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Economia

“La ZES Unica accelera la crescita del Mezzogiorno e rafforza la competitività dell’Italia”

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“Negli ultimi quattro anni il Mezzogiorno rafforza la condizione economica e sociale in presenza di una strategia unitaria fatta da visione, risorse, opportunità concrete ed efficaci. La competitività delle aree meridionali si costruisce rendendo più facile investire, innovare e creare occupazione. È questa la direzione che abbiamo scelto per il Sud e che i risultati stanno confermando”. Lo ha dichiarato il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega al Sud, Luigi Sbarra, intervenuto questa mattina a Bari all’evento “La ZES Unica come acceleratore di sviluppo per il Mezzogiorno e il Mediterraneo”, promosso da Confindustria e Intesa Sanpaolo.

“Il Mezzogiorno ha dimostrato di poter essere uno dei principali motori della crescita nazionale. La ZES Unica è lo strumento con cui stiamo accompagnando questa trasformazione, rendendo il Sud sempre più competitivo, attrattivo per gli investimenti e centrale nelle strategie di sviluppo del Paese”, ha detto il Sottosegretario.

Il Mezzogiorno insomma consolida il proprio percorso di crescita e continua a mostrare una dinamica migliore della media nazionale su alcuni dei principali indicatori economici. È quanto emerge appunto dal Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e SRM, il Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo.

Tra il 2019 e il 2025 il Pil meridionale è cresciuto dell’8,3%, contro il 6,3% registrato mediamente in Italia. Anche le stime per il 2026 confermano questa tendenza, indicando un incremento dello 0,6% per il Sud rispetto al +0,5% previsto a livello nazionale.

Segnali positivi arrivano anche dal mercato del lavoro. Il Mezzogiorno ha superato i 6,52 milioni di occupati, con una crescita tendenziale dello 0,6%, tre volte superiore al +0,2% medio italiano. L’Indice sintetico dell’economia meridionale ha inoltre raggiunto nel 2025 quota 643, superando il valore del Nord, fermo a 622,7, e avvicinandosi a quello del Centro, pari a 661,8.

Dopo il lieve arretramento registrato nel 2024, l’indicatore è tornato a crescere di 8,2 punti, sostenuto soprattutto dalla dinamica degli investimenti. Nel medio periodo il recupero appare ancora più significativo: rispetto al 2014 il Mezzogiorno ha guadagnato 143 punti, contro i 122,7 del Nord.

Il quadro resta comunque caratterizzato da criticità strutturali. L’export meridionale, che nel 2025 ha superato i 64 miliardi di euro, pari a circa il 10% del totale nazionale, ha registrato nel primo trimestre del 2026 una flessione dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le esportazioni italiane sono aumentate dell’1,3%.

Permangono inoltre profondi divari occupazionali. Il tasso di occupazione del Mezzogiorno si ferma intorno al 50%, contro il 62,5% nazionale, mentre il Pil pro capite rimane il più basso tra le macroaree italiane. Anche la presenza delle imprese a controllo estero è ancora inferiore rispetto alle potenzialità del territorio, nonostante queste aziende abbiano generalmente un peso rilevante in termini di valore aggiunto, esportazioni, ricerca e occupazione qualificata.

A ciò si aggiungono i ritardi nell’attuazione della politica europea di coesione, che dimostrano come la disponibilità di risorse non sia sufficiente senza una maggiore capacità amministrativa di trasformarle rapidamente in investimenti, infrastrutture e cantieri.

In questo contesto, la ZES Unica si conferma uno degli strumenti più rilevanti per sostenere la nuova traiettoria di crescita del Mezzogiorno. A metà del 2026, le Autorizzazioni Uniche rilasciate hanno generato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti e ricadute occupazionali stimate in circa 25 mila unità, senza considerare gli effetti indiretti sull’indotto e sulle economie territoriali.

Il dato più significativo non riguarda soltanto il numero delle autorizzazioni, ma soprattutto la dimensione economica dei progetti. L’aumento del valore medio degli investimenti indica che la ZES sta progressivamente accompagnando interventi industriali più consistenti e strutturati.

I nuovi insediamenti produttivi rappresentano il 45% delle autorizzazioni, ma concentrano il 65% degli investimenti e il 55% delle ricadute occupazionali. La ZES Unica, quindi, non si limita a sostenere l’ampliamento delle attività già esistenti, ma contribuisce alla creazione di nuova capacità produttiva.

Gli ampliamenti aziendali conservano comunque un peso importante: costituiscono il 38% delle autorizzazioni, il 25% degli investimenti e il 32% dell’occupazione stimata. A beneficiarne sono soprattutto filiere già consolidate nei territori meridionali, come l’agroalimentare, il Made in Italy, l’automotive, l’elettronica, l’ICT e il turismo.

Resta invece ancora limitata la presenza di comparti a più alto contenuto tecnologico, come aerospazio, biotecnologie e alcune produzioni avanzate. Proprio su questo terreno si giocherà una parte decisiva della prossima fase: non soltanto attrarre investimenti, ma orientarne una quota crescente verso innovazione, ricerca e occupazione qualificata.

Un ruolo centrale nel consolidamento dello strumento è stato svolto dalla Struttura di missione guidata da Giuseppe “Giosy” Romano. La gestione unitaria ha consentito di superare la precedente frammentazione delle otto ZES regionali, offrendo alle imprese un interlocutore nazionale e una procedura amministrativa maggiormente coordinata.

L’esperienza maturata nella ZES Unica ha rappresentato anche il presupposto per il successivo affidamento a Romano della guida del Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio. Una scelta che segnala la volontà del Governo di trasferire il metodo sperimentato con la ZES all’insieme delle politiche per il Mezzogiorno.

La sua nomina rappresenta infatti un elemento di continuità amministrativa e politica. Semplificazione, certezza dei tempi, responsabilità riconoscibili e dialogo con gli investitori diventano così principi da applicare non soltanto alle autorizzazioni produttive, ma anche alla programmazione delle infrastrutture, all’impiego dei fondi europei e alla strategia complessiva di sviluppo del Sud.

I risultati economici degli ultimi anni non consentono ancora di considerare superati i divari territoriali, ma rendono meno credibile la rappresentazione di un Mezzogiorno immobile o abbandonato dalle politiche nazionali. La crescita superiore alla media italiana, l’aumento dell’occupazione e gli investimenti generati dalla ZES mostrano l’esistenza di un cambiamento reale, che deve ora essere consolidato.

La sfida è rendere strutturale questa fase positiva, incrementando gli investimenti esteri, rafforzando le infrastrutture materiali e digitali e migliorando la capacità di utilizzo delle risorse della coesione. Il Mezzogiorno non può più essere considerato esclusivamente come un’area da sostenere, ma deve essere valorizzato come piattaforma industriale, energetica e logistica dell’Italia nel Mediterraneo.

La ZES Unica dimostra che, quando lo Stato semplifica le procedure e garantisce tempi più certi, le imprese rispondono con investimenti, nuovi stabilimenti e occupazione. Rafforzare questo modello significa accelerare lo sviluppo del Sud e, nello stesso tempo, aumentare la competitività dell’intero sistema produttivo italiano.

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