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Gas naturale: il Giappone riavvia i cantieri in Qatar. Fiducia globale o scommessa sullo Stretto di Hormuz?

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Non si può essere pessimisti in eterno. La conferma arriva dal Golfo Persico, dove il colosso ingegneristico giapponese Chiyoda, in joint venture con la francese Technip Energies, è in procinto di riavviare i lavori per il colossale impianto di gas naturale liquefatto (GNL) in Qatar. Secondo quanto riportato da Nikkei Asia, il personale evacuato a marzo – a seguito dell’escalation delle tensioni mediorientali e degli allarmi nell’area di Ras Laffan – farà ritorno al cantiere del North Field East (NFE) in questi giorni. I mercati hanno subito reagito positivamente, con il titolo Chiyoda in rialzo del 2% alla borsa di Tokyo.

La ripresa di un progetto di questa portata lancia un segnale inequivocabile agli investitori: c’è una solida fiducia che la crisi regionale non sfocerà in un blocco permanente dello Stretto di Hormuz. Se così fosse, infatti, un hub produttivo a Ras Laffan risulterebbe pressoché inutile, restando tagliato fuori dalle rotte commerciali globali. Evidentemente, la diplomazia energetica e i grandi capitali ritengono che la situazione di sicurezza sia tornata gestibile. L’economia reale non ammette pause prolungate, soprattutto quando in gioco c’è la fame mondiale di GNL.

North Pars – dal sito Chiyoda

Un gigante per saziare la domanda globale

Il progetto North Field East non è un cantiere qualunque. Si tratta di un’infrastruttura titanica nata per calmierare e soddisfare il fabbisogno energetico di mezzo mondo, vitale sia per l’Asia che per l’industria europea. A regime, garantirà volumi pari a circa la metà delle importazioni annuali di GNL del Giappone, ma i suoi acquirenti includono pesi massimi come Italia, Germania e Cina.

Ecco i numeri chiave che descrivono l’impatto economico dell’opera:

ParametroDettaglio Tecnico
Capacità Produttiva32 milioni di tonnellate/anno (4 linee da 8 mln)
LocalizzazioneRas Laffan, Qatar (North Field)
Area del Cantiere2,69 milioni di mq (equivalente a 58 stadi)
TempistichePrime consegne nel 2026, completamento nel 2027
Forza LavoroFino a 45.000 lavoratori previsti durante il picco

Gestione complessa e innovazione tecnica

L’impianto sfrutterà il gas estratto dal North Field, il giacimento offshore più grande al mondo. Per gestire una mole di lavoro senza precedenti, la joint venture (CTJV) opera con una forza lavoro proveniente da quasi 50 Paesi. Per mantenere l’efficienza, viene impiegato l‘Advanced Work Packaging (AWP), un sofisticato sistema gestionale che allinea in modo granulare l’ingegneria, gli approvvigionamenti e la manodopera, riducendo i colli di bottiglia tipici dei grandi progetti infrastrutturali.

Non è un caso che la commessa sia in mano a Chiyoda: l’azienda ha già firmato dodici dei quattordici treni GNL costruiti in Qatar. Con il piano “Objective 110”, i costruttori puntano a chiudere i lavori massimizzando l’efficienza e abbattendo i difetti, forti di un imponente database di esperienze pregresse.

In conclusione, mentre la geopolitica traccia linee rosse sulle mappe, l’industria riaccende i motori. Il riavvio del North Field East ci ricorda che l’Occidente e l’Asia dipendono ancora in modo critico dalle molecole di gas mediorientale per sostenere le proprie economie. E le rassicurazioni implicite sulla sicurezza dei traffici valgono, oggi, quanto l’energia stessa.

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