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Cieli inquieti sulle Alpi: l’Austria lancia gli Eurofighter contro i voli “Segreti” USA. Cosa succede?
Due giorni di allarmi e caccia in decollo rapido: l’Austria blocca gli aerei spia delle Forze Speciali USA. Un errore di carte o una forzatura militare in vista del Medio Oriente?

Siamo tornati al 1918, quando i caccia austro-ungarici cercavano di fermare i bombardieri Caproni e SVA italiani sulle Alpi? I cieli neutrali dell’Austria si sono improvvisamente scaldati nelle scorse settimane. Per due giorni di fila, l’Aeronautica austriaca ha fatto decollare d’urgenza i suoi caccia Eurofighter per intercettare aerei militari degli Stati Uniti che si trovavano dove non dovevano essere. Non parliamo di normali aerei cargo, ma di velivoli legati al Comando per le Operazioni Speciali americano. Ne ha parlato direttamente su X il ministro della difesa austriaco:
Auslösung Priorität A und Einsatz von zwei Eurofighter auf Grund Überflug von zwei PC12 der US Air Force um 12:31 Uhr zum Zweck der Identifizierung. #Bundesheer
— Michael Bauer (@Bundesheerbauer) May 11, 2026
Perché un paese pacifico e neutrale fa decollare caccia armati contro gli alleati americani? Da dove venivano questi aerei spiati nei cieli europei? E, soprattutto, è il segnale di una nuova tensione internazionale? Vediamo i fatti in modo chiaro, valutando anche il peso economico di questa “guerra burocratica”.
La cronologia dei fatti
Tutto si svolge in poche ore di grande allerta, tra domenica 10 e lunedì 11 maggio 2026.
- 10 Maggio, ore 14:10: L’Austria rileva due aerei USA che si avvicinano allo spazio aereo senza autorizzazione nella zona di Totes Gebirge, quindi ben dentro l’Austria, non un passaggio di confine. Scatta l’allarme rosso (Priority A). Due Eurofighter decollano. Appena intercettati, gli aerei USA fanno dietrofront verso Monaco di Baviera, in Germania.
- 11 Maggio, ore 12:31: Un nuovo decollo su allarme per controllare altri due aerei USA. Questa volta il sorvolo era approvato, e i caccia austriaci si limitano a scortarli e verificare che i dati corrispondano ai permessi.
Michael Bauer, portavoce della Difesa austriaca, ha commentato la violazione del 10 maggio con freddezza istituzionale: “La questione sarà risolta per via diplomatica”. Dall’altra parte, il Comando Europeo degli Stati Uniti (EUCOM) ha cercato di calmare le acque, parlando di un banale intoppo di scartoffie: “Questo volo ha avuto luogo dopo che un errore amministrativo nei documenti è stato corretto”. Ovviamente l’Austria cerca di minimizzare in un momento
Chi erano gli “Intrusi”?
Un’latra particolarità è collegata agli aerei. Gli aerei identificati sono dei “PC-12”. Nel mondo militare americano, questo indica quasi certamente gli U-28A Draco. Si tratta di piccoli aerei a elica, derivati da modelli commerciali a turboelica della Pilatus, dall’aspetto innocuo, ma carichi di tecnologia:
- Telecamere avanzate ad alta definizione.
- Sistemi per ascoltare, bloccare e rintracciare le comunicazioni radio nemiche.
- Ponti radio per inviare video in diretta alle truppe speciali a terra.
Pilatus U-28 Draco
Non sono aerei da bombardamento, ma “occhi” letali che volano ad alta quota per spiare di nascosto. Il loro numero esatto è riservato, ma sono fondamentali per le operazioni antiterrorismo globali degli Stati Uniti. L’10 maggio, un piano di volo ufficiale era stato presentato per due aerei in viaggio dalla base inglese di RAF Mildenhall verso Bucarest, in Romania. Tuttavia, gli aerei intercettati poco dopo sembrano essere velivoli diversi, apparsi fuori rotta, dal nulla, magari provenienti da Aviano, magari dalla Germania o dalla Polonia.
Segnali di tensione e precedenti storici
Non c’è una crisi politica diretta tra Washington e Vienna. C’è, piuttosto, un enorme problema logistico americano. Con l’Operazione Epic Fury in corso contro l’Iran, il traffico militare verso il Medio Oriente è alle stelle. Per non fare giri lunghissimi passando per la Francia, gli aerei americani tagliano spesso sopra le Alpi svizzere e austriache, anche se i due paesi non sono NATO e quindi non hanno nessun obbligo di concedere il proprio spazio aereo. Però gli USA cercano di aggirare o ignorare il problema.
A volte, pur di far passare i rifornimenti in fretta, gli USA forzano la mano. Non è una novità: nel 2002, per aggirare i permessi austriaci, l’Aeronautica USA nascose due aerei da attacco “invisibili” F-117 facendoli volare attaccati sotto le ali di un grande aereo cisterna. Furono scoperti e fotografati dai caccia austriaci, scatenando aspre proteste diplomatiche.
Le ricadute economiche: il prezzo della neutralità
Far decollare due Eurofighter in emergenza costa decine di migliaia di euro all’ora in carburante, manutenzione e logistica. L’Austria paga a caro prezzo la sua posizione neutrale per difendere fisicamente i propri confini aerei, e non per niente a ordinato del caccia leggeri/addestratori Macchi M 346FA da Leonardo per queste attività di ordinaria amministrazione: le intercettazioni costano una frazione.
Gli Eurofighter sono da anni al centro di polemiche per i costi altissimi, anche perché non hanno armi per attaccare al suolo; possono solo fare da “polizia dell’aria”. Però vanno ancora benissimo per intercettare gli aerei dei corpi speciali americani che, senza chiedere il permesso, decidono di far passare i propri aerei dove vogliono, anche se non in paesi alleati.






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