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La crisi di Hormuz blocca il Sud: l’Iraq accelera sull’oleodotto Kirkuk-Ceyhan

L’Iraq corre ai ripari contro il blocco dello Stretto di Hormuz accelerando i lavori sull’oleodotto Kirkuk-Ceyhan. Turni H24 per salvare l’export del Paese dopo il crollo della produzione al sud.

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Come spesso accade nella gestione delle grandi infrastrutture statali, serve un’emergenza logistica per far correre i cantieri. I lavori di riabilitazione della linea di esportazione settentrionale – parte del cruciale oleodotto Iraq-Turchia che collega Kirkuk a Ceyhanstanno avanzando a ritmo serrato nella provincia di Saladin. La motivazione di questa improvvisa e febbrile urgenza è prettamente strategica: la perdurante crisi di Hormuz ha di fatto paralizzato l’infrastruttura di esportazione meridionale del Paese.

Un alto funzionario della Compagnia Statale per i Progetti Petroliferi ha confermato che i cantieri non si fermano mai. Le squadre tecniche operano su tre turni giornalieri coprendo le 24 ore, e stanno conducendo test idrostatici sia sulla conduttura principale, sia sulla linea di alimentazione a 32 nodi. Le tempistiche vengono rigorosamente rispettate, e ogni ostacolo viene rimosso con una tempestività inusuale, segno che per Baghdad questa via di sfogo è diventata vitale.

I dettagli tecnici e la supervisione

A testimoniare l’importanza dell’opera, i vertici aziendali si stanno muovendo in prima persona per monitorare i progressi. Hadeer Jaloub, vicedirettore generale degli enti geografici dell’azienda statale, ha ispezionato di recente le fasi finali del progetto nella provincia di Saladin. Parallelamente, si è tenuto un vertice di gestione con il capo dell’Autorità per i Progetti del Nord e i direttori dei cantieri.

L'oleodotto Kirkuk Ceyhan

L’oleodotto in questione rappresenta un asset macroeconomico fondamentale. Rimasta in gran parte inattiva dal 2014, la struttura ha ripreso a operare solo di recente. Dal 18 marzo, grazie a un accordo sulle entrate tra Baghdad ed Erbil, l’Iraq ha ricominciato a pompare 250.000 barili al giorno lungo questo corridoio.

CaratteristicaDettaglio
TrattaDai giacimenti di Kirkuk (Iraq) al porto di Ceyhan (Turchia)
Lunghezza complessivaCirca 970 chilometri
Stato operativo (fino al 2024)Prevalentemente inattivo dal 2014
Portata riattivata (dal 18 marzo)250.000 barili al giorno
Stato dei cantieri attualiOperativi H24 su 3 turni giornalieri

Il collo di bottiglia di Hormuz e l’impatto economico

La vera spinta a questi lavori, tuttavia, non arriva da nord, ma dal sud. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha trasformato i terminal iracheni nel Golfo in un vicolo cieco per le petroliere. Le conseguenze per le casse di Baghdad sono pesanti, e i dati sul campo lo dimostrano chiaramente:

  • La produzione dei principali giacimenti meridionali è precipitata a circa 800.000 barili al giorno.
  • Prima dell’inizio della crisi, i volumi di estrazione a sud si attestavano sui 4,3 milioni di barili quotidiani.
  • I serbatoi di stoccaggio hanno ormai raggiunto la capacità critica.
  • Le esportazioni marittime meridionali sono quasi completamente ferme.

Di fronte a questo stallo, l’esecutivo corre ai ripari per tutelare la bilancia commerciale. Il Ministro del Petrolio, Hayan Abdul Ghani, ha dichiarato di recente che il governo sta studiando diverse alternative per garantire l’esportazione del greggio attraverso rotte più sicure. Nel frattempo, per assorbire parte della produzione e mitigare gli effetti del blocco, le raffinerie nazionali di tutto il Paese stanno operando alla massima capacità per soddisfare la domanda interna. Un classico intervento correttivo per tamponare la chiusura dei mercati esteri, ma che evidenzia quanto l’Iraq necessiti disperatamente di riattivare il proprio corridoio verso il Mediterraneo.

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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