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L’Arabia Saudita taglia i prezzi al proprio per salvare il mercato asiatico nonostante la crisi mediorientale
L’Arabia Saudita riduce i prezzi del petrolio per l’Asia dopo il crollo del Brent, ma i blocchi nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso minacciano le forniture mondiali.

L’Arabia Saudita ha nuovamente ridotto il prezzo del suo greggio di punta destinato agli acquirenti asiatici, mentre le speranze di un accordo per consentire il passaggio di un maggior numero di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz hanno spinto al ribasso i prezzi del petrolio.
Saudi Aramco ridurrà il prezzo ufficiale di vendita dell’Arab Light per settembre di 50 centesimi al barile, portandolo a uno sconto di 2 dollari rispetto al benchmark regionale.
Il taglio arriva mentre l’Iran afferma che un accordo con l’Oman su una rotta marittima attraverso Hormuz è nelle fasi finali. Il greggio Brent è sceso a circa 80 dollari al barile, con un calo di circa il 20% in due settimane, poiché gli operatori scommettono che presto potrebbero arrivare sul mercato maggiori quantità di greggio dal Golfo Persico.
Nonostante l’ottimismo, le esportazioni saudite attraverso lo Stretto di Hormuz rimangono limitate e i precedenti tentativi di aumentare il traffico si sono scontrati con la ripresa dei combattimenti e gli attacchi alle navi.
Secondo l’amministratore delegato Amin Nasser, Aramco ha mantenuto le esportazioni intorno ai 5 milioni di barili al giorno, pari a circa il 70% dei volumi normali. Il Regno ha fatto ampio ricorso a Yanbu, sul Mar Rosso, per garantire il trasporto del greggio mentre il suo principale terminale del Golfo, a Ras Tanura, opera al di sotto dei normali livelli di esportazione.
Ora però le minacce degli Houthi nei pressi di Bab el-Mandeb hanno reso poco attraente la rotta del Mar Rosso, costringendo Aramco a valutare l’invio dei carichi attraverso l’oleodotto egiziano SUMED e il loro carico a Sidi Kerir, sul Mediterraneo.
Il cambio di rotta non è privo di difficoltà. Le raffinerie asiatiche avevano già esercitato pressioni sull’Arabia Saudita per ottenere sconti che compensassero il viaggio più lungo intorno all’Africa e i maggiori costi di trasporto, oltre all’attesa di 15 giorni superiore rispetto al passaggio nel Bab al Mandeb.
Aramco ha aumentato i prezzi per alcune qualità di greggio medio e pesante destinate all’Asia, sebbene tali barili partano solitamente dal Golfo Persico, rendendo la determinazione dei prezzi in qualche modo teorica fino a quando le condizioni di trasporto non miglioreranno. Ha invece ridotto i prezzi per tutte le qualità destinate agli Stati Uniti, all’Europa nord-occidentale e al Mediterraneo. In questa situazione proprio l’Europa, che riceve petrolio senza passare per il Golfo di Aden, si sta avvantaggiando.







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