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l’Iraq resta senza rotte e la Siria diventa la sua via di fuga su gomma. Al posto delle petroliere enormi convogli di autobotti

Con lo Stretto di Hormuz bloccato dalla guerra, Baghdad evita la paralisi energetica affidandosi a un corridoio d’emergenza di autocisterne attraverso la Siria: un salvataggio vitale ma dai costi logistici enormi.

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Il blocco totale dello Stretto di Hormuz ha fatto precipitare il Medio Oriente nell’emergenza logistica più temuta: l’Iraq, colosso petrolifero mondiale, non può più far salpare le sue navi ed è costretto a trasportare carburante su strada attraverso il deserto siriano per evitare la paralisi interna.

Per decenni Baghdad ha guardato al Golfo Persico come al suo polmone vitale. Ora che quel passaggio è sigillato dalle ostilità tra Stati Uniti e Iran, la realtà impone soluzioni d’urgenza. La salvezza immediata ha preso la forma di un corridoio improvvisato che parte dal porto siriano di Baniyas, sul Mediterraneo.

La prima operazione ha visto l’arrivo della petroliera Avanti, registrata alle Isole Marshall, che ha scaricato 32.800 tonnellate di benzina nei serbatoi della raffineria di Baniyas. Da lì, il carburante è stato travasato su 77 autocisterne, partite immediatamente in carovana verso la frontiera irachena. Altri convogli sono già in allestimento lungo la stessa tratta.

Tareq Shallash, a capo della divisione raffinazione della compagnia statale siriana SPC, ha chiarito che non si tratta di scorte sottratte ai cittadini siriani, ma di puro transito commerciale. L’intesa è gestita dalla qatarina UCC Holding, che cura fornitura e trasporto in accordo con la compagnia pubblica irachena SOMO.

Il paradosso economico è evidente: sostituire una superpetroliera con migliaia di camion sulle piste del deserto moltiplica a dismisura i costi di trasporto per singolo litro. Tuttavia, di fronte al rischio di fermare centrali elettriche, pompe di benzina e trasporti urbani, il governo iracheno non bada a spese e accetta l’onere logistico. Ci vogliono almeno 5000 autobotti con rimorchio per trasportare il carico di una singola, grande, petroliera VLCC. 

Baghdad sta già pianificando di mantenere aperta la via siriana anche qualora Hormuz dovesse riaprire. A luglio scorso, carichi di petrolio iracheno transitati da Baniyas sono riusciti ad arrivare persino negli Stati Uniti. Se in questo caso è stato trasportata benzina in Iraq, convoglio di cisterne trasportano il petrolio greggio ai porti siriani.

Nel frattempo, la stessa UCC Holding, insieme a giganti come Chevron e TI Capital, sta studiando il ripristino del vecchio oleodotto Kirkuk-Baniyas. Si parla però di un’opera da almeno 15 miliardi di dollari e quattro anni di cantieri. Fino ad allora, il destino energetico della regione continuerà a viaggiare sui pneumatici degli autocarri. Altrimenti resta aperta solo la via turca, che parte comunque da Kirkuk e arriva a Ceyhan,  e che, comunque, ha una portata limitata e non viene neppure sfruttato al massimo.

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