EconomiaFinanza
La scure di Netflix: pronti 800 licenziamenti. Perché il colosso dello streaming taglia il personale pur facendo utili?
Circa 800 lavoratori a rischio mentre i ricavi crescono: la mossa a sorpresa di Netflix per placare Wall Street rivela la stanchezza economica dello streaming.

L’illusione della crescita infinita dello streaming si è infranta di nuovo contro la realtà dei numeri. Netflix si prepara a tagliare circa il 5% della propria forza lavoro mondiale, una manovra che lascerà a casa circa 800 dipendenti già nel corso della prossima settimana. L’allarme, diffuso dalla testata americana Puck News e confermato dalle indiscrezioni finanziarie, rivela un paradosso tipico della finanza moderna: la società continua a macinare fatturato, ma decide di sacrificare centinaia di famiglie per proteggere i margini pretesi da Wall Street.
La notizia segue una logica industriale precisa. Quando l’espansione del pubblico rallenta, la prima leva che i vertici aziendali azionano per mantenere alti i profitti è sempre quella del costo del lavoro. Effettivamente i dati dell’utile per aazione erano piuttosto deludenti:
E ovviamente questo si è portato dietro il valore delle azioni:
A fine 2025 Netflix contava circa 16.000 lavoratori a tempo pieno, con oltre il 68% concentrato tra Stati Uniti e Canada. Un taglio netto del 5% significa spazzare via 800 posti qualificati. Si tratta dell’ondata di esuberi più pesante dal 2022, anno in cui la piattaforma tagliò 450 persone in seguito alla prima storica perdita di 200.000 abbonati.
Oggi però gli abbonati non stanno crolland, anche se cresono di meno. Qual è allora il vero motivo? Lo ha spiegato con insolita schiettezza il co-amministratore delegato Ted Sarandos: la società cresce, ma non abbastanza in fretta per gli appetiti dei mercati. Nel primo semestre del 2026 il tempo trascorso dagli utenti davanti allo schermo è salito di appena il 2%.
A frenare i conti ci sono scelte strategiche costose che non hanno portato i risultati sperati:
- Investimenti sbilanciati: le trasmissioni in diretta assorbono circa il 5% dell’intero budget per i contenuti, ma generano appena l’1% del tempo effettivo di visione. Non si capisce perché una piattaforma streaming debba fare la TV tradizionale. Un controsenso.
- Concorrenza del video gratuito: YouTube e i formati brevi continuano a sottrarre quote enormi di attenzione e pubblicità ai servizi a pagamento.
- Pressione sui bilanci familiari: con stipendi reali fermi e carovita persistente, i nuclei familiari riducono le spese non essenziali e tagliano i rinnovi automatici.
- Produzioni statiche e banali. Il Wokismo ha colpito duramente, con serie inutili, ma costose.
| Aspetto aziendale | Dettaglio e impatto |
| Personale a rischio | Circa 5% dell’organico (800 dipendenti) |
| Forza lavoro totale | 16.000 dipendenti a tempo pieno |
| Crescita tempo di visione (H1 2026) | +2% anno su anno |
| Rendimento eventi dal vivo | 5% del budget speso per l’1% di visualizzazioni |
| Prossimo snodo finanziario | Presentazione trimestrale Q3 (20 ottobre 2026) |
Le previsioni di ricavo per il terzo trimestre sono risultate inferiori alle stime degli analisti, spingendo al ribasso le quotazioni in borsa. Con la trimestrale fissata per martedì 20 ottobre, il vertice aziendale ha scelto la scorciatoia più classica: presentare una spesa salariale più leggera per rassicurare i fondi d’investimento.
Negli ultimi due anni le piattaforme hanno provato qualsiasi mossa per estrarre più denaro: blocco delle password condivise, abbonamenti con pubblicità e rincari costanti dei listini. Quando però il potere d’acquisto dei cittadini si contrae e il tempo libero rimane limitato, il modello basato su continui aumenti si blocca. A pagare il conto di una scommessa industriale troppo ambiziosa non sono i manager, ma i lavoratori.









You must be logged in to post a comment Login