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La Corte Suprema USA ordina il ritorno del nome di Trump sulle schede elettorali in Colorado. Resta però una minaccia

La Corte Suprema, come prevedibile, obbliga il Colorado e gli altri stati che lo avevano seguito a reintrodurre il nome di Donald Trump sulla scheda elettorale delle Primarie, alla vigilia del SUper Tuesday. Resta però iuna minaccia alla sua presidenza

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Donald Trump
Donald Trump

Lunedì la Corte Suprema ha ripristinato la presenza di Donald Trump sulle schede elettorali delle primarie presidenziali del 2024, respingendo i tentativi degli Stati di ritenere l’ex presidente repubblicano responsabile della rivolta in Campidoglio  e quindi non eleggibile. 

I giudici hanno stabilito, un giorno prima delle primarie del Super Tuesday, che gli Stati non possono invocare, senza l’intervento del Congresso, una disposizione costituzionale derivata dalla Guerra Civile del 1861-65 per impedire ai candidati presidenziali di apparire sulle schede elettorali.

Il risultato pone fine ai tentativi di Colorado, Illinois, Maine e altri paesi di escludere Trump dalla corsa elettorale, il candidato in prima linea per la nomination del suo partito, dalla scheda elettorale a causa dei suoi tentativi di cancellare la sconfitta nelle elezioni del 2020 contro il democratico Joe Biden, culminati nell’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Il caso di Trump è stato il primo alla Corte Suprema a riguardare una disposizione del 14° Emendamento, adottata dopo la Guerra Civile per impedire agli ex titolari di cariche che si sono “impegnati in un’insurrezione” di ricoprire nuovamente una carica.

La Corte Suprema del Colorado, in una sentenza unica nel suo genere, aveva deciso che la disposizione, la Sezione 3, poteva essere applicata a Trump, che secondo la Corte aveva incitato all’attacco al Campidoglio. Nessun tribunale aveva mai applicato la Sezione 3 a un candidato alla presidenza.

Attenzione: resta la porta aperta a una futura crisi istituzionale

Alcuni osservatori elettorali hanno avvertito che una sentenza lasci una porta aperta all’eventuale rovesciamento del Presidente dopo le elezioni. Infatti la sezione 3 del 14 emendamento della Costituzione USA afferma che:

Nessuna persona potrà essere Senatore o Rappresentante al Congresso, o elettore del Presidente e del Vicepresidente, o ricoprire alcuna carica, civile o militare, sotto gli Stati Uniti o sotto qualsiasi Stato, che, avendo precedentemente prestato giuramento, come membro del Congresso, o come funzionario degli Stati Uniti, o come membro di una legislatura statale, o come funzionario esecutivo o giudiziario di qualsiasi Stato, di sostenere la Costituzione degli Stati Uniti, abbia intrapreso un’insurrezione o una ribellione contro di essa, o abbia dato aiuto o conforto ai suoi nemici. Ma il Congresso può, con il voto dei due terzi di ciascuna Camera, rimuovere tale incapacità.

Questa norma fu approvata per evitare che molti politici passati dall’Unione alla Confederazione durante la guerra civile tornassero ai propri ruoli dopo la Pace. Oggettivamente rimane complesso confrontare i disordini del 6 gennaio 2021 con la Guerra di Secessione, ma siamo negli USA dei nostri giorni, dove tutto è un po’ opinabile.

Il richiamo della Corte alla votazione del Congresso però lascia la porta aperta alla dichiarazione successiva di inelegibilità da parte del Congresso nel caso in cui la maggioranza passasse ai Democratici. Una vera e propria Spada di Damocle che non fa bene alla democrazia in generale e agli USA in particolare. 


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