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La “Portaerei di terra cinese”: Pechino testa in pratica la ricarica dei droni con microonde Non atterreranno mai!

La Cina testa la ricarica wireless in volo: droni alimentati da microonde da veicoli in movimento. Ecco come cambia la guerra elettronica.

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Mentre in Europa ci interroghiamo su come tassare le batterie esauste, in Cina hanno deciso che, forse, le batterie si possono anche non caricare mai nel modo convenzionale. Un team di ricercatori della Xidian University, centro nevralgico della tecnologia militare di Pechino, ha recentemente pubblicato sulla rivista Aeronautical Science & Technology i risultati di un test che sembra uscito da un romanzo di Asimov: una “portaerei terrestre” capace di ricaricare i droni in volo tramite fasci di microonde.

Addio soste tecniche: il movimento è la chiave

Il concetto è tanto semplice quanto tecnicamente complesso: un veicolo corazzato funge da hub energetico mobile. Invece di far atterrare i droni per la sostituzione delle batterie – operazione che in un teatro bellico moderno è rischiosa e interrompe la continuità operativa – il veicolo proietta un fascio di microonde verso un insieme di antenne poste sotto la fusoliera del velivolo.

La vera innovazione del test guidato dal professor Song Liwei non sta solo nel trasferimento di energia, ma nella dinamicità: sia l’emettitore che il drone erano in movimento. Grazie a una combinazione di GPS, tracking in tempo reale e controlli di volo integrati, il sistema ha mantenuto il puntamento perfetto, permettendo a un drone ad ala fissa di restare in aria per oltre tre ore a un’altitudine di 15 metri.

Come concettualmente funziona il sistema di ricarica

Microonde vs Laser: una scelta pragmatica

Perché le microonde e non i laser, tanto cari alla DARPA americana? Qui emerge il pragmatismo ingegneristico (e un po’ keynesiano) dei cinesi:

  • Resilienza climatica: Il laser è elegante ma soffre la nebbia, la polvere e la pioggia. Le microonde “bucano” il maltempo e non si può limitare la ricarica alle condizioni atmosferiche.
  • Scalabilità: Un singolo emettitore a microonde può potenzialmente alimentare uno sciame di droni contemporaneamente.
  • Furtività termica: I laser creano tracce infrarosse facilmente individuabili; le microonde sono più discrete e robuste.

Le ricadute economiche e industriali

Dal punto di vista economico, questa tecnologia sposta l’asse della spesa militare dalla “logistica di sostituzione” alla “logistica di proiezione”. Se un drone può volare indefinitamente, il costo per ora di volo crolla drasticamente. Non serve più una flotta tripla (uno in volo, uno che rientra, uno in ricarica), ne basta uno solo, persistente. Se mai diventa importante avere abbastanza punti di ricarica per coprire un’area di trasvolo sufficiente.

Inoltre, liberare il drone dal peso di batterie enormi significa poter imbarcare sensori più costosi e sofisticati o carichi bellici maggiori. Si profila una nuova filiera industriale: quella dei veicoli di supporto energetico, veicoli specializzati nella ricarica che saranno economicamente importanti e che diventeranno anche il bersaglio obbligato sul campo di battaglia.

Mentre l’Occidente insegue l’auto elettrica con la spina, Pechino sta provando a tagliare il filo anche nel cielo. Se la tecnologia dovesse scalare su distanze e altitudini maggiori, la parola “autonomia” nei droni cambierà significato: non sarà più quanto dura la batteria, ma quanto è vicino il tuo distributore di onde.

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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