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Leonardo sbanca in Canada: l’accordo Meloni-Carney per i jet M-346 e lo smacco a Trump
Il Canada ha un bisogno disperato di addestrare i suoi piloti. Al G7, Carney e Meloni chiudono per i jet M-346 di Leonardo. Una scelta che allontana Ottawa dagli USA di Trump e porta miliardi all’industria italiana.

Al vertice G7 di Évian, in Francia, tra una stretta di mano e le consuete dichiarazioni di rito, si è consumato un passaggio industriale e geopolitico di primissimo piano per l’Italia. Il Primo Ministro canadese, Mark Carney, e la Premier italiana, Giorgia Meloni, hanno ufficialmente avviato le negoziazioni per l’acquisto da parte del Canada dell’addestratore avanzato M-346 di Leonardo. Una mossa che vale doppio: ossigeno puro per l’industria aerospaziale italiana e un segnale inequivocabile per gli equilibri strategici del Nord America.
Il nodo dell’addestramento e la soluzione italiana
La Royal Canadian Air Force (RCAF) aveva un problema urgente e non più rinviabile. Nel marzo del 2024, i vecchi jet da addestramento CT-155 Hawk sono stati mandati in pensione dopo 24 anni di onorato servizio. Il motivo era semplice: non erano più in grado di preparare i piloti a gestire i complessi caccia di quinta generazione, come i futuri CF-35A ordinati da Ottawa, cioè l versioni canadesi degli F-35.
Senza un aereo sostitutivo pronto in casa, i canadesi hanno dovuto mandare i propri allievi a studiare all’estero, divisi tra il Texas e la International Flight Training School (IFTS) dell’Aeronautica Militare a Decimomannu, in Sardegna. Proprio in Italia i piloti canadesi hanno toccato con mano le qualità dell’M-346. Il risultato? All’interno del programma per il futuro addestramento (Future Fighter Lead-in Training – FFLIT), Ottawa ha deciso di puntare sulla tecnologia di Leonardo.
Non solo addestramento: il caccia leggero che piace a tutti
Questo accordo rappresenta un clamoroso successo commerciale per l’azienda italiana. L’M-346, arrivato alla sua modernissima evoluzione “Block 20”, ha ormai superato le centomila ore di volo. Soprattutto, non è più relegato al solo ruolo di “scuola guida” per i futuri top gun.
La piattaforma si è infatti evoluta in un vero e proprio caccia leggero multifunzione (nella variante LFFA). Un aereo economico nella gestione, ma capace di svolgere missioni reali come:
- Pattugliamento aereo e difesa dei confini nazionali.
- Supporto tattico alle truppe di terra e attacco al suolo.
- Ricognizione avanzata in scenari complessi.
Il nuovo standard Block 20 porta in dote aggiornamenti tecnologici pesanti. Ecco i principali:
| Componente | Aggiornamento “Block 20” | Vantaggio Operativo reale |
| Abitacolo | Due schermi Large Area Display (LAD) e nuovo HUD. Nei nuovi modelli grande schermo singolo | Gestione dei dati intuitiva, del tutto simile ai caccia di 5ª generazione |
| Radar (Versione Caccia) | Radar AESA (a scansione elettronica attiva) | Rapida individuazione dei bersagli multipli e controllo del tiro |
| Armamento | Integrazione di nuove armi aria-aria e aria-suolo | Trasforma l’addestratore in un velivolo da combattimento vero e proprio |
| Casco del pilota | Helmet Mounted Display (HMD) a realtà aumentata | Consapevolezza totale dell’ambiente circostante per il pilota |
La geopolitica: il Canada si smarca dagli USA di Trump
Oltre all’aspetto squisitamente tecnico, c’è una lettura politica ed economica molto chiara. Il Canada sta investendo miliardi nel suo programma generale Future Aircrew Training (FAcT), un contratto di 25 anni che rivoluzionerà tutto il sistema di formazione militare con l’introduzione di 71 nuovi aerei.
Scegliere l’Italia, e quindi l’Europa, per l’addestratore che guiderà i piloti sui futuri caccia americani, è un segnale politico forte. L’amministrazione Carney sta cercando di diversificare i propri fornitori nel settore della Difesa. Di fronte a un’America guidata da Donald Trump, spesso orientata al rigido protezionismo dell'”America First”, Ottawa sceglie di aumentare la propria autonomia, rafforzando i legami con l’industria europea. È un modo elegante per dire a Washington che il Canada non è un “cliente prigioniero” di un solo fornitore.
Ricadute economiche per l’Italia
Dal punto di vista economico, inserirsi in questo ecosistema significa per Leonardo garantirsi flussi di cassa, contratti di manutenzione e sviluppo tecnologico per i prossimi decenni. Si tratta di un’esportazione ad altissimo valore aggiunto che sostiene la nostra bilancia commerciale e garantisce occupazione molto qualificata in Italia.
L’industria della Difesa si conferma così un motore essenziale per l’economia reale del Paese. L’Italia, in questo scenario, non compra passivamente, ma vende tecnologia di punta agli alleati del G7.








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