Economia
Lavoro, dall’Inps arrivano due buone notizie: 299mila posti in più e cassa integrazione in forte calo

Nel settore privato crescono soprattutto i rapporti a tempo indeterminato, mentre le ore di cassa integrazione scendono del 27,2%. Diminuiscono anche i beneficiari della NASpI. I dati confermano la tenuta dell’occupazione, pur in una fase di crescita economica moderata.
Quasi 300mila posizioni di lavoro in più, soprattutto a tempo indeterminato, meno cassa integrazione e una riduzione delle persone che percepiscono l’indennità di disoccupazione. Arrivano dall’Inps due rapporti che restituiscono un quadro incoraggiante del mercato del lavoro italiano. Numeri che assumono un peso particolare in un momento in cui la crescita economica resta contenuta e il governo è impegnato a definire nuove misure per sostenere imprese e occupazione.
Il dato più significativo riguarda il saldo annualizzato delle posizioni lavorative nel settore privato, che a giugno 2026 risulta positivo per 299mila unità. Significa che, considerando assunzioni e cessazioni degli ultimi dodici mesi, i rapporti di lavoro attivi sono aumentati in misura consistente. Non si tratta del numero delle persone occupate rilevato dall’Istat, ma di un indicatore che consente di seguire con precisione l’andamento dei rapporti contrattuali.
Ancora più importante è la composizione della crescita. Dei 299mila rapporti aggiuntivi, ben 246mila sono a tempo indeterminato, oltre l’82% del saldo positivo complessivo. I contratti non permanenti contribuiscono invece per 53mila unità. Un risultato che mostra come la crescita dei rapporti di lavoro sia sostenuta soprattutto dalla componente più stabile dell’occupazione.
Nel primo semestre dell’anno le assunzioni complessive nel settore privato hanno raggiunto quota 4 milioni e 284mila, appena lo 0,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Le cessazioni sono state 3 milioni e 353mila, anch’esse in lieve diminuzione, dello 0,6%.
Dietro questi numeri emerge un mercato che continua a mantenere un saldo annuale positivo, nonostante il rallentamento di alcune tipologie di assunzione. Anche le trasformazioni da contratti a termine a tempo indeterminato restano numerose: 383mila nei primi sei mesi del 2026, sebbene inferiori del 6,4% rispetto all’anno precedente.
È un elemento significativo nel dibattito sulla qualità del lavoro. Per anni il problema italiano è stato non soltanto creare occupazione, ma offrire ai lavoratori prospettive più stabili. Il fatto che la maggior parte dell’incremento netto delle posizioni riguardi rapporti a tempo indeterminato rappresenta quindi un segnale positivo, pur senza cancellare le difficoltà che permangono per giovani e lavoratori precari. Ma è soprattutto il secondo rapporto dell’Inps a rafforzare la lettura favorevole dell’andamento occupazionale.
Nel terzo trimestre del 2026 le ore di cassa integrazione autorizzate sono scese a 83,5 milioni, contro i 114,6 milioni dello stesso periodo del 2025. In dodici mesi si tratta di oltre 31 milioni di ore in meno, con una riduzione del 27,2%.
Il calo riguarda sia la componente ordinaria sia quella straordinaria. Le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria sono diminuite del 19,1%, passando da 53,1 a 43 milioni nel confronto tra i terzi trimestri del 2025 e del 2026.
Ancora più marcata la riduzione della cassa integrazione straordinaria, generalmente collegata a situazioni aziendali più complesse: dai 59,2 milioni di ore del terzo trimestre 2025 si è passati a 38,4 milioni, con una flessione del 35,1%.
Anche settembre conferma questa tendenza. Le ore complessivamente autorizzate sono state 35,6 milioni, il 18,7% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Non è soltanto una questione di autorizzazioni. Diminuisce infatti anche il cosiddetto tiraggio, vale a dire la percentuale delle ore effettivamente utilizzate rispetto a quelle autorizzate. Nei primi nove mesi del 2026 si è attestato al 22,1%, contro il 25,7% dello stesso periodo del 2025. In sostanza, non soltanto le imprese chiedono meno ore di integrazione salariale, ma utilizzano anche una quota inferiore di quelle autorizzate.
È probabilmente uno dei dati più interessanti dei due rapporti, perché suggerisce una minore necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Naturalmente la riduzione delle ore non significa che tutte le crisi industriali siano state superate, ma rappresenta un indicatore favorevole della situazione complessiva.
Un’ulteriore conferma arriva dalla NASpI, l’indennità riconosciuta ai lavoratori che perdono involontariamente l’occupazione. A maggio 2026 i beneficiari risultavano 961.259, contro i 999.276 dello stesso mese del 2025. Circa 38mila persone in meno, pari a una riduzione del 3,8%.
Anche in questo caso il dato richiede una lettura attenta, perché il numero dei beneficiari può dipendere da diversi fattori, tra cui durata delle prestazioni e requisiti di accesso. Letto insieme all’aumento delle posizioni lavorative e alla diminuzione della cassa integrazione, contribuisce però a delineare un andamento nel complesso positivo.
I risultati offrono anche alcuni elementi per valutare le politiche del lavoro adottate negli ultimi anni dal governo Meloni. Gli incentivi alle assunzioni, la riduzione del cuneo fiscale e le agevolazioni per specifiche categorie di lavoratori sono stati tra gli strumenti utilizzati per sostenere l’occupazione.
Sarebbe improprio attribuire automaticamente a queste misure l’intero incremento registrato dall’Inps: l’andamento del lavoro dipende anche dalla domanda delle imprese, dalla congiuntura e dalle caratteristiche dei singoli settori. Ma i dati mostrano che, nonostante una crescita del Pil ancora moderata, il mercato occupazionale continua a esprimere risultati favorevoli.
Resta qualche elemento meno positivo. Le attivazioni dei rapporti incentivati nel primo semestre sono diminuite del 31,6%, anche perché le circolari attuative delle misure prorogate sono arrivate soltanto a maggio. In calo anche le nuove assunzioni in apprendistato. Sono aspetti che meritano attenzione, soprattutto per le opportunità dei più giovani.
Nel complesso, tuttavia, i due rapporti dell’Inps consegnano tre indicazioni difficili da trascurare: aumentano le posizioni lavorative, la crescita netta è trainata dai rapporti permanenti e diminuisce sensibilmente il ricorso alla cassa integrazione.
Per il governo sono numeri che possono rafforzare la scelta di continuare a incentivare le assunzioni e ridurre il costo del lavoro. Per le imprese rappresentano il segnale di un sistema che, pur tra difficoltà e incertezze internazionali, continua a mantenere una significativa capacità occupazionale.
La sfida dei prossimi mesi sarà accompagnare questi risultati con una crescita più robusta della produttività e delle retribuzioni. Intanto, però, i dati dell’Inps raccontano un mercato del lavoro che continua a creare posizioni stabili e che ricorre meno agli strumenti di sostegno nelle fasi di difficoltà. Un risultato che merita attenzione, al di là delle consuete contrapposizioni politiche.
















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