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La lezione cinese sul dumping: dominio sui pannelli solari, prezzi in rialzo e il monito per l’auto europea

La Cina ferma la guerra dei prezzi sui pannelli solari dopo aver distrutto la concorrenza. Rincari in arrivo. Il modello Pechino ci avverte: le auto elettriche europee faranno la stessa fine.

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L’era dei pannelli solari a prezzi stracciati, che ha alimentato la rincorsa globale alle energie rinnovabili, sembra essere giunta al capolinea. E non si tratta di una semplice fluttuazione del libero mercato, ma del manuale del perfetto monopolista di Stato applicato su scala globale. La Cina, dopo aver inondato il mondo di moduli fotovoltaici sottocosto, ha deciso che è arrivato il momento di passare all’incasso.

Per comprendere la portata di questo cambiamento, dobbiamo guardare ai numeri recenti. Secondo i dati di BloombergNEF e InfoLink, i prezzi dei moduli solari cinesi hanno invertito la rotta: dai minimi storici di 9 centesimi di dollaro per watt di fine dicembre, sono saliti a 11,4 centesimi a metà aprile, con previsioni di Wood Mackenzie che indicano un possibile approdo a 15-16 centesimi entro fine anno.

Dietro questi rincari si celano due fattori:

  • Un rally del prezzo dell’argento, componente fondamentale dei pannelli, spinto dalle tensioni geopolitiche globali.
  • Un preciso e drastico intervento del governo di Pechino.

Le società produttrici avevano scatenato una vera e propria guerra commerciale nel settore spingendo al minimo i margini, anzi spesso producendo in perdita, ma questo aveva permesso di conquistare fette importanti del mercato mondiale. Ecco il quadro economico che ha portato a questa decisione:

Produttore / SettorePerdite stimate (2024-2025)Causa Principale
Settore Solare Cinese~$5 miliardiGuerra dei prezzi e sovrapproduzione
Longi (Leader)~$2 miliardiVendite sottocosto per quote di mercato
Jinko Solar~$450 milioniPressione sui margini operativi

La strategia di Pechino è un caso di studio perfetto di dumping industriale di matrice statale. In una prima fase, il governo lascia apparentemente libera la concorrenza interna, ma in realtà inonda le proprie aziende di sussidi diretti e indiretti. Questo permette ai produttori cinesi di vendere sistematicamente sottocosto sui mercati internazionali. Il risultato? L’industria solare occidentale viene letteralmente spazzata via. Oggi, oltre l’80% della produzione globale di pannelli è saldamente in mani cinesi (74% su eolico e solare combinati)

Una volta raggiunto il dominio totale, scatta la fase due. Le perdite miliardarie accumulate dalle aziende cinesi iniziano a pesare e a sollevare timori di deflazione interna. A questo punto, il governo interviene per razionalizzare il mercato e restringere la concorrenza. Come? Tagliando i rimborsi fiscali per le esportazioni di pannelli solari. Di fatto, costringendo i produttori ad alzare i prezzi e scaricando il costo dell’oligopolio sui clienti di tutto il mondo.

Come ha candidamente ammesso Xiande Li, presidente di Jinko Solar, le politiche governative stanno guidando l’industria “lontano dalla pura concorrenza sul prezzo”. Tradotto dal mandarino: il cartello di Stato ha deciso che la guerra dei prezzi è finita. L’annuncio delle nuove regole fiscali ha generato un’impennata record delle esportazioni a marzo (68GW), con i compratori internazionali in corsa per anticipare i rincari.

La transizione energetica europea e americana costerà di più e sarà quindi più complicata. Sebbene il solare rimanga competitivo, soprattutto in una fase in cui le tensioni in Medio Oriente mettono a rischio le forniture di combustibili fossili, i margini di risparmio per gli utenti finali si ridurranno drasticamente.

Ma la vera lezione di questa vicenda va ben oltre i tetti fotovoltaici. È un monito per la politica industriale occidentale, spesso troppo innamorata delle teorie liberiste per comprendere le logiche di potenza delle nazioni concorrenti. La Cina ha fatto una politica industriale da paese conquistatore: prima ha abbattuto i prezzi al massimo con i contributi statali, poi, una volta devastata la concorrenza internazionale, è passata all’incasso. E gli europei? Come fessi ci sono cascati.

Oggi i pannelli solari, domani le auto elettriche. Il copione per il settore automotive è già scritto: sovraccapacità produttiva sostenuta dallo Stato, inondazione dei mercati europei con veicoli a prezzi imbattibili, distruzione della concorrenza locale. E, una volta chiusi gli stabilimenti in Germania o in Italia, la stretta sui prezzi per massimizzare i profitti. L’Occidente osserva, compra a debito e, purtroppo, non impara.

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