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L’energia non basta? Google compra reattori nucleari per salvare i suoi server mentre le bollette americane esplodono

La rete elettrica USA rischia il blackout e le bollette salgono del 43%: Google corre ai ripari con un accordo da 3.590 MW nucleari per alimentare l’AI ed evitare il distacco dei propri server.

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La rete elettrica più grande d’America è arrivata al punto di rottura e i giganti del digitale hanno capito la lezione: o l’energia te la produci da solo, o presto ti staccheranno la spina, e i big della AI corrono ai ripari. PJM Interconnection, il consorzio che gestisce la trasmissione di energia per 67 milioni di persone in 13 Stati, si trova a corto di potenza e la tensione sul sistema ha superato il livello di guardia.

Per evitare che l’espansione selvaggia dei centri di calcolo per l’intelligenza artificiale faccia saltare l’intera rete, le autorità hanno lanciato un ultimatum brutale agli hyperscaler: portatevi la vostra corrente da casa, oppure durante i picchi di consumo i vostri computer saranno i primi a subire il distacco forzato.

Google ha raccolto il messaggio e ha risposto con il contratto più imponente mai visto nel settore.

Il maxi-accordo con Constellation: 3.590 megawatt sul piatto

Alphabet, la casa madre di Google, ha chiuso un’intesa colossale con Constellation Energy, il principale operatore nucleare privato degli Stati Uniti. L’accordo mobilita complessivamente 3.590 megawatt di potenza all’interno della rete PJM.

Per dare un’idea dell’ordine di grandezza, si tratta di una capacità cinque volte superiore a quella concordata solo pochi giorni fa da Amazon e persino maggiore di tutti i contratti sommati finora da Microsoft, Meta e Amazon (pari a 2.646 MW).

Il patto si divide in due blocchi ben precisi:

  • 890 megawatt di pura espansione nucleare: un contratto d’acquisto ventennale (PPA) ricavato dal potenziamento termico ed elettrico di 11 reattori già funzionanti in Illinois, Pennsylvania e New Jersey. Le prime forniture partiranno nel 2028.

  • 4,3 miliardi di dollari di investimenti: fondi messi in campo da Constellation per sostituire turbine, componenti e apparati tecnologici, aumentando l’efficienza degli impianti senza dover costruire nuove centrali da zero.

  • 2.700 megawatt di fornitura pluriennale: un accordo a lungo termine sull’energia già prodotta, che garantisce a Constellation entrate certe e a Google un prezzo bloccato su un mercato sempre più volatile.

A Wall Street la reazione non si è fatta attendere: le azioni di Constellation sono balzate fino al +14% nelle contrattazioni pre-mercato, superando la soglia dei 300 dollari per azione.

Andamento delle azioni di Constellation da Investing.com

Perché il megawatt nucleare più economico è quello già costruito

Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha inseguito promesse e narrazioni su fonti intermittenti che, alla prova dei fatti, non possono garantire la continuità operativa richiesta da un centro di calcolo attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

La AI non attende il sole o il vendo, ma richiede Baseload, carico di base, continuo e massiccio. Costruire nuovi reattori nucleari da zero richiederebbe oltre dieci anni di iter autorizzativi e costi proibitivi (ben oltre 10.000 dollari per chilowatt, come dimostrano i recenti programmi industriali congiunti tra Stati Uniti e Corea del Sud da 120 miliardi di dollari).

Le centrali a gas naturale costano meno sulla carta (circa 1.000 dollari per chilowatt), ma presentano tempi di attesa di quattro anni e mezzo solo per ottenere turbine e allacciamento alla rete, oltre alla costante incertezza sui prezzi del combustibile.

Riaprire vecchi reattori spenti, come ha tentato Microsoft con la celebre centrale di Three Mile Island, è un’ottima mossa, ma i siti decommissionati recuperabili sono pochissimi.

Ecco perché Google ha scelto la terza via: l’uprate, ossia spremere più energia dai reattori esistenti. Con circa 4.800 dollari per chilowatt, il colosso di Mountain View ottiene energia pulita, affidabile e senza rischio di rincari della materia prima in tempi dimezzati rispetto a una nuova costruzione.

Opzione di generazioneCosto stimato ($/kW)Tempo di realizzoAffidabilità h24
Nuovo reattore nucleare (AP1000)Oltre 10.00010-15 anniMassima
Potenziamento reattori esistenti (Uprate)~ 4.8002-4 anniMassima
Centrale a ciclo combinato a gas (CCGT)~ 1.0004-5 anni (colli di bottiglia)Media (rischio prezzi gas)

La regola del “Portati l’energia da casa”: chi paga il conto?

La vera ragione dell’accelerazione di Google non è filantropica né ambientalista: è regolatoria ed economica. Il gestore PJM ha presentato alla Federal Energy Regulatory Commission (FERC) il quadro normativo IRAS (Interim Resource Adequacy Service). La regola prevede che i nuovi carichi superiori a 50 megawatt che entreranno in funzione dopo il 1° giugno 2027 dovranno garantire la propria capacità energetica o subire distacchi forzati in caso di sovraccarico.

La rete PJM è già al limite. Nelle ultime aste di capacità, i prezzi sono schizzati da 28,92 dollari per megawatt-giorno fino al tetto massimo consentito dalle regole di mercato. Senza quel tetto, per il 2028-2029 il prezzo sarebbe esploso a 554,72 dollari.

E chi ha pagato questa penuria fino a oggi? I comuni cittadini nelle loro bollette domestiche. In tutti gli Stati dell’area PJM l’inflazione delle tariffe elettriche negli ultimi tre anni è salita di oltre il 24%, dieci punti sopra la media nazionale, con picchi che nel solo New Jersey toccano uno sbalorditivo +43,4%.

Con le elezioni politiche alle porte, nessun governatore o parlamentare locale vuole trovarsi a spiegare agli elettori perché le loro bollette raddoppiano per alimentare i server dei colossi tecnologici della Silicon Valley.

L’intelligenza artificiale sarà la scintilla del rinascimento nucleare?

La sete energetica dei data center americani passerà, secondo le stime degli analisti, da 39 gigawatt nel 2025 a 108 gigawatt nel 2030. Questo porterà la crescita della domanda elettrica statunitense a un tasso composto annuo del 3,5%, un ritmo che solo cinque anni fa sarebbe stato liquidato come fantascienza da qualsiasi pianificatore industriale.

Le grandi multinazionali della tecnologia dispongono di una liquidità impressionante: gli investimenti in conto capitale dei principali colossi sono previsti in crescita di oltre il 50% anche per il 2027, superando i 1.100 miliardi di dollari complessivi.

Se questi capitali privati verranno convogliati verso investimenti materiali fissi (lavori di ingegneria pesante, potenziamento degli impianti, posti di lavoro qualificati per tecnici ed elettricisti), l’intelligenza artificiale potrebbe davvero compiere il miracolo che la politica ha mancato per trent’anni: finanziare la rinascita dell’infrastruttura nucleare occidentale.

La mossa di Google dimostra che il mercato reale, quando viene messo di fronte a vincoli fisici insormontabili, abbandona le illusioni teoriche e torna ai fondamentali della termodinamica.

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