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Commerzbank sbatte la porta in faccia a UniCredit: il libero mercato piace a Berlino solo quando comanda lei
Bettina Orlopp frena Andrea Orcel. La Germania respinge l’offerta definendola una svendita. Ma il vero scoglio è il tabù del libero mercato quando a comprare è l’Italia.

L’epilogo della prima fase di questa complessa partita a scacchi bancaria si consuma a Francoforte. Commerzbank ha ufficialmente respinto al mittente l’offerta di acquisizione lanciata da UniCredit. Le parole della CEO dell’istituto tedesco, Bettina Orlopp, non lasciano spazio a grandi interpretazioni e segnano un confine netto tra le ambizioni italiane e le paure tedesche.
I motivi del “Nein” tedesco
L’offerta presentata all’inizio del mese da Andrea Orcel per conto di UniCredit non ha convinto né il consiglio di amministrazione né il consiglio di sorveglianza della seconda banca privata di Germania.
Ecco i punti critici sollevati dalla dirigenza di Francoforte:
Assenza di un vero premio: L’offerta volontaria di 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank, alle valutazioni attuali, si posiziona al di sotto dell’effettivo prezzo di mercato della banca tedesca. In pratica, chi vende ci perde. Quindi non c’è un vero premio azionario, anzi.
Non è una fusione: Quello che da Milano viene descritto come un logico “consolidamento europeo”, a Francoforte viene visto come un brutale “piano di ristrutturazione”. Non ci sarà una vera nuova banca, ma il coordinamento di due, senza un chiaro vantaggio operativo.
Rischi per il modello aziendale: Orlopp teme che l’operazione vada a smantellare un modello di business che, attualmente, è solido e in attivo, aumentando i rischi operativi a fronte di vantaggi nulli per gli attuali azionisti. Bisogna dire che il modello è diventato molto più redditizio proprio da quando si è materializzata l’offerta Unicredit, chissà come mai…
Per rendere il quadro più chiaro, ecco una sintesi delle divergenze in campo, che non sono assolutamente poche, e toccano la strategia, giusta e sbagliata che sia, del gruppo tedesco:
| Parametro dell’Offerta | La visione di UniCredit (Orcel) | La risposta di Commerzbank (Orlopp) |
| Valutazione economica | Scambio carta contro carta (0,485 a 1) | Sottovalutazione inaccettabile |
| Piano industriale | Razionalizzazione e sinergie europee | Danno irreparabile al modello di business |
| Rete estera | Forte ridimensionamento previsto | Perdita di un asset chiave, o almento così viene ritenuto dal sistemaa bancario. |
| Forza Lavoro (Germania) | Taglio di 7.000 dipendenti a tempo pieno | Impatto sociale ed economico insostenibile |
Le ricadute economiche e il “libero mercato” a intermittenza
Il piano di Andrea Orcel, reso noto ad aprile, non faceva mistero delle intenzioni: sfoltire in modo pesante la rete estera di Commerzbank e procedere al taglio netto di 7.000 posti di lavoro in Germania.
Tuttavia, emerge una contraddizione profonda, che rasenta l’ironia. Il mercato unico europeo dei capitali viene costantemente esaltato nei salotti di Bruxelles come il faro dello sviluppo futuro. Eppure, sembra che questo “libero mercato” sia bellissimo e intoccabile solo quando sono i “buoni” (ovvero l’asse franco-tedesco) a fare acquisti oltre confine. Quando a prendere l’iniziativa sono gli “altri” – in questo caso un istituto con sede in Italia – le regole del gioco cambiano, scattano i nazionalismi e l’operazione di mercato diventa improvvisamente un’invasione da fermare a tutti i costi.
Il tutto, peraltro, chiudendo gli occhi davanti a un dettaglio non da poco: se si va ad analizzare l’azionariato diffuso di UniCredit, il primo azionista reale parla con un marcato accento americano.
Il consiglio di amministrazione di Commerzbank si è detto comunque “aperto al dialogo”. Ma con queste premesse, il dialogo assomiglia molto a un muro di gomma.








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