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Lo Stretto di Hormuz resta una trappola: il Giappone mette sul piatto 10 miliardi per salvare l’Asia dal collasso petrolifero
Con Hormuz bloccato da otto mesi e il Sud-Est asiatico a secco, Tokyo stanzia 10 miliardi di dollari: le scorte di petrolio diventano una questione di sopravvivenza industriale.

Il Giappone intende approfittare della riunione dell’Asia Zero Emission Community (AZEC), in programma alla fine di questa settimana, per concordare con altri paesi asiatici dei piani d’azione volti ad aumentare le riserve petrolifere nella regione, ha dichiarato martedì il ministro dell’Industria giapponese Ryosei Akazawa. Il fatto che una comunità per le emissioni zero sia utilizzata per aumentare le scorte petrolifere è , per lo meno, ironico.
Il Giappone, paese povero di risorse naturali che deve importare quasi tutto il petrolio e il gas che consuma, si è trovato a dover cercare affannosamente approvvigionamenti dopo che la guerra in Iran ha bloccato i carichi di greggio e di GNL al di là dello Stretto di Hormuz.
Il primo ministro dell’economia del G7, Sanae Takaichi, ad aprile ha proposto una partnership con altri paesi asiatici, la cosiddetta Partnership on Wide Energy and Resources Resilience, o POWERR Asia, per rafforzare le riserve petrolifere regionali. POWERR Asia è sostenuta da un pacchetto di aiuti previsto di 10 miliardi di dollari (1,5 trilioni di yen giapponesi), volto ad aiutare i paesi asiatici ad aumentare le proprie scorte di petrolio e a proteggersi da future interruzioni dell’approvvigionamento.
Ora il Giappone discuterà con altri paesi asiatici misure concrete per aumentare le riserve petrolifere e la resilienza dell’approvvigionamento, mentre la crisi in Medio Oriente si protrae ormai da otto mesi. Questo dovrebbe permettere ai paesi dell’area alleati, che vedono comunque in Tokio una guida, di aumentare la propria autonomia.
Il Giappone prevede inoltre un incontro speciale con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), i principali esportatori di greggio del Medio Oriente, per rafforzare la cooperazione tra i produttori del Golfo e i consumatori asiatici, ha dichiarato oggi il ministro giapponese Akazawa in una conferenza stampa, come riportato da Reuters.
Il Giappone vuole diventare il fulcro che collega i produttori del Golfo con i consumatori asiatici, ha aggiunto il funzionario. Del resto il Giappone, dal nulla, è riuscito a diventare una sorta di . In primavera il Giappone ha deciso di immettere sul mercato il greggio proveniente dalle proprie riserve strategiche nell’ambito di uno sforzo globale coordinato dall’AIE volto a immettere sul mercato 400 milioni di barili di greggio e prodotti petroliferi.
Anche il Sud-Est asiatico, particolarmente colpito dalla crisi mediorientale, ha concordato in primavera un accordo sulla sicurezza petrolifera, «per consentire una condivisione coordinata del carburante in caso di emergenza e risposte collettive alle interruzioni dell’approvvigionamento». Al contrario della UE, che vuole imporre dall’alto, si tratta di un libero coordinamento di stati sovrani.
Le economie del Sud-Est asiatico, quali Filippine, Indonesia, Malesia e Vietnam, sono state le prime a risentire della carenza di carburante dopo che il blocco dello Stretto di Hormuz ha interrotto la maggior parte dei loro regolari rifornimenti di greggio e carburante dal Medio Oriente.







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