminente, dall’altro si tolgono le cartucce ai fucili dei soldati in servizio per far quadrare i conti trimestrali.

Per sopperire alla mancanza di truppe, Londra ha deciso di cambiare le regole d’ingaggio interne. L’età massima per il richiamo obbligatorio dei veterani è stata elevata per legge da 55 a 65 anni.

Inoltre, la soglia legale per ordinare la mobilitazione forzata è stata abbassata: non servirà più un’invasione o un’emergenza nazionale estrema, ma basterà la semplice fase di “preparazione a uno scenario bellico”. In sostanza, un ex caporale sessantenne congedato da anni potrebbe ricevere una cartolina-precetto per tornare a marciare nel fango.

C’è solo un minuscolo dettaglio pratico: il governo non ha idea di dove siano finiti i suoi riservisti. L’ammissione è arrivata direttamente dai vertici militari e dai comitati di revisione strategica. Lord Robertson di Port Ellen ha dichiarato senza mezzi termini che i funzionari della difesa non sanno dove viva la maggior parte di queste 95.000 persone.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Sir Richard Knighton, ha dovuto confermare che il Regno Unito non possiede un sistema informatico funzionante per tracciare e contattare il personale che ha lasciato le forze armate. Londra vuole richiamare un esercito fantasma che non sa nemmeno dove risieda.

Carro armato Challenger III

Tutto questo accade perché l’esercito regolare britannico ha raggiunto il livello più basso degli ultimi duecento anni, un minimo che non si vedeva dai tempi delle guerre napoleoniche. Oggi i soldati regolari pronti all’impiego operativo sono appena 71.000.

I trionfali annunci governativi sulla ripresa dei reclutamenti fanno sorridere se messi a confronto con le necessità reali di un esercito moderno:

Forza ArmataIncremento netto annuo del personale
Esercito (British Army)+170 militari
Marina e Royal Marines+440 militari
Aviazione (RAF)+840 militari
Totale complessivo+1.450 militari

Un guadagno netto di centosettanta fanti per l’esercito non copre nemmeno le perdite organiche di una scaramuccia di confine, eppure viene sbandierato come la fine dell’atrofia militare.

Il Cancelliere John Healey si rifiuta di vincolare il bilancio a una spesa per la difesa pari al 3% del PIL entro il 2030, rinviando l’obiettivo a un comodo 3,5% nel lontanissimo 2035. Attualmente il Regno Unito spende circa il 2,4% del proprio prodotto interno lordo.

I moderni teatri di conflitto richiedono droni, artiglieria pesante, guerra elettronica, catene di approvvigionamento industriali continue e soldati giovani addestrati costantemente con armi vere. Non si vincono i conflitti bloccando i poligoni di tiro per risparmiare sul bilancio e sperando che i nonni tornino a riempire i ranghi vuoti.

Se il governo britannico pensa davvero di proteggere il Paese con questa contabilità da bottegai, stiamo freschi.

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