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LA FOLLIA DEL FISCAL COMPACT, COSA ASPETTANO A ROTTAMARLO? (di A.M.Rinaldi)

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E’ notizia che l’applicazione del Fiscal Compact slitterà al 2018 e questo senz’altro darà un poco di ossigeno a Renzi sul versante dei conti pubblici. Infatti, nella nota di aggiornamento del DEF, diramato dal Ministero dell’Economia il 18 settembre scorso, prevede lo spostamento dei limiti di spesa indicati in primavera, tanto da rivedere il deficit per il 2016 a quota 2,2% e la posticipazione del pareggio di bilancio dal 2017 al 2018.

Peccato che questo nuovo Parlamento (che ricordo non ha ratificato il Trattato sulla Stabilità, meglio conosciuto come Fiscal Compact, e la modifica dell’art.81 della Costituzione che ne recepisce il principio del pareggio di bilancio), non abbia sentito l’esigenza di avviare un dibattito per modificare o almeno proporre una moratoria che ne fermasse i perversi effetti. Eppure avrebbero avuto la possibilità, dinanzi alle istituzioni europee, di farsi forti con le eccezioni di illegittimità avanzate dal prof. Giuseppe Guarino, che sin dalla fine del 2012 aveva prodotto una lucidissima ed inattaccabile tesi giuridica per la non applicabilità del Trattato.

Ma come al solito noi italiani riusciamo sempre a compiere due errori simultaneamente al punto di amplificarne i disagi per noi stessi. Non abbiamo verificato preventivamente le conseguenze a cui saremo andati incontro con l’applicazione del Fiscal Compact e che la ratifica avrebbe di fatto consegnato una ulteriore arma potentissima nelle mani dell’Europa per condizionare ancora di più le sorti del nostro Paese estraniando completamente e definitivamente Governo e Parlamento da qualsiasi potere decisionale in tema di disciplina di bilancio.

Ricordiamo che con il Trattato sulla Stabilità vengono irrigiditi i parametri di convergenza previsti sin dai tempi di Maastricht: il 3% di deficit diventa pareggio di bilancio, con tolleranza 0,5% per i paesi con rapporto debito/PIL superiore al 60% e dell’1% per quelli con debito pari o inferiore al 60% e che il debito pubblico rientri tassativamente entro il valore del 60% sul PIL in vent’anni al ritmo del 5% annuo.

Vincoli che se rispettati getterebbero le economie asfittiche di gran parte dei paesi che hanno ratificato il Trattato in ulteriore deflazione per le politiche rigide di bilancio a cui sarebbero chiamate a mettere necessariamente in atto.

Il Governo Renzi cerca ora di convincere Bruxelles, barattando l’aumento della stima di crescita del PIL (0,9% per il 2015 e 1,6% per il 2016) contro la possibilità di spendere un 0,8% in più (circa 13 Mld.), che gli consentirebbe di ridurre le tasse e di avere un minimo di manovra sulle politiche d’investimento.

Ma il nodo dell’applicazione a regime di quanto previsto dal Fiscal Compact rimane. Dando per buone le previsioni di crescita del PIL indicate dal Governo italiano pari allo 0,9% nel 2015, 1,6% rispettivamente per il 2016 e 2017, per il 2018 bisognerebbe diminuire il deficit/PIL allo 0,5%, il che tradotto in soldoni significa, visto che si viaggia attualmente e per il prossimo biennio intorno al 2,2%, reperire allo scopo non meno di  27/28Mld.

Per non parlare poi della diminuzione del 5% sull’eccedenza del 60% del debito prevista sempre dal Fiscal Compact. Anche qui in proiezione siamo, prendendo sempre per buone le previsioni del governo sulla crescita e che il debito non aumenti in modo esponenziale visti i deficit oltre il 2%, chiamati a reperire risorse per non meno di 28/30Mld.

Insomma lacrime e sangue senza preoccuparsene più di tanto, forse in attesa che qualcuno in Europa nelle nostre stesse condizioni se non peggio, rimetta in discussione la follia del Trattato sulla Stabilità magari proprio con le eccezioni di Guarino! Forse chi ci governa non tiene conto del fatto che l’appartenenza all’euro ha condannato il nostro Paese a reperire i fabbisogni finanziari dello Stato solo agendo sulla leva fiscale e/o con il taglio della spesa pubblica e pertanto qualsiasi aggiustamento dei conti pubblici passa esclusivamente per le tasche dei cittadini e del sistema delle imprese. Se non rottamiamo subito il Fiscal Compact disinnescando la bomba ad orologeria che contiene nei suoi vincoli , sarà lui a rottamare noi e in modo irreversibile.

Antonio M. Rinaldi

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