Scienza
L’Intelligenza Artificiale impara a fare affari al posto nostro: il “Project Deal” di Anthropic fa tremare i mercati. Ma a che prezzo?
Un esperimento di Anthropic fa tremare eBay a Wall Street: l’Intelligenza Artificiale impara a contrattare al posto nostro. Ma i dati rivelano un preoccupante rischio di disuguaglianza invisibile per i consumatori.

Venerdì pomeriggio, mentre la maggior parte degli operatori sembrava sonnecchiare cullata dalla stanchezza per le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, Anthropic ha silenziosamente pubblicato un report intitolato “Project Deal”. Si tratta di un esperimento interno che offre uno sguardo molto concreto su quella che viene già definita “Agentic Economy“, ovvero l’economia degli agenti autonomi. I mercati finanziari, sempre sensibili alle disruption tecnologiche, hanno subito fiutato la novità: a poche ore dall’annuncio, le azioni di eBay hanno registrato una flessione del 4,5% alla chiusura di New York.
La dinamica alla base del “Project Deal” è semplice ma rivoluzionaria. Anthropic ha ricreato un mercato chiuso dedicato ai dipendenti della sua sede di San Francisco, con una particolarità: gli umani non potevano contrattare. L’intera fase di compravendita e negoziazione dei prezzi è stata affidata a Claude, l’intelligenza artificiale dell’azienda.
Ecco i numeri emersi dall’esperimento:
- Partecipanti: 69 impiegati, ciascuno dotato di un budget di 100 dollari;
- Catalogo: oltre 500 oggetti fisici messi in vetrina (da vecchi snowboard a confezioni di palline da ping-pong);
- Transazioni chiuse: 186 accordi finalizzati in autonomia dall’IA;
- Giro d’affari: oltre 4.000 dollari di valore scambiato.
La transizione verso un mercato “Bot-to-Bot” porta con sé implicazioni affascinanti. L’abbattimento delle frizioni di mercato e dei tempi di contrattazione potrebbe tradursi in un rapido aumento della velocità di circolazione della moneta per i beni di seconda mano. Se un software riesce a piazzare in automatico un nostro bene inutilizzato massimizzando l’efficienza temporale, i consumi generali potrebbero trarne un beneficio. Però c’è il rischio di distorsioni del mercato e, soprattutto, di alcuni consumatori.
Il report di Anthropic, infatti, evidenzia un aspetto critico legato alla qualità dei modelli utilizzati. L’azienda ha testato, all’insaputa dei dipendenti, due versioni dell’intelligenza artificiale: il sofisticato “Claude Opus 4.5” e il più leggero “Claude Haiku 4.5”. Il risultato è stato una spietata lezione di asimmetria informativa. I bot più evoluti hanno sistematicamente spuntato prezzi migliori (un oggetto venduto a 38 dollari dal modello base ne ha incassati 65 tramite il modello avanzato). A questo punto avere gli agenti più avanzati può significare avere un ritorno economico immediato.
Il vero campanello d’allarme non risiede tanto nella disparità tecnica, quanto in un fenomeno che Anthropic stessa definisce “gap di qualità dell’agente”. I proprietari dei bot “perdenti” si sono dichiarati ugualmente soddisfatti dell’affare concluso, del tutto ignari di aver subito una perdita di potenziale potere d’acquisto rispetto ai colleghi dotati di un software migliore.
Bene, quindi Anthropic sta gettando le basi per un ecosistema in cui l’Intelligenza Artificiale fa accordi sui prezzi senza supervisione. Resta però un interrogativo fondamentale e non rinviabile: siamo sicuri che l’uomo, inteso come attore economico razionale, sarà poi disposto ad accettare un mercato in cui la variabile del successo non è più la propria abilità, ma la capacità di pagarsi l’abbonamento premium dell’algoritmo? Il rischio è quello di un mercato silenziosamente iniquo, in cui chi è svantaggiato non ha nemmeno gli strumenti per accorgersene.







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