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L’incubo silenzioso: il nuovo drone russo “Molniya” ora sceglie da solo chi colpire
Il nuovo drone russo Molniya vola senza segnali radio guidato dall’Intelligenza Artificiale: immune al disturbo elettronico, costa solo 300 dollari e rischia di mandare in bancarotta le difese aeree.

La guerra in Ucraina ha appena oltrepassato una linea di non ritorno, una di quelle soglie silenziose ma definitive. Sui cieli di Zaporizhzhia non volano più solo droni radiocomandati, ma vere e proprie macchine autonome che operano senza nessun controllo umano.
Il nuovo drone russo Molniya (Fulmine) ha tagliato il cordone ombelicale con i suoi operatori umani. Non ha più bisogno di antenne, non trasmette video, non riceve ordini in tempo reale. Vola, osserva, decide e colpisce. Da solo.
Siamo di fronte all’alba di un’era drammatica: quella delle macchine a caccia di uomini. I rottami analizzati dagli esperti ucraini parlano chiaro. Questo vettore non è un prototipo da laboratorio miliardario, ma un prodotto di massa che sta già terrorizzando le retrovie.
L’assenza di comunicazioni radio lo rende un fantasma. I sistemi di guerra elettronica (Jamming) ucraini, fino a ieri lo scudo principale contro gli sciami russi, sono improvvisamente ciechi e inutili. Non si può disturbare un segnale che semplicemente non esiste.
Dal punto di vista tecnico, il Molniya è estremamente pragmatico e Low Cost. Scordatevi i materiali compositi aerospaziali o le leghe di titanio. Questa macchina è costruita con compensato, tubi di alluminio da ferramenta e plastica stampata. Tutte cose semplici e assemblabili in un garage. Anche la velocità non è fulminea, essendo di circa 90 km/h, più che sufficiente però a colpire un mezzo militare anche in movimento.
Il cuore del sistema è estremamente semplice. Al posto dei complessi apparati radio, troviamo un modulo ottico di base e un computer di bordo, come la scheda FlyCore FC-202. Roba che un appassionato di elettronica potrebbe ordinare su internet.
La scheda Flycore
Il drone viene lanciato con coordinate preimpostate. Giunto nell’area bersaglio, l’Intelligenza Artificiale prende il controllo totale. La sua rete neurale, addestrata su migliaia di immagini, usa il riconoscimento visivo per scovare i bersagli basandosi su contrasti e forme.
Le versioni variano per adattarsi a ogni esigenza tattica. Si va dal Molniya-1 con un singolo motore elettrico silenzioso sul muso, fino al nuovissimo Molniya-13, spinto da quattro piccoli motori elettrici per garantire stabilità anche col maltempo.
L’uso di piccoli e silenziosissimi motori cinesi (come i modelli LLC5055 o XV 540) rende l’avvicinamento impercettibile fino agli ultimi istanti. È un pericolo strisciante che non lascia tempo di reazione alle truppe a terra.
Il secondo problema legato al suo utilizzo è economico. Un Molniya costa tra i 500 e i 1000 dollari. È una cifra ridicola. Per il prezzo di un’utilitaria la Russia può lanciare uno stormo di trenta droni autonomi contro un obiettivo strategico o contro postazioni di fanteria. Per quanto poi l’arma non sia precisa, qualcuna colpirà l’obiettivo.
L’Ucraina, per difendersi da queste minacce, è spesso costretta a usare missili antiaerei convenzionali. Parliamo di intercettori che costano dalle centinaia di migliaia ai milioni di dollari l’uno.

Questa è un’asimmetria economica devastante. Anche quando la difesa aerea ucraina abbatte il 90% delle minacce, Mosca ha comunque vinto la battaglia del logoramento finanziario. Stanno letteralmente facendo fallire le difese avversarie a colpi di compensato.
Se le macchine costano meno dei proiettili necessari per abbatterle, l’intero sistema industriale bellico occidentale basato sull’alta tecnologia a caro prezzo deve essere ripensato da zero.
L’efficacia reale di questa IA da pochi dollari in ambienti urbani complessi è ancora tutta da dimostrare. Reti neurali basate sul semplice contrasto visivo possono essere ingannate da esche, fumo o camuffamenti ingegnosi o simulacri.
Comunque la tendenza è chiara. La Russia, usando la tecnologia a basso costo importata dall’Asia, ha tracciato la rotta. Non cercano la perfezione assoluta del singolo colpo, ma la saturazione dello spazio aereo.
La guerra del futuro è già qui. Non sarà fatta di epici scontri tra caccia di quinta generazione, ma da sciami sterminati di macchine autonome e silenziose. Robot a basso costo che daranno la caccia ad altri robot, a veicoli e, inevitabilmente, a esseri umani, fino all’esaurimento economico di una delle due parti in causa.







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