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L’Iran distribuisce pillole di iodio per il rischio radiazioni: Trump è pronto a colpire la montagna con l’impianto nucleare

Teheran distribuisce pillole anti-radiazioni ai cittadini e diffonde istruzioni contro il fallout nucleare, mentre Trump minaccia l’attacco decisivo alla base sotterranea di Pickaxe Mountain: ecco cosa rischiamo.

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Il governo iraniano ha iniziato a distribuire compresse di iodio agli abitanti che vivono vicino alle centrali nucleari, preparandosi al peggio. Nello stesso momento, dalla Casa Bianca, Donald Trump dichiara che le forze armate americane hanno il colpo in canna e sono pronte a riprendere i bombardamenti su larga scala se Teheran non accetterà le condizioni di Washington.

A guerra in corso da mesi e con le elezioni di metà mandato americane appena concluse — che sono costate ai repubblicani il controllo del Congresso anche a causa dell’impopolarità di questo conflitto — la tensione ha raggiunto il punto più critico. Trump non ha più nulla da perdere, anche perché non si uò più ripresentare, quindi cercherà di passare lla storia in un altro modo.

L’incubo di Pickaxe Mountain e i video di sopravvivenza

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Times, a Teheran circola un video destinato alla popolazione civile che spiega come sopravvivere a un’esplosione atomica o a una grave contaminazione. Il filmato indica le distanze esatte tra i siti sensibili e le grandi città come Natanz, Isfahan e la stessa capitale, avvisando che in caso di bombardamento i residenti vicini avrebbero appena dieci o quindici minuti per mettersi al riparo prima dell’arrivo della nube tossica.

L’obiettivo numero uno nel mirino degli Stati Uniti è il complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain (la Montagna del Piccone o in persiano  Kūh-e Kolang Gaz ), situato a sud di Natanz. Si tratta di una fortezza scavata tra gli 80 e i 100 metri di profondità sotto il granito.

Le normali bombe americane anti-bunker, come le GBU-57, potrebbero non bastare per scalfire una simile barriera di roccia. Per distruggere quell’impianto in dieci minuti, come promesso da Trump qualche giorno fa, gli analisti militari temono l’impiego di ordigni nucleari tattici anti-bunker (come le bombe B61-11) o di colpi così violenti da sollevare nell’atmosfera tonnellate di terra e roccia radioattiva.

Perché vengono distribuite le pastiglie di iodio

La consegna delle compresse di ioduro di potassio nel raggio di due o tre chilometri dalle basi nucleari non è un gesto simbolico, ma una precisa misura medica d’emergenza. Quando viene colpito un deposito di uranio arricchito o un reattore, nell’aria si sprigiona lo iodio radioattivo.

Il corpo umano non distingue tra lo iodio buono e quello contaminato: la tiroide lo assorbe subito per produrre i suoi ormoni, aumentando enormemente il rischio di tumori, soprattutto nei bambini e nei giovani.

Prendere la pillola di iodio stabile prima o subito dopo l’esposizione serve a “riempire” la tiroide fino al limite. In questo modo la ghiandola, già satura, non assorbe la sostanza radioattiva respirata o ingerita, che viene invece espulsa dal corpo. Va però ricordato che questa pastiglia protegge solo la tiroide e non fa nulla contro gli altri elementi radioattivi o contro le onde d’urto.

Il braccio di ferro politico e il nodo di Hormuz

Mentre il vicepresidente americano JD Vance ammette con pragmatismo che questa guerra ha penalizzato il partito alle urne e spinge per una trattativa mediata dal Qatar, Trump mantiene la linea dura. Il presidente sostiene che all’Iran serviranno 25 anni per ricostruire quanto già distrutto e preferirebbe non radere al suolo il resto del Paese, ma pretende la resa totale sul programma atomico.

Dall’altra parte, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, è volato a Mosca da Putin. Teheran ha fissato sette condizioni rigide per riaprire lo Stretto di Hormuz e sedersi al tavolo:

  • la revoca immediata delle sanzioni economiche;
  • lo sblocco dei capitali iraniani congelati all’estero;
  • il pagamento dei danni di guerra da parte di Washington.

Ovviamente queste richieste sono inaccettabili per Trump, quindi o cambieranno, e molto, molto presto, grazie alla mediazione del Qatar, oppure resta l’opzione militare. Intanto Trump si assegna il merito di aver difeso il Medio Oriente da un Iran nucleare.

Che cosa può succedere ora e il conto per l’economia reale

Gli scenari sul tavolo per le prossime settimane si dividono in tre direzioni ben precise, ognuna con un impatto diretto sulle nostre tasche.

Scenario previstoAzione militareImpatto su energia e mercati
1. Attacco al terminale di KhargSabotaggio informatico o raid mirato sull’isola da cui passa l’export petrolifero iraniano.Impennata immediata del greggio, rincaro dei carburanti e ritorno dell’inflazione da costi.
2. Colpo su Pickaxe MountainBombardamento pesante dei tunnel nucleari con possibile fuoriuscita radioattiva locale.Panico sui mercati finanziari, blocco totale del Golfo Persico e crisi delle catene di fornitura.
3. Accordo in extremis in QatarCongelamento del programma nucleare in cambio di uno sblocco parziale dei fondi.Riapertura ordinata di Hormuz, calo rapido del prezzo del barile e respiro per le industrie.

Per l’Italia e per l’Europa, che si ostinano a discutere di transizione ecologica ignorando la sicurezza degli approvvigionamenti, una paralisi prolungata di Hormuz o la distruzione dell’isola di Kharg significa una cosa sola: bollette più care e trasporti alle stelle. Quando la geopolitica usa il pugno di ferro sui rubinetti dell’energia, a pagare il conto finale sono sempre la produzione industriale e il carrello della spesa dei cittadini.

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