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La mossa di Pechino che svuota il dollaro: debuttano a Dubai i bond in yuan su circuito europeo. Boom di richieste dal Golfo
Pechino piazza a Dubai il primo “Yulan bond” del Medio Oriente: domande cinque volte superiori all’offerta e acquisti dai fondi sovrani. Ecco come la Cina usa il circuito europeo Euroclear per riciclare i petroyuan e sfidare il dollaro.

Mentre l’Occidente si interroga sul futuro degli equilibri mediorientali, la Cina passa ai fatti e piazza un colpo finanziario silenzioso ma pesantissimo nel cuore del Golfo Persico. La filiale di Dubai della Bank of China ha quotato al Nasdaq dell’emirato il primo “Yulan bond” dell’intera regione tra Medio Oriente e Nord Africa, raccogliendo ordini per cinque volte superiori all’offerta.
Non si tratta di una semplice operazione bancaria, ma del pezzo mancante nel puzzle della dedollarizzazione: dare agli arabi un modo semplice e sicuro per investire i ricavi del petrolio incassati in valuta cinese.
Che cosa sta succedendo esattamente?
La Bank of China ha emesso a Dubai obbligazioni offshore per 2 miliardi di yuan (circa 299,6 milioni di dollari) con scadenza a due anni. La risposta del mercato è stata talmente forte che il rendimento offerto è stato tagliato di 50 punti base rispetto alle indicazioni iniziali, segno che i compratori erano disposti a tutto pur di assicurarsi i titoli.
Oltre il 30% dell’emissione è stato acquistato direttamente da fondi sovrani.
Il giorno prima, a Singapore, si era vista la stessa scena: la Shanghai Pudong Development Bank aveva piazzato 1 miliardo di yuan con la medesima struttura, attirando 31 istituzioni finanziarie (per l’80% estere).
Il trucco tecnico: cosa sono gli “Yulan bond”
Per capire la portata della notizia bisogna guardare al meccanismo tecnico. Questi titoli, battezzati con il nome del fiore simbolo di Shanghai e nati a fine 2020, sono stati creati dalla Shanghai Clearing House in collaborazione diretta con Euroclear Bank, il colosso della compensazione con sede a Bruxelles.
- Il problema storico: Chi incassava yuan fuori dalla Cina faceva fatica a reinvestirli, perché entrare nel mercato obbligazionario interno cinese richiedeva procedure burocratiche complesse e sottostare alle regole di Pechino. Qualcosa che non è proprio gradito in Occidente.
- La soluzione Yulan: L’investitore compra un titolo cinese in yuan, ma il regolamento e la custodia avvengono interamente sulla rete europea di Euroclear, con standard internazionali che le banche di tutto il mondo usano ogni giorno.
- Il paradosso ironico: Pechino sta internazionalizzando la propria moneta e aggirando il sistema del dollaro usando le infrastrutture finanziarie di Bruxelles.
| Caratteristica dell’operazione | Dettaglio | Impatto pratico |
| Emittente e Piazza | Bank of China al Nasdaq Dubai | Primo sbarco del formato Yulan in Medio Oriente |
| Valore e Domanda | 2 miliardi di yuan (domanda 5x) | Riduzione del tasso di 50 punti base per eccesso di richieste |
| Infrastruttura | Shanghai Clearing House + Euroclear | Accesso diretto per gli investitori esteri senza burocrazia cinese |
| Vantaggio economico | Tassi cinesi più bassi di quelli USA | Finanziamento a basso costo rispetto al dollaro |
È importante? Quanto conta per la dedollarizzazione?
Sul piano puramente numerico, le cifre sono ancora piccole. Da quando esistono, gli Yulan bond hanno raccolto in totale circa 30 miliardi di yuan (poco più di 4 miliardi di dollari), una goccia nell’oceano della finanza globale.
Sul piano strategico e strutturale, però, l’operazione è fondamentale.
Fino a ieri il vero limite del cosiddetto “petroyuan” era pratico: se l’Arabia Saudita o gli Emirati vendono petrolio a Pechino facendosi pagare in yuan, che cosa se ne fanno poi di quella liquidità? Una moneta diventa valuta di riserva solo se offre un mercato finanziario liquido, aperto e sicuro dove parcheggiare i capitali e ottenere un rendimento.
Con lo sbarco a Dubai, la Cina chiude il cerchio. I paesi del Golfo vendono energia in yuan e ora, senza nemmeno dover passare dai controlli di Pechino ma usando il familiare circuito Euroclear, possono comprare titoli di Stato o bancari cinesi direttamente sul listino di casa. Anzi la fame di investimenti finanziari in Yuan è veramente molto, molto grande.
Le ricadute economiche pratiche: il costo del denaro
Non c’è solo la geopolitica dietro questo successo, ma un banale calcolo di convenienza economica. Come sottolineano gli analisti dell’agenzia di rating Dongfang Jincheng, oggi c’è una forte divergenza tra la politica monetaria americana e quella cinese.
Finanziarsi in dollari costa caro a causa dei tassi della Federal Reserve; finanziarsi in yuan costa molto meno perché la banca centrale cinese mantiene condizioni espansive per sostenere la propria economia reale. Le aziende e le banche mediorientali hanno capito che emettere debito in valuta cinese conviene ai bilanci.
A chiudere il quadro ci ha pensato persino l’occidentale Fitch Ratings. Proprio mentre suonava la campanella a Dubai, l’agenzia ha confermato il rating “A” con outlook stabile per i sei maggiori colossi bancari statali cinesi (tra cui ICBC, la più grande banca al mondo per asset), alzando addirittura il giudizio sulla loro solidità intrinseca (Viability Rating) da BBB a BBB+. Questa liquidità su un mercato medioerientale







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