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La grande corsa al gas: la sfida tra Algeria e Marocco per dissetare l’Europa
L’Europa ha fame di gas e l’Africa si prepara a servirlo. Algeria e Marocco si sfidano in una titanica corsa da decine di miliardi di dollari per collegare le immense riserve della Nigeria all’Europa. Tra cantieri nel deserto, manovre di Washington e tensioni geopolitiche, chi vincerà la guerra dell’energia?

La ridefinizione delle mappe energetiche globali non passa solo per i tavoli diplomatici europei, ma si snoda attraverso le sabbie del Sahara e le coste atlantiche dell’Africa. Con l’Europa costantemente alla ricerca di forniture stabili per affrancarsi definitivamente dalla dipendenza orientale, le immense e parzialmente inespresse riserve di gas della Nigeria sono diventate il premio più ambito. E per portare questa ricchezza nei gasdotti del Vecchio Continente, due potenze regionali storicamente rivali hanno ingaggiato una corsa contro il tempo: Algeria e Marocco. Rabat è molto ambiziosa e assertiva, ma, in questo momento, Algeri si è già portata avanti.
Questa è vera e propria sfida per l’egemonia geopolitica ed economica del Nord Africa. Da un lato, l’Algeria cerca di sfruttare la tirannia della geografia, che la pone come ponte naturale e più breve verso l’Italia e la Spagna. Dall’altro, il Marocco gioca la carta della stabilità istituzionale e delle potenti alleanze internazionali, in primis con gli Stati Uniti.
Il Vantaggio Competitivo di Algeri
La notizia delle ultime settimane segna un punto a favore di Algeri: l’inizio formale della costruzione del tratto algerino del Gasdotto Trans-Sahariano. Un’opera titanica, pensata già negli anni ’70 e rispolverata prepotentemente dopo gli shock energetici del 2022.
gasdotto Trans-Sahariano
Il piano è lineare, sebbene logisticamente complesso. La società statale Sonatrach si è incaricata di posare 1.210 chilometri di tubi che si innesteranno nel nodo cruciale di Aoulef, nel sud-ovest del Paese. Da lì, il gas potrà sfruttare la fitta e collaudata rete algerina che già oggi pompa energia vitale verso le coste italiane e spagnole.
L’intero tracciato, lungo oltre 4.100 chilometri, attraverserà Nigeria, Niger e Algeria. Il costo stimato si aggira intorno ai 13 miliardi di dollari. La vera scommessa algerina, tuttavia, risiede nella tempistica e nell’economia di scala: avendo già un’infrastruttura di esportazione matura e funzionante, l’investimento marginale per collegare la Nigeria risulta inferiore rispetto a progetti alternativi. Il Niger ha confermato che i lavori per i suoi 720 chilometri di competenza inizieranno nei primi mesi del 2027. Resta però un’incognita non trascurabile: il rischio sicurezza legato all’instabilità cronica del Sahel.
La contromossa di Rabat e il peso di Washington
Dall’altra parte del confine chiuso dal 1994, il Marocco non resta a guardare. La diplomazia economica di Rabat si è mossa con estrema rapidità. Pochi giorni prima dell’annuncio operativo algerino, delegazioni marocchine battevano i corridoi di Washington per assicurarsi i capitali necessari a finanziare un progetto ben più ambizioso e costoso: il Gasdotto Atlantico Nigeria Marocco.
Questo tracciato aggirerebbe il cuore instabile del continente, risalendo la costa occidentale e collegando i giacimenti di Nigeria, Senegal e Mauritania attraverso ben dieci nazioni africane prima di approdare in Marocco, per poi connettersi al preesistente gasdotto Maghreb-Europa. Tutto offshore, ma anche lunghissimo, molto più lungo di quanto visto prima.
Le ricadute di un progetto del genere, valutato intorno ai 25 miliardi di dollari, sono enormi. Non si tratta solo di trasportare idrocarburi, ma di integrare economicamente un’intera fascia costiera, creando un blocco commerciale interdipendente a guida marocchina. I recenti documenti strategici statunitensi lodano il progetto, sottolineando come Rabat offra garanzie di sicurezza e alleanze politiche decisamente più solide rispetto alla controparte algerina. Però Algeri ha dalla sua la geografia e contatti colali molto migliori, ad esempio con le popolazioni indigene.
Un’analisi economica: moltiplicatori e razionalità
L’infrastruttura crea il mercato e fornirà molto gas,. se realizzata, per l’Europa, ma attenzione, ci sono delle strette condizioni affinché questo avvenga. Delle condizioni devono essere rispettate.
- Duplicazione inefficiente: Costruire due gasdotti concorrenti per servire il medesimo bacino di utenza finale (l’Europa) partendo dalla stessa fonte (la Nigeria) è una palese inefficienza allocativa dei capitali. Bisogna dire che passando per il Niger potrebbe anche portare alle sfruttamento di giacimenti non ancora sviluppati perché troppo isolati.
- La Corsa al Finanziamento: La vera battaglia si gioca oggi sui mercati finanziari. Il primo paese che riuscirà a chiudere i contratti di fornitura (take-or-pay) e a ottenere i prestiti sindacati, renderà automaticamente antieconomico e irrealizzabile il progetto rivale.
L’Algeria vanta un PIL superiore del 50% rispetto a quello marocchino, alimentato proprio dalle rendite degli idrocarburi. Ma il Marocco vanta tassi di crescita più dinamici, una maggiore capacità di attrarre investimenti diretti esteri e un apparato industriale più diversificato.
| Caratteristica | Gasdotto Trans-Sahariano (Algeria) | Gasdotto Atlantico (Marocco) |
| Lunghezza Totale | 4.128 km | Oltre 5.600 km (stima) |
| Costo Previsto | ~ 13 miliardi di $ | ~ 25 miliardi di $ |
| Paesi di Transito | Nigeria, Niger, Algeria | 10 nazioni costiere africane |
| Vantaggio Principale | Percorso più breve, rete esistente | Sicurezza geopolitica, appoggio USA |
| Ostacolo Maggiore | Terrorismo e instabilità in Niger | Costi altissimi, complessità diplomatica |
La contesa sul gas è, in ultima istanza, il riflesso di un conflitto egemonico che affonda le radici nella questione del Sahara Occidentale. L’economia diventa l’arma per dimostrare la propria superiorità in tempo di pace. L’Algeria ha posato il primo tubo nel deserto, ma il Marocco ha mosso le sue pedine a Washington, ma questo non rende la sua costruzione più semplice o meno costosa. La partita per scaldare l’Europa è appena iniziata.








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