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Leonardo e il maxi-accordo nel Golfo: 320 milioni per i pattugliatori del Kuwait
I venti di guerra con l’Iran spingono il riarmo nel Golfo: Leonardo firma un maxi-contratto da 320 milioni di euro per armare le nuove navi lanciamissili del Kuwait. Ecco i dettagli della commessa.

La tensione in Medio Oriente non scende, ma gli affari per l’industria della difesa non si fermano. Leonardo ha appena siglato un accordo da 320 milioni di euro (circa 1,3 miliardi di dirham) con Abu Dhabi Ship Building (ADSB), azienda del gruppo emiratino Edge. L’obiettivo è chiaro e redditizio: fornire i sistemi di combattimento avanzati per le nuove navi lanciamissili della Marina del Kuwait.
In un mondo dove la spesa militare globale toccherà quasi i 3 mila miliardi di dollari nel 2025, guidata in gran parte dai timori legati al conflitto e alle tensioni con l’Iran, i paesi del Golfo corrono ai ripari. E, per farlo, scelgono la tecnologia e l’affidabilità italiana.
Ricordiamo che Edge sta mostrando un grande interesse per il settore della difesa italiano, come dimostra il recente acquisto di CDM motori diesel.
La forza di una partnership di lungo corso
Questo contratto non è un caso fortunato. Leonardo e ADSB lavorano insieme da oltre vent’anni. L’azienda italiana aveva già fornito i cannoni principali da 76 mm, i radar e i sistemi di gestione del combattimento per le corvette classe Baynunah, attualmente in servizio con la marina degli Emirati Arabi Uniti.
Oggi la storia si ripete per la nuova flotta del Kuwait. La scelta di usare gli stessi sistemi già collaudati è molto pratica. Come ha spiegato David Massey, capo di ADSB, lavorare con lo stesso fornitore rende molto più semplice installare sistemi complessi. In sintesi: una squadra vincente non si cambia, e chi ha già l’esperienza lavora più in fretta e con meno errori.

Le caratteristiche e l’armamento della classe Falaj 3
Cosa porteranno a bordo queste nuove unità navali? Le navi classe Falaj 3, lunghe 62 metri, sono piccoli ma temibili concentrati di tecnologia progettati per la guerra di superficie. Ecco l’armamento principale e i sistemi di bordo previsti per queste unità:
Cannone Super Rapido da 76 mm: Il vero fiore all’occhiello di Leonardo. È un’arma precisa e veloce, capace di colpire navi, aerei e missili in arrivo. Uno dei cannoni navali più diffusi al mondo.
Sistema di gestione del combattimento (CMS): Fornito da Leonardo, è il “cervello” della nave. Unisce i dati dei radar e guida le armi in tempo reale contro le minacce. Si tratta del modenro sistema ATHENA.
Missili antinave: Fondamentali per colpire bersagli di superficie a lunga distanza.
Sistemi di difesa aerea a corto raggio: Indispensabili per proteggere la nave dagli attacchi dal cielo, inclusi i droni.
Le ricadute economiche
L’accordo non è solo una mossa militare. È una massiccia iniezione di capitali per le aziende coinvolte e un ottimo esempio di come la spesa di Stato possa guidare la crescita industriale e la domanda. In questo Leonardo si dimostra competitiva e si assicura risorse indispensabili per lo sviluppo dei propri sistemi.
Mentre in altre parti del mondo si discute a lungo sui bilanci, nel Golfo si investe per creare posti di lavoro tecnologici e garantirsi sicurezza. Per l’Italia, fornire i componenti più complessi e critici significa assicurarsi una fetta ricca di questo mercato. Una mossa intelligente che porta benefici concreti, soldi veri e lavoro stabile alle nostre industrie.







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