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La Svizzera al voto: il popolo sfida governo e Ue su sanzioni e cibo di Stato

I cittadini svizzeri votano su neutralità armata, stop alle sanzioni e quote statali sul cibo: governo e parlamento bocciano le proposte, ma l’ultima parola spetta alle urne

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Domenica 27 settembre le urne elvetiche potrebbero scuotere gli equilibri internazionali edi Berna: i cittadini decidono se blindare per sempre la neutralità armata, cancellando le sanzioni unilaterali, e se imporre per legge una svolta forzata nei campi e nei piatti della nazione.

Da una parte c’è il rischio di una rottura diplomatica con l’Occidente sui dossier bellici, dall’altra quello di scatenare rincari immediati sulla spesa quotidiana.

Neutralità armata: la rottura con Bruxelles e Washington

Il primo quesito, promosso dalla destra conservatrice, vuole scolpire nella Costituzione federale una neutralità perpetua, armata e non negoziabile.

Dallo scoppio del conflitto in Ucraina, la Svizzera ha recepito quasi tutte le sanzioni varate dall’Unione Europea contro la Russia. Una scelta che ha incrinato l’immagine secolare di piazza neutrale e rifugio sicuro per capitali globali.

Se l’iniziativa venisse approvata:

  • La Svizzera non potrà aderire ad alcuna alleanza militare o cooperare con esse, salvo in caso di attacco armato diretto sul proprio territorio.
  • Sarà vietato imporre sanzioni economiche o commerciali contro Stati belligeranti, a meno che non siano decise direttamente dall’ONU.
  • La Confederazione dovrà usare la propria posizione unicamente come mediatrice diplomatica nei conflitti internazionali.

Sul piano economico, il ritorno alla neutralità assoluta punta a rilanciare la piazza finanziaria elvetica e il ruolo di Ginevra nei negoziati. Tuttavia, esporrebbe il Paese a forti pressioni e possibili ritorsioni commerciali da parte di Unione Europea e Stati Uniti. Se fosse approvato porterebbe alla fine delle sanzioni alla Russia. 

Cibo per decreto: l’illusione dell’autarchia verde

La seconda scheda tocca il carrello della spesa e il tessuto agricolo. L’iniziativa popolare sull’alimentazione pretende che entro dieci anni il 70% del cibo consumato sia prodotto interamente all’interno dei confini nazionali, riducendo drasticamente la dipendenza dall’estero.

Per centrare l’obiettivo, il testo chiede una conversione di Stato: meno carne, più coltivazioni vegetali per consumo umano, drastici tagli all’uso di concimi e fitofarmaci, oltre a tutele stringenti per l’acqua potabile.

Oggi l’agricoltura elvetica copre circa la metà del fabbisogno reale. Pretendere un balzo simile riducendo al contempo gli strumenti di resa agricola rischia di trasformarsi in una tempesta economica: meno offerta interna, burocrazia asfissiante per gli agricoltori, sussidi pubblici miliardari a carico dei contribuenti e prezzi al dettaglio destinati a salire. Anche se la scelta autarchica garantirebbe la sicurezza alimentare e il lavoro, lo farebbe a un costo per tutta la comunità.

QuesitoObiettivo principalePosizione del GovernoImpatto economico
NeutralitàStop a sanzioni unilaterali e alleanze militariVotare NOTutela i capitali esteri, ma rischia attriti commerciali con la Ue

Alimentazione

70% di cibo autoprodotto in 10 anniVotare NORischio impennata dei prezzi al consumo e costi fiscali ingenti

Berna dice NO, ma a decidere sono i cittadini

Su entrambi i temi, il Consiglio federale (il governo) e la maggioranza del Parlamento hanno invitato formalmente a votare NO.

Per le istituzioni, l’iniziativa sulla neutralità toglierebbe a Berna il margine di manovra diplomatico ed economico necessario in un mondo instabile. Quella sull’alimentazione, invece, viene giudicata un piano dirigista e irrealizzabile, che limiterebbe la libertà di scelta dei consumatori imponendo costi esorbitanti.

L’establishment boccia entrambe le proposte. Eppure, mentre nelle capitali europee le decisioni su sanzioni, riarmo e transizioni ecologiche vengono stabilite dall’alto senza consultare la popolazione, a Berna la parola finale spetta ancora ai cittadini. Comunque vadano le urne, la vera trionfatrice della giornata è la democrazia diretta svizzera.

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