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L’Angola scopre l’autosufficienza: a Cabinda la raffinazione sfida la crisi mediorientale
L’Angola inaugura la raffineria di Cabinda: una mossa strategica da 470 milioni di dollari per tagliare le importazioni e sfidare l’instabilità del Medio Oriente.

L’Africa cerca di diventare un polo industriale liberandosi dalla dipendenza dall’estero, per lo meno per la lavorazione delle proprie materie prime. La raffineria di Cabinda in Angola, la prima costruita nel Paese da quando ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo 50 anni fa, ha iniziato a fornire carburanti ai mercati nazionali e internazionali, alleviando così la tensione nell’approvvigionamento di carburante causata dalla guerra con l’Iran.
Prima di Cabinda, l’Angola disponeva di una sola altra raffineria, situata nella capitale Luanda e gestita dalla compagnia petrolifera statale Sonangol.
La raffineria di Cabinda ha una capacità di lavorazione di 30.000 barili al giorno (bpd) di greggio e già spedisce gasolio al mercato interno angolano, nonché nafta e olio combustibile pesante ad acquirenti internazionali, secondo la società di investimento Gemcorp Capital, che detiene il 90% della nuova raffineria. Si tyratta di una capacità non enorme, ma interessante. Per fare un confronto la più grande raffineria africana, Dangote, può lavorare 650.000 barili al giorno, mentre la Saras di Sarroch, in Sardegna, può lavorare 300.000 barili al giorno.
Gemcorp Capital LLP, 90% equity holder in the Cabinda #refinery in #Angola, has announced that the facility has shipped its first supply of #petroleum products following its commissioning in September 2025. This included the supply of diesel to the domestic market and the… pic.twitter.com/sKC7XTa6vK
— Sonaroid Analytics (@sonaroid_io) May 7, 2026
“Il fulcro della tesi di investimento per questa raffineria era la sicurezza energetica dell’Angola”, ha dichiarato il fondatore e CEO di Gemcorp, Atanas Bostandjiev, a Bloomberg in un’intervista pubblicata giovedì.
“Se guardiamo a ciò che sta accadendo a livello geopolitico – con la crisi in Medio Oriente – l’intera tesi è stata ora confermata”, ha aggiunto Bostandjiev.
Cabinda non è un grosso impianto, come abbiamo detto, ma da solo può soddisfare un decimo della domanda dell’Angola, alleviando potenzialmente la dipendenza dai combustibili importati, specialmente durante l’attuale crisi in Medio Oriente. L’apertura giunge, potremmo dire, proprio a pennello.
La costruzione della raffineria da 30.000 barili al giorno è costata 470 milioni di dollari e una potenziale seconda fase per raddoppiare la capacità a 60.000 barili al giorno potrebbe costare circa 700 milioni di dollari, secondo le stime di Gemcorp.
La società di investimento punta a una decisione finale di investimento sull’espansione proposta entro la fine di quest’anno.
L’Africa esporta da tempo greggio mentre importa carburanti, a causa dell’insufficiente capacità di raffinazione. La situazione sta ora iniziando a cambiare nei due maggiori produttori, Nigeria e Angola, dove le raffinerie di nuova costruzione Dangote e Cabinda, rispettivamente, stanno riducendo la dipendenza dalle importazioni di carburante. Una strada africana verso l’indipendenza energetica.







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