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L’Euro-bancomat di Sánchez: Madrid svuota i fondi Covid per pagare le pensioni
l governo di Pedro Sánchez ha dirottato oltre 10 miliardi di euro dei fondi di ripresa europei. I soldi per l’ambiente e l’industria sono stati usati per pagare le pensioni, scatenando le proteste della Germania e imbarazzando l’Unione Europea.

Quando nel 2020 l’Unione Europea ha lanciato il colossale piano NextGenerationEU, le promesse erano grandiose. Si parlava di transizione ecologica, ripresa industriale e un futuro digitale. A distanza di qualche anno, la realtà dei conti pubblici ci racconta una storia diversa. Il governo spagnolo di Pedro Sánchez ha trasformato i fondi europei in un comodo bancomat per coprire le falle del proprio sistema previdenziale. Ecco, qualcosa in cui non siamo riusciti ad imitare la Spagna.
La manovra è tanto semplice quanto audace ed è riportata su diverse testate europee. Sfruttando il fatto che la Spagna sta operando con il bilancio del 2023 prorogato, il Ministero delle Finanze ha preso i soldi destinati a modernizzare il Paese e li ha dirottati sulla spesa corrente, sostenendo che al momento “non servivano” per i progetti originali e infischiandosene delle norme europee in materia, che invece hanno pesantmente condizionato i progetti del PNRR italiano.
Ecco i numeri di questo travaso milionario certificato dalla Corte dei Conti spagnola:
- Fine 2024: 2,39 miliardi di euro tolti dal fondo di ripresa e usati per le pensioni dei dipendenti pubblici e le pensioni minime.
- Estate 2025: Quasi 3 miliardi di euro sottratti all’Istituto per il risparmio energetico (denaro che doveva finanziare rinnovabili e colonnine per auto elettriche) per rimpinguare la sicurezza sociale.
- Altri fondi 2025: 1,3 miliardi tolti ai progetti per la “transizione industriale” e usati per il Reddito Minimo.
In totale, parliamo di oltre 10 miliardi di euro deviati, e si teme che altri 3 miliardi seguiranno la stessa strada.
Da un punto di vista strettamente macroeconomico, l’ironia è amara. In ottica keynesiana, sostenere la domanda aggregata tramite i redditi delle fasce più deboli e dei pensionati ha certamente un effetto positivo immediato sull’economia reale. La gente spende, i consumi tengono. Il problema, enorme, è la fonte di questo denaro.
I fondi di Bruxelles nascono come investimenti straordinari (e in gran parte a debito) per creare crescita futura e infrastrutture durevoli. Usare capitali presi a prestito per pagare le pensioni, che sono una spesa fissa e permanente dello Stato, è la ricetta perfetta per un disastro contabile futuro. La Spagna sta curando un problema strutturale con una medicina temporanea. Quando i soldi dell’Europa finiranno, il governo si troverà con un buco di bilancio ancora più grande e senza le industrie moderne che dovevano generare nuova ricchezza. In pratica, si sacrificano gli investimenti per mantenere il consenso sociale oggi.
Nel frattempo, la Germania, che è il principale pagatore netto dell’UE, è su tutte le furie. I contribuenti tedeschi si rendono conto che l’Europa non è un “negozio self-service”. Anche noi dovremmo essere sinceramente furiosi, visto che non solo siamo contributori netti, ma pure abbiamo sprecato molti soldi in progetti che hanno seguito le normative dettate dall’Europa, spesso poco logiche, poco tese alla produttività e molto, invece, al conseguimento di obiettivi green.
E Bruxelles? La Commissione per ora temporeggia e non sanziona, dimostrando ancora una volta che la rigidità delle regole europee dipende molto da chi siede al governo in quel momento. Ai socialisti non riescono dire di no, nella Commissione Europea…







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