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L’Euro crolla rispetto al dollaro ai minimi da 20 anni. Non potrebbe essere diversamente

 

L’euro crolla, e non potrebbe essere diversamente. Oggi  ha esteso le perdite al di sotto della parità di 1 Dollaro, aggirandosi intorno al livello più debole dal 2002, dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato una parziale mobilitazione militare in Russia, una mossa che viene vista come un’escalation dall’Occidente che mette nel centro della crisi la UE. Sul fronte della politica monetaria, tutti gli occhi sono puntati sulla dichiarazione della Federal Reserve statunitense, prevista per oggi, con i funzionari della Fed che dovrebbero proporre un aumento dei tassi di 75 punti base, se non di 100,  per la terza volta consecutiva, ampliando il divario dei tassi d’interesse con l’area dell’euro. Questo ha dato oggi una spinta alla svalutazione dell’Euro rispetto al Dollaro, come possiamo vedere dal seguente grafico

Nel frattempo, il Presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiarato in un discorso di martedì che i responsabili politici dell’area dell’euro continueranno ad aumentare i tassi di interesse nei prossimi incontri per frenare l’aumento dell’inflazione, anche se le mosse finiranno per limitare la crescita economica. La BCE ha aumentato i tassi d’interesse di 75 punti base a settembre, dopo un aumento di 50 punti base a luglio, e si prevede che a ottobre i tassi aumenteranno di 50-75 punti base.

Non c’è alternativa alla svalutazione e questo per motivi molto reali e semplici: il deficit commerciale dell’area Euro è esploso per il doppio colpo di scarsità energetica e prezzi dell’import del gas alle stelle

Questo grande deficit commerciale è ancora più impressionante se visto in una prospettiva venticinquennale

L’Euro non può a questo punto che svalutare, e svalutare anche sensibilmente, non di qualche centesimo. La BCE cercherà di applicare la dolorosa “Terapia Monti”: far calare il deficit commerciale deprimendo fortemente consumi e investimenti. Monti lo fece con una tassazione crudele, la BCE lo farà con altrettanto duri aumenti dei tassi di interesse. Cambia lo strumento, non il risultato: una correzione dell’import a suon di riduzione forzata dei consumi, che è un modo economicamente accettabile per dire povertà, il tutto ovviamente sulla pelle dei cittadini. Personalmente non so se questo sarà possibile senza che socialmente succeda qualcosa.

 

 


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