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Lisbona rischia il buio: perché l’accordo con il Marocco è l’unica via di fuga dalla trappola iberica
Tra data center in forte espansione, ritardi sulle fonti rinnovabili e l’instabilità della rete spagnola, il Portogallo rischia blackout sistematici entro il 2028: il cavo sottomarino con il Marocco è l’unica mossa per evitare una paralisi economica.

Entro il 2028 la rete elettrica lusitana potrebbe non reggere il peso della domanda, spalancando le porte a una sequenza drammatica di blackout industriali e civili. Lisbona si trova prigioniera della propria geografia: stretta all’estremità occidentale del continente, ha un solo cordone ombelicale con il resto dell’Europa, quello che passa attraverso la Spagna.
Affidare la propria sopravvivenza a Madrid sebra sempre più a una scommessa persa in partenza. La rete spagnola è fragile, soggetta a tensioni politiche, si affida a fonti intermittenti e non offre garanzie nei momenti di emergenza, come già dimostrato dal collasso dell’aprile 2025. Per non finire strozzato, il governo portoghese ha una sola alternativa fisica: guardare a sud e posare un cavo diretto verso il Marocco.
Il vicolo cieco della geografia lusitana
Dal punto di vista della mappa, il Portogallo è un’isola energetica dentro un’altra isola energetica. La penisola iberica è storicamente mal collegata con il cuore dell’Europa a causa del collo di bottiglia dei Pirenei. Se la Spagna ha poche porte d’accesso, il Portogallo ne ha soltanto una: la frontiera spagnola. Quindi bisogna trovare una soluzione.
Questa solitudine infrastrutturale non era un problema insormontabile finché la domanda interna rimaneva modesta e la produzione idroelettrica ed eolica bastava ai consumi locali. Oggi però le cose sono cambiate in modo radicale.
L’indicatore tecnico che misura il rischio di restare a secco si chiama LOLE, ovvero le ore stimate all’anno in cui il sistema non riesce a coprire i consumi. Per il Portogallo la soglia di sicurezza è fissata a 1,46 ore.
Le stime ufficiali mostrano uno scenario allarmante:
- 2028: 1,71 ore fuori standard.
- 2030: balzo a 8,29 ore di deficit potenziale.
- 2035: crollo a 68,3 ore senza copertura garantita.
Un salto nel vuoto che nessun sistema produttivo moderno può permettersi senza andare incontro al collasso.
L’illusione verde e il boom dei data center
Come si è arrivati a questo punto? Da un lato, l’installazione di nuovi parchi eolici e solari procede molto più a rilento rispetto agli obiettivi della politica. Secondo i calcoli nazionali, al 2030 la potenza rinnovabile effettiva potrebbe essere la metà di quanto promesso nei documenti europei.
Dall’altro lato, la richiesta di nuova potenza elettrica sta esplodendo. Il Portogallo si è candidato a diventare il polo tecnologico del sud Europa, attirando colossi dell’informatica pronti a costruire enormi centri di elaborazione dati.
A inizio 2026 le richieste di allaccio alla rete hanno toccato la cifra enorme di 41 gigawatt. Anche se solo una parte di questi progetti andrà in porto (ci sono già oltre 13 gigawatt approvati o in dirittura d’arrivo), si tratta di un carico che la rete esistente non può reggere da sola.
I dati sono chiari:
| Parametro di sistema | Situazione attuale / Prevista | Conseguenza pratica |
| Richieste grandi consumatori | 41 GW (13,8 GW già in fase avanzata) | Impennata senza precedenti della domanda base |
| Rinnovabili al 2030 | Circa il 50% sotto i piani europei | Mancanza di energia costante nei momenti di picco |
| Ore LOLE (deficit atteso) al 2035 | 68,3 ore stimate (limite: 1,46 ore) | Rischio concreto di razionamenti industriali |
Perché la Spagna non è più un porto sicuro
Davanti a questa voragine, la risposta più logica sembrerebbe quella di comprare più corrente dalla Spagna. A luglio 2026 è stata persino inaugurata una nuova linea ad altissima tensione tra la Galizia e il nord portoghese, portando la capacità di scambio a circa 4.200 megawatt.
Eppure, persino l’autorità europea dell’energia, l’ACER, invita alla prudenza: fare totale affidamento su Madrid significa importarne tutti i guai.
Il sistema spagnolo vive infatti una fase di profonda incertezza. Il governo di Madrid tiene fermo nei cassetti il mercato della capacità, lo strumento che dovrebbe remunerare le centrali tradizionali pronte a intervenire quando non c’è sole o vento. Senza questo mercato, la riserva spagnola si assottiglia.
Inoltre, pesa la spada di Damocle sul futuro della centrale nucleare di Almaraz. Se l’impianto dovesse ridurre le attività o affrontare modifiche nell’estensione al 2030, la Spagna avrà a malapena la corrente sufficiente per se stessa nei momenti di freddo o caldo record. In caso di scarsità, nessun governo estero sacrifica le proprie fabbriche per tenere accese quelle dei vicini.
Il grande blackout iberico dell’aprile 2025 ha fatto squillare l’ultimo campanello d’allarme: un guasto a catena sulla rete spagnola ha trascinato giù anche il Portogallo nel giro di pochi secondi, dimostrando che un solo fornitore equivale a nessun fornitore.
Il cavo con Rabat: diversificazione o declino
Ecco perché il filo diretto con il Marocco è diventato una questione di salvezza economica e sicurezza nazionale. Rabat non è più solo un vicino nordafricano, ma un paese che sta investendo massicciamente nella produzione energetica e dispone di centrali programmabili e riserve sfruttabili.
I tecnici stanno studiando due percorsi:
- Un cavo sottomarino diretto: parte dalle coste portoghesi e approda in Marocco, aggirando completamente il territorio spagnolo. È l’opzione più costosa, ma garantisce a Lisbona la totale indipendenza decisionale.
- Una linea condivisa via terra: passa per il sud della Spagna sfruttando i collegamenti già esistenti nello stretto di Gibilterra. Costa meno, ma lascia il Portogallo agganciato allo stesso collo di bottiglia di prima.
Per Lisbona la prima opzione è quella vitale. Certo, i costi stimati nel 2018 (circa 800 milioni di euro) sono oggi ampiamente superati dai rincari delle materie prime, e servirà il supporto economico dell’Unione Europea o di investitori privati.
Senza questa infrastruttura, le ricadute sull’economia reale portoghese saranno pesanti. Un paese che non può garantire forniture elettriche stabili e a prezzi competitivi vede fuggire gli investimenti esteri nel giro di pochi mesi. I 41 gigawatt di progetti industriali e tecnologici rischiano di evaporare, lasciando Lisbona con una crescita anemica e bollette alle stelle per famiglie e piccole imprese.
La transizione energetica non può essere un esercizio di belle speranze basato solo su pale eoliche e pannelli solari intermittenti. Senza una rete diversificata e ridondante, il rischio è di pagare il conto al buio. Per il Portogallo, il ponte sottomarino con l’Africa non è più una scelta facoltativa, ma l’unica polizza assicurativa rimasta sul tavolo.







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