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L’Impero di Dangote si espande: la mossa in Kenya per la vera indipendenza africana
Scontro diplomatico senza precedenti in Africa: il miliardario Dangote sceglie il Kenya e fa infuriare la Tanzania per la sua nuova mega-raffineria. Così il continente si blinda contro l’import estero e dichiara la sua indipendenza energetica.

L’uomo più ricco d’Africa, Aliko Dangote, guarda a est. Dopo aver avviato la sua enorme raffineria da 20 miliardi di dollari a Lagos, in Nigeria, l’imprenditore vuole ripetere l’impresa dall’altra parte del continente. Il piano prevede un nuovo gigantesco impianto capace di lavorare 650.000 barili di petrolio al giorno, per un costo stimato tra i 15 e i 17 miliardi di dollari. Per dare l’idea della capacità di raffinazione un paese come la Libia produce 1,4 milioni di barili al giorno.
La scelta del luogo ha già innescato tensioni politiche e diplomatiche. All’inizio si parlava di costruire la struttura a Tanga, in Tanzania. Ora, però, Dangote preferisce nettamente Mombasa, in Kenya. Il motivo è sia logistico che economico: Mombasa ha un porto più grande e profondo, perfetto per far attraccare le enormi navi petroliere, e il Kenya rappresenta un mercato interno che consuma molta più energia. La produzione petrolifera keniota è minima , 25000 barili tendenti ai 50000 barili al giorno, ma la posizione del paese è ottima per intercettare sia le produzioni di Oman e Arabia sia quelle della Somalia, se le recenti esplorazioni andassero in porto. Inoltre c’è la possibilità di costruire infrastrutture verso l’Uganda e Sud Sudan.

Aliko Dangote
La presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, ha preso malissimo questo cambio di rotta, protestando in modo molto acceso in un incontro privato con il presidente keniota William Ruto.
Al di là delle liti tra vicini, questa scelta mostra un grande cambiamento per l’economia africana. Per decenni, l’Africa ha venduto all’estero il proprio petrolio grezzo, a basso costo, per poi essere costretta a ricomprare i carburanti raffinati a prezzi molto alti. Ora, l’obiettivo è fare tutto in casa.
Tuttavia, come spesso accade per i grandi progetti industriali, il mercato libero da solo non basta a creare sviluppo. Dangote è estremamente pratico: per costruire la sua fabbrica in Kenya, chiede terreni, fondi e, soprattutto, una forte protezione dallo Stato contro la concorrenza estera.
- Difesa dai prezzi stracciati: Senza barriere o dazi, il mercato dell’Africa orientale verrebbe inondato da benzina a basso costo proveniente dalla Russia o dall’India, distruggendo l’industria locale prima ancora che nasca.
- Supporto all’industria nazionale: Nella storia, nessuna grande industria pesante è mai nata senza un primo periodo di forte tutela pubblica. Serve l’intervento dello Stato per difendere gli enormi capitali investiti e l’economia del Paese.
Passare dalla semplice estrazione alla vera lavorazione industriale è il vero motore della ricchezza. Vendere risorse grezze arricchisce pochi; trasformarle sul posto crea migliaia di posti di lavoro stabili, sviluppa nuove aziende e trattiene i soldi all’interno dei confini nazionali. I grandi investimenti nelle infrastrutture, guidati e protetti dallo Stato, si confermano la strada migliore per far crescere un’economia reale.
I risultati di questo approccio si vedono già chiaramente in Nigeria. Mentre le guerre e le tensioni internazionali bloccano le navi e fanno salire i prezzi in tutto il mondo, la raffineria di Lagos funziona a pieno ritmo. La Nigeria oggi non subisce la mancanza di carburante e arriva perfino a vendere carburante per aerei alle compagnie europee in difficoltà. I guadagni per la società sono raddoppiati.
L’Africa sta imparando a rendersi autonoma per le cose essenziali: energia, cibo e cure mediche. Se il Kenya troverà un accordo con Dangote, si farà un passo enorme verso la vera libertà economica del continente. L’Africa inizia a industrializzarsi in modo serio, dettando finalmente le proprie condizioni.







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