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L’incubo dei virus IA capaci di replicarsi da soli: minaccia reale o scusa per affossare la Cina?
L’allarme degli esperti sui piccoli dispositivi domestici a rischio contagio digitale svela una battaglia sotterranea da miliardi di dollari per bloccare l’avanzata tecnologica di Pechino.

I vostri elettrodomestici e i decoder da salotto potrebbero presto trasformarsi nei soldati invisibili di un esercito digitale fuori controllo. L’allarme lanciato dal team di sicurezza di Anthropic descrive uno scenario inquietante: modelli di intelligenza artificiale capaci di clonarsi da soli, passando da un dispositivo all’altro fino a formare una rete malevola impossibile da spegnere.
Dietro i toni da fantascienza, tuttavia, la vicenda svela una realtà ben più terrena: una durissima guerra commerciale tra i colossi tecnologici americani e i rivali cinesi.
Secondo i ricercatori americani, mancherebbero appena pochi mesi prima che piccoli modelli IA imparino a infettare apparati poco protetti, come forni intelligenti e decoder TV a basso costo. Per dimostrarlo, Anthropic ha collegato in rete 15 piccoli box TV Android da circa 50 euro ciascuno, facendovi girare un modello di calcolo condiviso. Il risultato è stato ribattezzato dai tecnici come una potenziale “muffa melmosa digitale” capace di diffondersi senza un centro di comando.
Tra tutti i software testati per completare in autonomia l’intero ciclo di infezione — scansionare la rete, penetrare nel bersaglio, installarsi e ripartire — uno solo ci è riuscito: GLM-5.2, sviluppato dalla società cinese Z.ai di Pechino. Tanto è bastato per far scattare le sirene d’emergenza a Washington.
I fatti dietro la paura
Se si guarda sotto il cofano dell’esperimento, i contorni dell’emergenza appaiono assai meno cinematografici e molto più costruiti:
- Porte d’accesso spalancate: il test ha funzionato perché i dispositivi avevano le porte di rete del tutto prive di autenticazione o password.
- Il trucco del server: il modello cinese non girava affatto sui decoder e chiavette TV, essendo troppo pesante; operava da un server esterno e caricava sui singoli dispositivi una versione ridotta.
- Velocità lumaca: la potenza di calcolo ottenuta era talmente lenta da risultare quasi inutilizzabile per compiti complessi.
| Elemento dell’esperimento | Scenario dipinto nell’allarme | Realtà tecnica riscontrata |
| Bersagli | Dispositivi domestici violati | Dispositivi di test lasciati senza alcuna password |
| Software cinese (GLM) | Virus autonomo su piccoli chip | Modello ospitato su un server esterno |
| Velocità di calcolo | Minaccia immediata e rapida | 0,39 parole al secondo (ritmo lentissimo) |
La posta in gioco: mercati e protezionismo
Perché alzare i toni proprio adesso? La risposta non si trova nei codici di programmazione, ma nelle paure economiche legate a bilanci traballanti.
I modelli cinesi “aperti”, scaricabili gratuitamente da chiunque, stanno conquistando il mercato globale. Oltre il 60% dell’attività su diverse piattaforme indipendenti si basa ormai su architetture cinesi, con il modello Qwen che ha superato il miliardo di download. Per le aziende come Anthropic, che vendono l’accesso a modelli “chiusi” a caro prezzo, questa concorrenza a costo zero rappresenta un colpo durissimo.
Non a caso, la stessa Anthropic ha quasi triplicato la spesa in attività di pressione politica a Washington, investendo oltre 3,5 milioni di dollari nei primi mesi del 2026. L‘obiettivo evidente è spingere il governo a imporre vincoli rigidi, licenze speciali e divieti sull’importazione o l’uso dei modelli aperti avversari con la scusa della sicurezza nazionale.
A pagare il prezzo di eventuali restrizioni non sarebbero i giganti protetti, ma le piccole imprese e gli sviluppatori occidentali, che verrebbero privati di strumenti gratuiti ed efficienti per creare nuovi servizi. Curiosamente, le difese concrete suggerite nello studio non chiedono nuovi vincoli alle grandi case tecnologiche: consigliano solo di togliere le password di fabbrica dai modem di casa e filtrare il traffico di rete. Una soluzione banale che non richiede di fermare l’innovazione globale, ma solo di usare un po’ di buon senso.







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