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L’EURO, LA BUNDESBANK E IL MATERASSO

 

Federico Fubini, su “Repubblica”(1), parla della situazione economica europea e comincia ponendo questo interrogativo: “Quando i risparmiatori sono pronti a prestare alla Repubblica federale tedesca per due anni, senza chiedere interessi. Si separano dai propri soldi, li prestano a uno Stato (sia pure solido e affidabile), sono disposti a recuperarli solo due anni dopo, e senza averci guadagnato proprio nulla. Com’è possibile? Cosa c’è dietro?”

Il testo – scucito nel paragrafo riportato – prosegue con molte acute osservazioni, ma non risponde alla sua stessa domanda, forse troppo banale per dei competenti, e tuttavia gravida di conseguenze.

Chi non deposita il proprio denaro in banca o non lo investe, secondo l’immagine abusata “lo mette sotto il materasso”. L’espressione è irridente. Il nascondiglio è arcinoto, anche ai ladri, e la certezza di averlo sotto sorveglianza è illusoria.

Ogni persona di buon senso, dunque, il denaro lo tiene in banca. La banca ha gratis il denaro con cui lavorare, il cliente ha la garanzia di ritrovarlo, quando vorrà usarlo. Naturalmente lo schema vale soltanto per le somme che, per così dire, si terrebbero nel portafogli. Chi invece dispone di un piccolo capitale, per esempio centomila euro, si chiede anche come possa farlo fruttare. Oggi giustamente Fubini si meraviglia che questo schema non funzioni per alcuni grandi capitali – quelli investiti in Bund tedeschi infruttiferi – ma tutto dipende dal fatto che alcune banche, anche Centrali, cominciano a somigliare al materasso.

Qualunque stratega ama elaborare piani di avanzate, cosa che in Borsa corrisponde a riscuotere grandi interessi. Se invece il generale è spaventato dalla forza del nemico, prenderà in considerazione la sconfitta e dunque i suoi piani saranno ossessivamente difensivi. In Borsa ciò corrisponde a tentare di mettersi in condizioni tali che, qualunque cosa accada, alla fine dell’investimento si possa almeno riavere il proprio denaro col potere d’acquisto originario. La banca offre al piccolo correntista una collocazione più sicura del materasso, la Bundesbank fa esattamente la stessa cosa con i milioni dei grandi investitori.

Naturalmente non dimentichiamo che molti altri detentori di capitali investono in titoli di Paesi molto meno “sicuri”, ad esempio la Spagna o l’Italia, perché ottengono sostanziosi interessi. Tutto si riduce all’apprezzamento del rischio. Nella sostanza l’euro italiano è talmente sopravvalutato che, se il sistema scoppiasse entro i due anni di cui parla Fubini, la divisa italiana sarebbe tradotta in una moneta nazionale largamente svalutata. Mentre l’euro tedesco – attualmente forse sottovalutato – manterrebbe  sicuramente integro il suo valore e potrebbe addirittura apprezzarsi. Chi avrebbe un milione di euro “tedeschi” avrebbe ancora un milione di euro, mentre chi avrebbe un milione di euro “italiani” si ritroverebbe ad averne parecchi di meno. Ottocento milioni? Settecento?

Ecco che cosa vanno a “comprare” gli investitori in titoli che non rendono niente. Vanno ad assicurarsi che il loro denaro non si squagli.

E qui bisogna fermarsi a riflettere. Capita spesso che qualcuno inviti gli altri ad essere generosi, a sacrificarsi, a comportarsi da eroi. Non costa nulla. Molto più difficile è che qualcuno sia generoso a spese proprie, si sacrifichi, si comporti da eroe. Dunque i discorsi dei moralisti, degli editorialisti, dei politici, valgono pochissimo, perché il sugo è sempre lo stesso: “Armiamoci e partite”. Viceversa i comportamenti economici in cui si rischia il proprio denaro vanno presi sul serio: perché si può contare sulla loro assoluta sincerità. E nel caso di chi compra Bund infruttiferi significano che parecchi temono tanto seriamente che l’eurozona possa avere meno di due anni di vita, da scommetterci e da perdere ad occhi aperti ciò che i propri soldi avrebbero potuto rendere in due anni. Per un milione, almeno centomila euro.

Non è che quelli che comprano titoli spagnoli o italiani siano pazzi. Sono al corrente del rischio che corrono. Il vero discrimine, fra le due categorie di investitori, è dato dalla diversa opinione che essi hanno del futuro dell’euro. Chi compra BTP italiani è convinto che non succederà nulla e che comunque, avvicinandosi una tempesta, riuscirà a disfarsene in tempo. Chi compra Bund crede invece che una crisi improvvisa e disastrosa sarebbe del tutto imparabile, tanto che la certezza di non subirla vale la perdita del fruttato del proprio capitale.

Anche i cittadini che non hanno nulla da investire possono utilmente ragionare su questi dati.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

11 luglio 2014

http://www.repubblica.it/economia/2014/07/11/news/i_mercati_in_allarme_paura_di_uneurocrisi_la_terapia_demergenza_non_sta_funzionando-91259668/?ref=HREC1-17

 

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