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La moneta fiscale spiegata facile

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ccf la moneta fiscale spiegata facile

La moneta fiscale è tornata alla ribalta con il Superbonus 110%, tanto abietto alla corte di Draghi da essere diventato epicentro di una lunga lotta agli sconti fiscali.

Fino alla realizzazione del progetto del 110% la moneta fiscale in Italia era stata solo ipotizzata, mentre in California, nella ricostruzione della Germania post bellica e post caduta di Weimar, più altri casi era stata ampiamente utilizzata.
In questo articolo vogliamo spiegarne le basi, così da permettere al lettore medio di impadronirsi dell’argomento e ragionare con la propria testa, invece che farsi trascinare dalle opinioni sbandierate dai pro e i contro moneta fiscale.

La moneta fiscale spiegata facile

In periodi di crisi si può far ripartire l’economia senza aumentare il debito pubblico, anzi riducendolo? È possibile una alternativa all’Euro senza uscire dalla moneta unica?

produzione industriale vs tassazione. CCF Sole 24 ore.fonte: Il Sole 24 Ore

Li chiamiamo anche crediti di imposta; con il decreto del 110%  ed il bonus facciate ne abbiamo avuto un esempio. Indipendentemente da come sono stati utilizzati, bene o male e in fretta e furia, il principio della moneta fiscale ha trovato il suo impiego per consentire agli italiani di riqualificare abitazioni e edifici commerciali o produttivi senza farsi carico dell’intera spesa. Che tu la ritenga una cosa giusta o sbagliata, non è compito di questo articolo fare sondaggi d’opinione. Quello che interessa qui è stabilire il fatto che la molteplicità di monete utilizzabili annoverano anche la moneta fiscale.

La moneta fiscale è un titolo di credito, cioè un buono sconto sulle tasse, emesso dallo Stato, che conferisce al possessore il diritto di utilizzarlo per adempiere al pagamento delle tasse. La moneta fiscale viene chiamata anche certificato di credito fiscale, certificato di compensanzione fiscale, o più comunemente “moneta parallela”.
La moneta fiscale può essere utilizzata in molti modi. Quello che illustriamo di seguito non è come è stata impiegata per i bonus citati poco fa, ma schematizza uno dei tanti sistemi in cui può essere creata ed utilizzata e ci serve per comprenderne gli elementi di base.

Chiameremo i buoni fiscali con il nome di: certificati di credito fiscale (CCF).

Lo schema dei CCF

Lo schema che proponioamo è molto semplice:

1) lo Stato emette dei buoni fiscali, con scadenza a due anni, per un importo proporzionale alle tasse che il cittadino o l’impresa dovrà pagare;

2) Il soggetto che riceve il buono ha due possibilità: a) lo tiene in serbo per quando sarà possibile scalarlo dalle tasse, quindi per due anni, b) può venderlo per incassare contanti necessari alle proprie spese;

3) I soldi entrati in circolazione nel caso b alimentano gli scambi, le vendite e gli acquisti di beni e servizi prodotti in Italia. Nel frattempo, su ogni transazione commerciale lo Stato comincia a prelevare in tasse  e ivaciò che gli è dovuto per le medesime transazioni;

4) Chi ha acquistato i buoni dal soggetto al punto 2 li utilizzerà alla scadenza, se prima avrà mobilitato dai propri conti correnti i soldi che altrimenti sarebbero rimasti inutilizzati;

5) Alla scadenza di questi buoni, ovvero quando chi li possiede andrà all’incasso dello sconto sulle tasse, lo Stato avrà già incassato il necessario per scontare dalle tasse l’ammontare dei vari buoni emessi, pur senza aver speso un soldo in deficit;

6) Lo Stato utilizza la moneta raccolta per finanziare la sepsa pubblica, cioè la restituisce ai cittadini rimmettendola nell’economia.

Perché la moneta fiscale?

Perché occorre rimettere in circolazione la quantità di denaro necessaria a creare occupazione. In secondo luogo con la moneta fiscale si possono promuovere investimenti privati per lo sviluppo del mercato. Tutto questo senza l’intermediazione degli istituti di credito. Che sia stata questa la ragione che ha mosso il banchiere di Goldman Sachs, Mario Draghi ad ostacolarlo?

In terzo luogo per promuovere investimenti pubblici possibili con i proventi fiscali derivanti dall’attività economica.

Il denaro è il carburante dell’economia. Oggi ci ritroviamo in piena deflazione/stagflazione, cioè girano meno soldi di quelli che servirebbero: cioè nell’economia reale.

È un po’ come avere una bellissima e potentissima macchina parcheggiata a bordo strada perché è rimasta con il serbatoio vuoto.

I ceritificati di credito fiscale (CCF) potrebbero essere la benzina che serve a farci ripartire e a prosperare.

Con il vincolo di bilancio in Costituzione, lo Stato non può spendere in deficit, ma possiamo sopperire a questo difetto immettendo denaro nell’economia senza chiedere prestiti ai mercati.

