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L’Argentina dal 2027 venderà gas all’Europa per accumulare Dollari
L’Argentina stringe un patto vincolante con la Germania per vendere gas dal 2027: Milei cerca disperatamente valuta per evitare il collasso e sfida Washington tenendosi stretta la Cina.

La fame cronica di valuta forte spinge l’Argentina a una scommessa secca. Seduta sopra uno dei bacini di scisto più ricchi del pianeta, Buenos Aires ha deciso di rompere gli indugi: entro la fine del 2027 esporterà per la prima volta nella sua storia gas naturale liquefatto (GNL).
Javier Milei lo ha annunciato a Madrid con i suoi consueti toni trionfali, parlando di una “rivoluzione energetica” capace di portare le vendite estere oltre i 100 miliardi di dollari, fino a puntare a quota 200 miliardi nel prossimo quadriennio. Ma dietro i proclami si nasconde una necessità brutale: senza un afflusso costante di dollari sonanti, l’economia argentina rischia di rimanere schiacciata dal peso del debito estero e dalla perenne debolezza della propria moneta.
A differenza di molti piani annunciati in passato e poi finiti nel nulla, stavolta la carta canta. A marzo 2026 è stato siglato un contratto vincolante tra il consorzio privato argentino SESA e la tedesca SEFE. Quest’ultima è l’ex filiale di Gazprom nazionalizzata dal governo di Berlino nel 2022, alla disperata ricerca di rimpiazzare le forniture di gas russo interrotte dalla guerra.
L’accordo impegna l’Argentina a spedire in Europa 2 milioni di tonnellate di gas liquido ogni anno, per una durata di otto anni. Il valore stimato dell’operazione supera i 7 miliardi di dollari, anche se la cifra finale dipenderà dalle oscillazioni dei prezzi internazionali.
Per trasportare il metano dal ricchissimo giacimento di Vaca Muerta fino all’Atlantico non si aspetterà la lenta costruzione di grandi impianti a terra. La scelta tecnica punta su due navi di liquefazione galleggianti ormeggiate nel Golfo San Matías, al largo della Patagonia:
- Hilli Episeyo: nave già attiva che lascerà i cantieri di Singapore per entrare in funzione in Argentina nella seconda metà del 2027, con una capacità di 2,45 milioni di tonnellate annue.
- Esperanza: seconda unità galleggiante, attualmente in costruzione avanzata, operativa dalla fine del 2028 per ulteriori 3,5 milioni di tonnellate all’anno.
- Gasdotto dedicato: una condotta di circa 500 chilometri che collegherà direttamente i pozzi di scisto della provincia di Neuquén alla costa atlantica.
Questo progetto è parallelo al mega progetto Argentina LNG, che però entrerà in produzione più tardi, di dimensioni molto maggiori, che coinvolge ENI che che costituisce il più grande investimento estero fatto in Argentina, con oltre 50 miliardi di dollari.
| Parametro chiave | Accordo SESA – SEFE (Germania) | Mega-progetto Argentina LNG |
| Aziende coinvolte | Pan American, YPF, Pampa, Harbour, Golar | YPF, Eni (Italia), XRG |
| Capacità stimata | ~6 milioni di tonnellate/anno | 12 milioni di tonnellate/anno |
| Inizio consegne | Fine 2027 (FLNG su nave) | Previsto a regime dal 2031 |
| Rientro economico | Stimati oltre $7 miliardi in 8 anni | Oltre $10 miliardi/anno a regime |
I dati della bilancia commerciale spiegano bene il motivo di tanta fretta. Nei primi sei mesi del 2026, l’avanzo commerciale del settore energetico argentino ha toccato i 5,076 miliardi di dollari, con una crescita del 61,7% rispetto all’anno precedente. Il petrolio greggio fa la parte del leone, ma il mercato interno del gas è troppo piccolo ed esposto ai cambi di stagione: senza navi che prendono il largo verso i mercati esteri, la produzione resta bloccata sottoterra.
Il piano di Milei non si ferma agli idrocarburi. Modificando le norme a protezione dei ghiacciai, il governo vuole sbloccare le estrazioni di rame lungo la Cordigliera per raggiungere i risultati del vicino Cile. Santiago incassa ogni anno 60 miliardi di dollari dalle vendite di rame, mentre Buenos Aires si ferma ad appena 5 miliardi. A questo si aggiunge la partita del litio, dove l’Argentina detiene riserve strategiche per la produzione di batterie e componentistica tecnologica.
Ed è qui che le convinzioni ideologiche si scontrano con la dura realtà dei numeri. Mentre a parole Milei dichiara fedeltà totale agli Stati Uniti e a Donald Trump, nei fatti difende a spada tratta le relazioni commerciali con la Cina. Pechino controlla la lavorazione di quasi tutto il litio e delle terre rare mondiali, e investe miliardi di tasca propria nelle miniere argentine.
“Gli Stati Uniti commerciano con la Cina, perché non dovremmo farlo noi?“, ha risposto Milei a chi gli chiedeva conto di questo legame con il principale rivale geopolitico di Washington. Una dose salutare di realismo economico: quando le riserve della banca centrale languono, non si guarda al colore politico del compratore, ma alla valuta con cui salda la fattura.
La vera insidia resta la variabile temporale. Prima della fine del 2027 non partirà nemmeno un carico di gas verso l’Europa. Fino ad allora l’Argentina dovrà navigare a vista tra scadenze di debito imponenti e infrastrutture complesse da portare a termine senza ritardi. Se la catena logistica funzionerà, il paese troverà una preziosa ancora di salvezza per le proprie riserve valutarie; in caso contrario, l’ennesima promessa di rinascita produttiva rischia di sciogliersi prima ancora di prendere il mare.







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