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La guerra del petrolio gela la crescita globale: Fitch lancia l’allarme, ma la tecnologia fa da scudo

I salari scendono e i costi delle imprese volano alle stelle. Ecco lo scenario peggiore elaborato da Fitch e le nuove stime di crescita: Stati Uniti in frenata, Eurozona allo 0,9%.

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Il conflitto armato tra Stati Uniti e Iran presenta finalmente il suo conto salato, e l’economia mondiale è costretta a pagare. Secondo l’ultimo Global Economic Outlook di giugno 2026 redatto da Fitch Ratings, la crisi petrolifera ha spinto gli analisti a tagliare le stime di crescita globale per quest’anno, abbassandole al 2,4% (una perdita netta dello 0,2%).

Le ragioni di questa brusca frenata sono le solite vecchie conoscenze di chi guarda all’economia di tutti i giorni. L’inflazione, spinta dall’energia, torna a farsi sentire, riducendo il potere d’acquisto dei salari reali. Le famiglie consumano meno e le aziende, dal canto loro, vedono schizzare verso l’alto i costi per produrre le merci, azzerando i margini di guadagno.

La chiusura dello Stretto di Hormuz, punto di passaggio vitale per il commercio di greggio, è giunta alla sua quattordicesima settimana. Nessuno si aspetta una riapertura prima di luglio. Questo ha costretto gli esperti a rivedere al rialzo il prezzo medio del barile di Brent per il 2026, portandolo a 87 dollari contro i 70 previsti solo lo scorso marzo. Certo, non siamo ancora nel panico degli anni ’70, quando i prezzi reali toccarono i 170 dollari, anche perché oggi il mondo ha bisogno di meno petrolio per produrre ricchezza. Tuttavia, il colpo è forte.

A evitare il crollo totale dei mercati, con un paradosso tutto moderno, ci pensa l’esplosione incontrollata degli investimenti in Intelligenza Artificiale. Il settore informatico sta versando miliardi per aggiornare i propri sistemi. Questo boom tecnologico tiene in vita il commercio mondiale e spinge al massimo le esportazioni in Asia. Basti pensare che le vendite globali di semiconduttori sono volate dell’80% in un solo anno.

Ecco come cambiano le previsioni di crescita per le principali aree:

Area GeograficaNuova Stima 2026Variazione
Cina4,6%+ 0,3%
Emergenti (escl. Cina)3,2%– 0,2%
Stati Uniti1,9%– 0,3%
Eurozona0,9%– 0,4%

Fitch ha però voluto esplorare anche lo scenario peggiore. Se le tensioni dovessero portare il petrolio a una media di 100 dollari al barile, con un conseguente calo delle borse del 10% e una forte stretta sui prestiti, i numeri diventerebbero drammatici. In questo quadro avverso, l’economia degli Stati Uniti crescerebbe di un misero 0,8%, mentre la vecchia Europa sprofonderebbe in una stagnazione profonda, fermandosi allo 0,3%.

L’impatto dell’energia cambia le carte in tavola anche per i tassi di interesse. La paura che l’inflazione torni fuori controllo ha convinto la Federal Reserve americana e la Banca d’Inghilterra a tenere i tassi fermi per tutto l’anno, rimandando ogni taglio al 2027. La BCE, invece, aumenterà i tassi a giugno, una mossa che appare quasi certamente destinata a essere annullata l’anno prossimo. Si tratta di mosse che seguono una consolidata, vecchia, tradizione, ma che rischiano di avere un impatto brutale, soprattutto in Europa, su un’economia già indebolita.

In questo quadro difficile, a sostenere la domanda globale ci penserà ancora una volta il bilancio degli Stati. Negli USA, il governo allargherà il deficit pubblico rispetto al 2025, immettendo denaro nel sistema per compensare i consumi fermi. In Germania, il grande piano di riarmo e la nuova spesa militare garantiranno una crescita aggiuntiva dello 0,8% in tre anni. Insomma, quando l’incertezza blocca i privati, solo la spesa pubblica può evitare la paralisi del sistema. Questo però sarà accompagnato da controllo del Budget in Francia , Italia e Spagna.

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