I promotori dei CCF sono: Marco Cattaneo, imprenditore nel settore degli investimenti; Giovanni Zibordi, imprenditore nel settore degli investimenti; Enrico Grazzini, giornalista economico; Stefano Sylos Labini.

La moneta fiscale così come congegnata dal gruppo di economisti, non ha trovato rilievi di illegalità da parte della BCE, che si è dovuta esprimere contro il parere di Banca d’Italia che la aveva bocciata.

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Che storia questi CCF!

Marco riceve un certificato di credito fiscale (CCF) Emesso dallo Stato, senza che questo abbia creato debito, ovvero è uno sconto sulle tasse che potrà utilizzare non prima di due anni. Ma questo buono ha un valore nominale immediato per un ammontare di 1.100 €. Marco non vuole aspettare due anni prima di usufruire di questo buono.

moneta fiscale spiegata facile 1: Marco riceve il bonus.

Nello stesso istante Johhny, sa già che a breve gli arriveranno un bel po’ di tasse da pagare. Ma se riuscisse a procurarsi dei buoni come quello che marco ha appena ricevuto dallo stato potrebbe risparmiare un bel po’. Decide di acquistare il buono di marco usando i soldi che ha fermi in banca in banca. Oggi, con la crisi e tutto il resto, investire è diventato rischioso e anche le banche non sono più un posto tanto sicuro dove lasciare i risparmi.


Marco ha la caldaia rotta. Un giorno incontra Johhny e gli racconta che ha appena ricevuto un CCF del valore di 1.100€ Senza che lo Stato abbia dovuto spendere un soldo o prenderne in prestito dai mercati, così non si è creato nuovo debito pubblico. Fra due anni potrà scontarlo dalle tasse, però ne può usufruire subito vendendolo in cambio di soldi con cui far riparare la caldaia.

moneta fiscale spiegata facile 2

Johhny si dimostra interessato all’acquisto del suo buono e gli offre di acquistarlo in cambio di 1000€ in contanti. 100 in meno del valore nominale del buono, così alla scadenza del CCF potrà scalare 1100€ dalle tasse guadagnandoci 100€ che è la differenza fra il valore del buono e la cifra che ha pagato a marco. Il lavoro gli va molto bene e se continua così fra due anni si ritroverà con un bel po’ di tasse da pagare. Meglio acquistare più CCF possibile e risparmiare un bel po’ di soldi… Corre in banca e preleva 1.000€ Per fare lo scambio con Marco.

 

La moneta fiscale comincia a dare i suoi effetti…
Clicca per ingrandire l’immagine.
Tutte le immagini sono estratte dal libro di Economia Spiegata Facile – EXTRA

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Immagini tratte dal libro di Economia Spiegata Facile- EXTRA (clicca) – disponibile anche in versione elettronica.


La moneta fiscale opera la disintermediazione da parte delle banche

La moneta fiscale ha suscitato perplessità, polemiche e dubbi. Uno in particolare è quello secondo cui i CCF creerebbero debito pubblico di pari valore all’emissione di moneta fiscale.
È di questo avviso la banca d’Italia, che lo ha dichiarato con un paper di qualche anno fa.
Tuttavia EUROSTAT ha smentito il parere della BdI (dato che è di sua competenza).

Forse il difetto principale dei CCF lo vedono solo le banche (e i banchieri alla Goldman Sachs tipo Draghi), poiché lo schema semplificato che abbiamo appena visto, dimostra come la liquidità potrebbe essere messa in circolazione senza passare attraverso le banche.

Ciò che conta è la dimostrazione nei fatti di come il Superbonus del 110% non abbia prodotto debito pubblico. Anzi. al contrario, ha fatto crescere il PIL e di conseguenza ha contribuito a contrastare il rapporto in crescita PIL/debito.

Questa e a molte altre questioni trovano risposte sul libro di Economia Spiegata Facile – EXTRA.

Una cosa pare essere vera; i CCF hanno contribuito ad aumentare l’inflazione. Ovvio, con una maggiore domanda si è venuto a creare un aumento dei prezzi. Ma se con i prezzi aumentano anche i salari, allora vuole dire che siamo entrati nel campo di quella che noi di economiaspiegatafacile.it chiamiamo inflazione buona.

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Meglio avere dei prezzi relativamente bassi ma stipendi da fame (specie in un periodo bellico che fa aumentare i prezzi dell’energia) o prezzi in aumento ma salari dignitosi?
Chi è convinto che la seconda opzione sia più vantaggiosa, si starà chiedendo perché, invece di bloccare il meccanismo della cessione dei crediti, Draghi e poi il Governo Meloni, non abbiano allargato l’utilizzo della moneta fiscale a tutti i settori economici che ne avrebbero bisogno.

Ma questo dovremmo chiederlo direttamente al MIGLIORE: Mr. Goldma Sachs.


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