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La Cina frena bruscamente: consumi vicini allo zero e allarme domanda di petrolio

I nuovi dati cinesi registrano consumi a terra (+0,6%) e industria in netto rallentamento: Pechino fa scorta di petrolio a sconto, ma senza ripresa interna i prezzi globali del greggio rischiano il crollo.

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La Cina ha iniziato il terzo trimestre con indicatori economici chiave inferiori alle attese, alimentando ulteriori preoccupazioni riguardo allo stato di salute della sua economia e alla domanda di petrolio greggio nei prossimi mesi.

Le vendite al dettaglio sono aumentate solo dello 0,6% a luglio rispetto all’anno precedente, in calo rispetto alla crescita annua dell’1% registrata a giugno, secondo quanto emerso lunedì dai dati ufficiali cinesi. Le vendite al dettaglio del mese scorso si sono attestate ben al di sotto della stima degli analisti, pari a una crescita dell’1,5% secondo un sondaggio Reuters, nonostante la spesa legata al turismo estivo. Ecco il relativo grafico da Tradingeconomics:

Anche la crescita della produzione industriale è risultata inferiore alle aspettative, con un aumento del 4,5% a luglio contro una crescita prevista del 4,8%, in rallentamento rispetto al +5,3% registrato a giugno.

L’inizio del terzo trimestre a luglio ha alimentato le preoccupazioni sullo stato dell’economia cinese, che nel secondo trimestre aveva registrato la crescita del PIL più bassa dal 2022. L’economia cinese è cresciuta solo del 4,3% tra aprile e giugno. La debolezza è proseguita a luglio, con la maggior parte degli indicatori economici che hanno deluso le aspettative degli analisti. Il rallentamento della crescita economica cinese non fa ben sperare per la futura domanda cinese di petrolio greggio.

La Cina resta un importante acquirente opportunistico di greggio, che approfitta dei prezzi bassi del petrolio per costituire riserve, il che le consente di ridurre le importazioni di greggio in caso di impennata dei prezzi o di strozzatura dell’offerta, come è avvenuto negli ultimi mesi a causa della crisi in Medio Oriente.

Le importazioni totali cinesi di greggio hanno registrato una ripresa a luglio dal minimo decennale toccato a giugno, con un balzo del 22% rispetto a giugno, raggiungendo una media di 8,45 milioni di barili al giorno (bpd) il mese scorso, secondo i dati doganali diffusi all’inizio di questo mese.

Grazie a questa consistente riserva di approvvigionamento, la Cina ha svolto un ruolo fondamentale nel tenere sotto controllo i prezzi globali del petrolio nonostante le turbolenze in Medio Oriente, poiché il maggiore importatore mondiale di questa materia prima potrebbe sospendere le importazioni per un certo periodo. Gli analisti si aspettano  che a un certo punto la Cina tornerà sui mercati internazionali, e quella non sarebbe una buona giornata per chi scommette sul ribasso del petrolio, ma questo dipenderà anche dalla sua economia, sia interna, sia sui mercati internazionali.

Se la Cina non riuscirà ad eccitare una crescita adeguata queste aspettative per una domanda maggiore d’energia, anche dal petrolio, verranno tradite e la domanda e il prezzo potrebbero scendere, 

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