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La città di Berlino prepara l’esproprio di 160.000 alloggi: la svolta “rosso-rosso-verde” che allarma il ceto medio tedesco
Berlino vara la svolta socialista: Linke, Verdi e SPD trovano l’accordo per espropriare 160.000 appartamenti privati e reintrodurre il calmiere sugli affitti. Un piano miliardario che fa tremare il ceto medio e apre una voragine economica sui conti della capitale.

Centosessantamila abitazioni private tolte d’autorità al mercato, una procura speciale sguinzagliata contro i proprietari e il ripristino coercitivo del tetto agli affitti. La capitale tedesca si appresta a trasformarsi nel teatro del più drastico esperimento di collettivizzazione immobiliare dal dopoguerra a oggi.
L’intesa preliminare siglata a Berlino tra la sinistra massimalista della Linke, i Verdi e una socialdemocrazia (SPD) ridotta ai minimi termini è la base programmatica emersa dai colloqui esplorativi ufficializzati all’Haus der Statistik, destinata a ridisegnare la fisionomia economica della metropoli.
A scandire i tempi dell’operazione è stata Elif Eralp, volto di punta della Linke, reduce dal primato alle urne con il 25,7% dei consensi. Il piano prevede la presentazione, entro la metà del 2028, di una vera e propria legge di esproprio indennizzato mirata ai grandi gruppi immobiliari titolari di patrimoni superiori a diecimila alloggi.
Elif Eralp, a 45-year-old Muslim politician and daughter of Turkish immigrants, could become Berlin’s next Governing Mayor after her far-left Die Linke party finished first in the German capital’s state election.
Eralp has openly drawn inspiration from New York Mayor Zohran… pic.twitter.com/2pjHpih44O
— Visegrád 24 (@visegrad24) September 25, 2026
I giganti del settore potranno conservare una franchigia di diecimila unità, mentre l’intero patrimonio eccedente verrà incamerato dal Land. Nelle parole dei promotori, si tratta di «sottrarre 160.000 appartamenti alla logica di mercato per fermare la speculazione».
A blindare la manovra interverrà un apparato punitivo senza precedenti: una sezione inquirente della magistratura incaricata di perseguire penalmente i rincari d’affitto qualificati come usura, accompagnata dal ritorno del blocco rigido dei canoni (Mietendeckel), già bocciato nel 2021 dalla Corte Costituzionale federale per incompetenza legislativa locale.
Il programma dei negoziati non si ferma alle mura domestiche e include un pacchetto assistenziale esteso:
- Mobilità sovvenzionata: taglio dei prezzi del biglietto sociale per il trasporto pubblico urbano.
- Welfare culturale: ripristino delle domeniche gratuite nei musei civici e approvazione di un Kulturfördergesetz.
- Dirigismo ideologico: varo di una legge per la “promozione della democrazia”, con finanziamenti dedicati alla rete associativa e alla galassia delle organizzazioni non governative vicine alla coalizione. Le solite che hanno goduto dei contributi sino ad ora.
| Misura concordata | Meccanismo operativo | Impatto economico previsto |
| Collettivizzazione 160.000 case | Esproprio sopra quota 10.000 appartamenti con indennizzo pubblico | Esborso miliardario a debito; nessun aumento netto dell’offerta |
| Reintroduzione del Mietendeckel | Calmiere amministrativo vincolante sui canoni | Crollo di ristrutturazioni ed efficientamento energetico |
| Procura speciale anti-rincari | Repressione penale contro la presunta “usura da affitto” | Fuga immediata dei capitali istituzionali privati |
Le conseguenze sono piuttosto evidenti: espropriare un alloggio esistente non crea un solo centimetro quadro di nuova cubatura abitabile, limitandosi a sostituire un gestore privato con una burocrazia municipale inefficiente. Anzi il pericolo di essere esporpriati disincentiverà la realizzazione di nuove abitazioni da parte dei grandi gruppi. C’è poi il problema della manutenzione: il pubblico le effettuerà come faceva il privato, se non altro per conservare il valore.
L’onere dell’indennizzo graverà direttamente su un bilancio cittadino già strutturalmente deficitario, che galleggia solo grazie ai massicci trasferimenti del fondo di perequazione finanziaria federale pagato dagli altri Länder più ricchi, che però iniziano a mostrare una propria insoddisfazione.
La reazione politica scuote l’intero panorama nazionale. Come evidenziato dall’editorialista di Die Welt Ulf Poschardt, SPD e Verdi hanno scelto di «autoeliminarsi dal centro». La SPD dell’ex cancellierato, sprofondata al minimo storico del 12,1%, si è arresa all’agenda radicale pur di conservare il potere, dopo il collasso della precedente maggioranza con la CDU (ferma al 18,8%).
Il ceto medio produttivo tedesco e i piccoli risparmiatori osservano con inquietudine: la percezione diffusa è che la tutela della proprietà privata stia cedendo il passo alla lottizzazione di incarichi pubblici per apparati di partito e apparati sindacali.
Se i congressi interni di Verdi e Linke confermeranno l’intesa prima di novembre, Berlino imboccherà una strada dirigista dagli esiti già scritti. Quando l’amministrazione pretende di curare una carenza di offerta abolendo il mercato per decreto, il risultato inevitabile non è il benessere collettivo, ma la penuria diffusa a spese dei contribuenti.







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