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Il “Miracolo” spagnolo è uno schema Ponzi demografico: perché la crescita di Madrid è destinata a implodere

L’economia spagnola vola, ma i dati rivelano un’amara verità: la crescita è trainata per quasi il 50% da lavoratori stranieri, in un modello insostenibile che somiglia a uno schema Ponzi. Scopri perché, tra immigrati che invecchiano e fughe all’estero, il “miracolo” di Madrid è una bolla pronta a esplodere.

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Sui giornali e nei corridoi di Bruxelles non si fa che parlare del “miracolo economico” spagnolo. Dopo la pandemia, la Spagna ha registrato tassi di crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) che fanno invidia al resto dell’Eurozona. L’occupazione sale, i consumi tengono e tutto sembra dipingere il quadro di un’economia in piena salute. Ma se analizziamo i dati reali, mettendo da parte l’entusiasmo superficiale, scopriamo che questo miracolo nasconde un difetto strutturale fatale. Qui vediamo la crescita  del PIL comparata di Spagna (blu) e Germania (Grigio) da Tradingeconomics

L’economia spagnola non sta crescendo perché è diventata improvvisamente più innovativa o produttiva. Sta crescendo perché sta consumando enormi quantità di forza lavoro straniera. È un modello che ricorda da vicino la logica di uno schema Ponzi: il sistema regge e sembra prosperare solo a patto che entrino costantemente nuovi “investitori” (in questo caso, lavoratori immigrati) per sostenere chi c’è già. Ma cosa succede quando il bacino dei nuovi arrivati inizia a prosciugarsi? Quali sono le ricadute per i cittadini?

Il Motore dell’Illusione: Numeri alla Mano

Per capire la portata del fenomeno, basta guardare i numeri. Dal 2022, la Spagna accoglie circa 600.000 immigrati all’anno, un numero pari all’intera popolazione di una città come Malaga o più di Bologna. Senza questa iniezione costante di persone, la crescita spagnola sarebbe piatta, molto simile a quella dell’Italia o della Francia.

Il centro studi Funcas ha calcolato che l’integrazione della manodopera straniera è responsabile del 47% della crescita cumulativa del PIL spagnolo prevista tra il 2022 e il 2025. Praticamente metà dello sviluppo economico nazionale dipende da chi è appena arrivato. Anche la Banca di Spagna lo conferma: l’aumento del reddito pro capite è guidato dal tasso di occupazione degli stranieri, cresciuto del 6,9% nel 2024, contro un modesto +1,4% per i lavoratori nati in Spagna.

Il problema non è l’arrivo di lavoratori in sé, ma la dipendenza patologica che l’economia ha sviluppato verso questo flusso.

Le tre crepe dello schema Ponzi spagnolo

Perché questo modello è destinato a esplodere? Le ragioni sono essenzialmente tre, ben spiegate da diversi economisti che hanno analizzato a fondo la questione demografica:

  • L’invecchiamento dei nuovi arrivati: Esiste il falso mito che l’immigrazione porti solo giovani. Non è così. Héctor Cebolla Boado e María Miyar Busto, autori di una ricerca per Funcas, dimostrano che il profilo di chi arriva in Spagna è sempre più anziano. Tra il 2021 e il 2025, la popolazione straniera con più di 55 anni è aumentata del 42%. Entro il 2025, due milioni di immigrati in Spagna avranno superato i 55 anni. Questo non corregge lo squilibrio demografico, ma lo aggrava, scaricando nuova pressione sui sistemi sanitari e sulle pensioni.
  • La trappola delle “porte girevoli” (Bassa permanenza): La Spagna è bravissima ad attrarre persone, ma non a trattenerle. Dal 2021, il tasso di ritenzione (quanti restano rispetto a quanti arrivano) è crollato al 51%, uno dei più bassi d’Europa. Questo significa che il sistema ha bisogno di flussi in entrata ancora più grandi solo per compensare chi se ne va, in un ciclo continuo e insostenibile.
  • L’esaurimento del serbatoio globale: Come ricorda Pablo García Guzmán, economista della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), non si può compensare l’invecchiamento solo importando persone all’infinito. “L’entità dei flussi necessari per compensare in modo sostenibile l’invecchiamento è di gran lunga superiore a qualsiasi cifra plausibile”, spiega Guzmán. Inoltre, il tasso di natalità sta crollando ovunque nel mondo. Il bacino di giovani migranti pronti a trasferirsi si ridurrà drasticamente nei prossimi decenni.

Le ricadute economiche: una crisi annunciata

Quando un’economia si basa sull’espansione del volume di lavoratori invece che sull’aumento della produttività, le ricadute sul lungo periodo sono pesanti.

I nuovi arrivati si scontrano con gli stessi problemi della popolazione locale: stipendi che non crescono di pari passo con l’inflazione e, soprattutto, una crisi abitativa senza precedenti. L’afflusso di centinaia di migliaia di persone ogni anno satura il mercato immobiliare, facendo esplodere i prezzi degli affitti, specialmente nelle grandi città come Madrid o Barcellona. Questo rende ancora più difficile, per tutti, formare una famiglia, deprimendo ulteriormente il tasso di natalità spagnolo, che è già fermo a un drammatico 1,17 figli per donna. Intanto però la continua, massiccia, immigrazione crea dei problemi sociali ed abitativi che si riservano su tutta la collettività.

L’immigrazione ha solo posticipato il momento in cui la Spagna dovrà fare i conti con la realtà. Affidarsi ciecamente a questo schema Ponzi demografico ha permesso alla politica di evitare riforme strutturali difficili ma necessarie. Quando il flusso di nuovi lavoratori rallenterà — e la matematica ci dice che accadrà — il “miracolo” cesserà di esistere, rivelando un’economia fragile, poco produttiva e con un conto salatissimo da pagare sul fronte dei servizi sociali.

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