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La grande manipolazione sui riscaldamenti: in Germania si inventano i rincari del pellet per imporre le pompe di calor

La burocrazia contro il risparmio delle famiglie: come le autorità manipolano le stime sui prezzi del pellet per spingere l’acquisto forzato delle pompe di calore.

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Milioni di famiglie tedesche rischiano di pagare un conto salatissimo a causa di una vera e propria alterazione statistica orchestrata da enti pubblici. Mentre i cittadini cercano di difendere i propri risparmi scegliendo il riscaldamento a legna e biomassa, l’apparato burocratico spinge affinché questa alternativa economica sparisca dai radar. La strategia è sottile: diffondere proiezioni di prezzo prive di fondamento per allarmare i consumatori e indirizzarli a forza verso le costosissime pompe di calore.

In Germania lo scontro economico è ormai esploso alla luce del sole. Dopo il fallimento politico della contestatissima legge sul riscaldamento voluta dai Verdi, ci si attendeva un ritorno alla razionalità. Al contrario, l’Ufficio Federale per l’Ambiente (UBA) ha diffuso proiezioni ufficiali che ipotizzano una crescita esponenziale dei prezzi del pellet fino al 2045, etichettando la biomassa come una rischiosa «trappola economica».

Su quale stravagante principio economico poggia questa allarmante tesi governativa? I tecnici dell’ente sostengono che esista un «accoppiamento di mercato» automatico tra il pellet e il gas naturale fossile. In pratica, poiché entrambi competono per scaldare le abitazioni, i produttori di pellet aumenterebbero i loro listini allo stesso identico ritmo del gas.

La biomassa: un riscaldamento conveniente. Immagine illustrativa Unsplash

Una spiegazione che ignora le basi più elementari della formazione dei prezzi. Il valore del gas naturale risente di tensioni geopolitiche internazionali, costi di rigassificazione, oneri di rete e, soprattutto, di pesanti tasse sulla CO2 destinate a crescere per legge. Il pellet, al contrario, è un combustibile biologico ottenuto dagli scarti delle segherie, totalmente esente da carbon tax e generato all’interno di filiere corte regionali. Inoltre il gas ha delle fonti geograficamente identificate, USA, Russia, Golfo Persico, sottoposte a tensioni politiche. Il Pellet si produce ovunque ci sia legname, anche in Europa.

Far salire il prezzo della segatura di pari passo con un idrocarburo fossile iper-tassato è un puro artificio contabile privo di qualsiasi logica industriale e geopolitica.

Come evidenziato da Martin Bentele, direttore del Deutsche Pellet-Institut (DEPI), il prezzo del combustibile legnoso segue la disponibilità della materia prima e la salute dell’edilizia, non le dinamiche del metano:

  • Più legno da costruzione viene lavorato, maggiore è la quantità di scarti di segatura disponibili a basso costo;
  • La filiera è locale e indipendente da strozzature logistiche marittime o da cartelli esteri;
  • Negli ultimi dieci anni, il risparmio reale del pellet rispetto al gas è oscillato stabilmente tra il 12% e il 47%.

La distanza tra i modelli burocratici e la realtà economica è evidente:

Parametro economicoGas NaturalePellet di Legno
Origine della filieraImportazione internazionaleScarti locali della lavorazione del legno
Tassazione climaticaAccise e quote CO2 in continuo aumentoEsente da carbon tax (ciclo CO2 neutro)
Quota calore green (Germania)0% (Fonte fossile)84% del totale rinnovabile solido
Dinamica di prezzoDipendente da finanza e geopoliticaLegata all’offerta locale di legname

Il paradosso diventa evidente quando si guardano i dati reali della transizione termica. In Germania la biomassa solida fornisce da sola 136 terawattora di calore pulito, contro gli appena 25 terawattora generati dalle pompe di calore. Senza il legno, la transizione ecologica tedesca semplicemente si fermerebbe.

Eppure, diffondendo previsioni distorte attraverso portali di consulenza come CO2online, gli enti pubblici spingono la stampa a titolare che la legna «costa troppo». Il risultato pratico è un danno diretto alle famiglie: le si induce a investimenti da decine di migliaia di euro per adattare vecchi immobili alle pompe di calore, scartando soluzioni a biomassa subito disponibili e molto più abbordabili.

Non è nemmeno la prima volta che l’agenzia ambientale tedesca interviene per frenare la filiera forestale. Già in passato ha provato a descrivere il legno come nocivo per il clima con perizie discutibili, ignorando il ciclo naturale del carbonio ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica.

Alle formali rimostranze dei produttori, l’UBA ha opposto una risposta glaciale: le stime non verranno corrette per ora e se ne riparlerà forse nelle prossime edizioni dei report.  Nel frattempo, però, le famiglie prendono decisioni d’acquisto sulla base di numeri alterati.  Le agenzie statali fanno di tutto pur di distorcere le decisioni dei cittadini.

Lo Stato dovrebbe proporre informazioni neutre, lasciando che il cittadinoscelga a seconda delle proprie disponibilità economiche e sensibilità personali. Quando invece gli enti pubblici forniscono informazioni sbagliate e perfino rifiutano di correggerle, abbiamo il vero inizio di un regime politico. La democrazia si basa sulla trasparenza dello stato e delle informazioni da lui distribuite, eppure nello Stato tedesco, sempre così attendo alla “Difesa della Democrazia”, nessuno pensa di fare nulla

 

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