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La scure sulle pensioni britanniche: il premier laburista cancella lo scudo per fare cassa

Il premier laburista Andy Burnham demolisce il “triple lock” sulle pensioni per finanziare l’assistenza agli anziani: stop all’adeguamento con i salari e pensionati a rischio stangata fiscale.

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Un terremoto politico e sociale scuote il Regno Unito. Il primo ministro laburista Andy Burnham ha annunciato la fine del “triple lock”, la corazza d’acciaio che dal 2011 difende le pensioni britanniche dall’erosione del potere d’acquisto. Dal 2030 questa storica tutela verrà smantellata per finanziare la nuova assistenza sociale pubblica. «So che pagherò un prezzo politico, ma qualcuno deve andare oltre la soglia del dolore e strappare il cerotto», ha dichiarato Burnham davanti alla platea del suo partito. Una presa di posizione che suona come una doccia gelata per milioni di famiglie.

La reazione è stata immediata e furibonda. Sharon Graham, alla guida di Unite, il più potente sindacato affiliato al Labour, ha definito il piano «moralmente sbagliato», accusando apertamente il capo dell’esecutivo di voler sfilare i soldi dalle tasche degli anziani per coprire i costi della spesa pubblica. Lo scontro interno alla sinistra è scoppiato all’improvviso, toccando il nervo scoperto del patto tra generazioni. Ha parolato di “Suicidio politico”, dato che la misura colpisce soprattutto la base elettorale laburista:

Per comprendere la portata di questo taglio, bisogna guardare a come funziona il sistema d’Oltremanica. Introdotto nel 2010 dalla coalizione conservatrice-liberaldemocratica, il “triplo blocco” imponeva che la pensione statale aumentasse ogni aprile scegliendo la cifra più alta tra tre valori:

  • L’inflazione calcolata a settembre sui prezzi al consumo;
  • L’aumento medio delle retribuzioni dei lavoratori registrato tra maggio e luglio;
  • Una rivalutazione fissa minima del 2,5%.

Questa formula blindata è servita per anni a tenere i pensionati al riparo dalla povertà. Se i salari correvano, le pensioni non perdevano il passo con il benessere generale; se i prezzi salivano alle stelle, l’assegno copriva la fiammata; se l’economia ristagnava, scattava comunque il paracadute del 2,5%.

Burnham ha annunciato di voler trasformare questa certezza in un “double lock”. Dal 2030 la rivalutazione automatica sarà ancorata soltanto all’inflazione o al minimo del 2,5%, cancellando del tutto il legame con l’andamento degli stipendi. In apparenza può sembrare un ritocco tecnico di poco conto, ma nella realtà economica delle famiglie equivale a un freno vistoso: quando l’economia ripartirà e le buste paga torneranno a correre, gli assegni dei pensionati resteranno fermi al palo.

Andy Burnham si è sempre accreditato come l’uomo del popolo, il difensore dei lavoratori e il costruttore di una nuova stagione solidale. Eppure, la regola non scritta della politica si conferma implacabile: i tagli più duri e impopolari allo stato sociale finiscono per farli i governi di sinistra senza che le piazze si incendino. Una manovra identica, se tentata da un governo conservatore, avrebbe scatenato lo sciopero generale immediato.

Per mettere a fuoco la differenza tra i modelli, basta osservare come cambiano le regole del gioco rispetto al quadro attuale e a quello a cui siamo abituati in Italia:

Parametro di rivalutazioneModello UK attuale (Triple Lock)Nuovo modello UK 2030 (Double Lock)Modello italiano (Perequazione)
Crescita salariSì (inclusa)No (cancellata)No
InflazioneSìSìSì (solo prezzi al consumo)
Minimo fisso garantito2,5%2,5%Nessuno (0%)
Meccanismo di calcoloIl valore più alto tra i treIl valore più alto tra i dueA scaglioni decrescenti

Messa a confronto con l’Italia, la situazione britannica mostra due facce opposte. Da un lato, l’assegno inglese conserverà comunque tutele che a Roma sembrano fantascienza: da noi la rivalutazione si ferma alla sola inflazione, non offre alcuna soglia minima ed è decurtata a scaglioni all’aumentare dell’importo dell’assegno.

Dall’altra parte, però, nel Regno Unito è scattata una trappola fiscale micidiale. La soglia di reddito esente da imposte (la personal allowance) è ferma da tempo a 12.570 sterline. L’aumento nominale dell’assegno pensionistico porterà presto l’importo annuo sopra quota 13.000 sterline. Il risultato pratico è paradossale: lo Stato concede l’aumento con una mano e, per effetto del drenaggio fiscale, comincia a tassare la pensione di base con l’altra.

La giustificazione ufficiale del governo appare nobile: i risparmi serviranno a costruire il National Care Service, una rete pubblica di assistenza per gli anziani non autosufficienti. Tuttavia, la logica economica dell’operazione solleva enormi perplessità pratiche.

Comunque questa misura porterà a un taglio delle prestazioni oggettivo, altrimenti non ci sarebbero risorse disponibili per altre iniziative. Togliere soldi veri e tangibili dalla pensione di oggi per promettere servizi assistenziali tra qualche anno rischia di rivelarsi una partita di giro assai amara per chi già oggi fatica ad arrivare a fine mese, sempre che poi questi soldi finiscano al National Care Service. Comunque resta una certezza: per tagliare le prestazioni sociali ci vuole la sinistra.

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