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La maxi-commessa per le navi d’assalto LSM e il rilancio della capacità di intervento degli USA. Un successo per Fincantieri-Marinette

La US Navy si riorganizza per il Pacifico e affida a Fincantieri la costruzione delle nuove navi d’assalto anfibio medie LSM . Un affare miliardario che rilancia anche la cantieristica italiana.

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Dopo anni di mancato rinnovamento della propria forza da sbarco, e quindi di intervento anfibio, l’amministrazione americana ha deciso di cambiare strada e investire pesantemente in questo settore. Quindi, per la Marina degli Stati Uniti, è arrivato il momento di riorganizzare la propria flotta per affrontare i mari tesi dell’Indo-Pacifico. E, per ricostruire la propria potenza navale Washington ha dovuto affidarsi anche al genio navale italiano.

Fincantieri, attraverso la sua controllata americana Fincantieri Marine Group (FMG), ha infatti appena messo a segno un colpo da maestro. Ad aprile 2026, l’azienda si è assicurata una posizione di vertice nel programma  Landing Ship Medium (LSM), il progetto cruciale per la mobilità delle forze armate americane nei contesti operativi più complessi.

Il programma LSM: cosa sono e perché servono

Per capire la portata economica e militare dell’evento, bisogna guardare ai numeri e alle necessità tattiche. La US Navy ha un disperato bisogno di colmare il divario tra i piccoli mezzi da sbarco a corto raggio e le gigantesche (e costose) navi anfibie tradizionali. La risposta è la nuova classe di navi, che informalmente viene definita “Classe McClung“, anche non c’è alcuna ufficialità al nome, e  che comprenderà, secondo le previsioni, ben 36 unità.

Queste navi sono il cuore della nuova strategia logistica: permettono spostamenti rapidi e distribuiti, essenziali se si immagina uno scenario di isole contese nel Pacifico. La Marina americana, per accelerare i tempi e non far esplodere i costi, ha fatto una scelta industriale molto pragmatica. Invece di inventare tutto da zero, ha preso un progetto commerciale olandese già rodato (il Damen LST 100) e ha cambiato le regole degli appalti, introducendo la figura del Vessel Construction Manager (VCM), una sorta di direttore di progetto che, centralmente, ha definito le caratteristiche future del mezzo.

Questo manager privato gestisce la costruzione smistando il lavoro su più cantieri in parallelo. I due cantieri scelti per l’avvio della produzione sono l’americana Bollinger Shipyards e, appunto, la nostra Fincantieri Marinette Marine. Fincantieri ha già portato a casa un primo contratto da 30 milioni di dollari per l’ingegnerizzazione e l’acquisto dei materiali delle prime quattro navi, i cui lavori inizieranno nell’ultimo trimestre del 2026.

Questo impegno è necessario per la permanenza strategica statunitense nel Pacifico, che non può avvenire senza una credibile forza anfibia in grado di schierare e rifornire in modo rapido una forza d’intervento rilevante.

Storia di un successo: l’ecosistema Fincantieri negli USA

Come ha fatto un’azienda italiana a diventare un pilastro della difesa americana? Non è successo per caso. È il frutto di una visione industriale a lungo termine e di un investimento massiccio di circa 1 miliardo di dollari. Oggi, Fincantieri Marine Group vanta un vero e proprio ecosistema produttivo che dà lavoro a circa 3.000 persone, suddiviso in quattro cantieri strategici:

  • Fincantieri Marinette Marine (Wisconsin)
  • Fincantieri Bay Shipbuilding (Wisconsin)
  • Fincantieri ACE Marine (Wisconsin)
  • Fincantieri Marine Repair (Florida)

Questa struttura si è rivelata estremamente resiliente. Basti pensare al recente riassetto del programma delle fregate Constellation. Nel novembre del 2025, la US Navy ha deciso di tagliare i contratti per quattro fregate, mantenendone solo due in costruzione a Marinette. Poteva essere un duro colpo, ma la flessibilità del gruppo ha permesso di assorbire l’urto. Fincantieri ha mantenuto i cantieri attivi e si è riposizionata immediatamente sulle nuove priorità del Pentagono: navi anfibie, rompighiaccio e piattaforme speciali.

LSM visione laterale

La US Navy investe pesantemente

Dal punto di vista economico, stiamo assistendo a un classico meccanismo di stimolo statale che nutre l’industria pesante. Il piano di costruzioni navali della US Navy per l’anno fiscale 2027 (FY27) prevede una spesa mostruosa di 65,8 miliardi di dollari.

Questa enorme iniezione di spesa pubblica non serve solo a comprare navi, ma a mantenere in vita e sviluppare la base industriale del Paese. I cantieri navali hanno bisogno di un flusso di cassa costante per mantenere le competenze degli operai e aggiornare le tecnologie. Fincantieri, inserendosi in questo flusso, garantisce ai propri stabilimenti nel Wisconsin un orizzonte di lavoro stabile per i prossimi decenni, ammortizzando gli investimenti passati e generando un indotto vitale per l’economia locale.

Il futuro: droni marini e sicurezza sul lavoro

Ma l’industria navale non è solo acciaio e saldature. È anche alta tecnologia. Proprio in quest’ottica, ad aprile 2026, Fincantieri ha annunciato un’alleanza con Saildrone per creare la classe “Spectre”, dei droni marini di superficie (USV) ad alta velocità. Un mercato, quello delle unità senza equipaggio, destinato a esplodere nei prossimi anni.

A fare da cornice a tutto questo, c’è un elemento che troppo spesso viene trascurato ma che è fondamentale per l’efficienza economica di un’azienda: la sicurezza. Un cantiere sicuro è un cantiere che non si ferma, che non subisce cause legali e che lavora con efficienza. Non a caso, il Shipbuilders Council of America ha premiato Fincantieri ACE Marine e Fincantieri Marine Repair per l’eccellenza e il miglioramento nella sicurezza, con tassi di infortuni ridotti ai minimi storici nel 2025.

Saildrone “Spetre” in versione d’attacco

In conclusione, la vicenda di Fincantieri negli USA è la dimostrazione di come una solida capacità industriale, unita a una gestione intelligente dei rapporti con la committenza pubblica, possa trasformare le tensioni geopolitiche globali in una formidabile opportunità di crescita economica e tecnologica.

 

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