AttualitàScienza
La “Bocca dell’Inferno” si sta ricaricando: cosa si muove sotto il vulcano che minaccia due milioni di persone
I satelliti svelano la ricarica di due camere di magma sotto il vulcano Masaya, a 20 km dalla capitale: una è a soli 200 metri dalla superficie.

A soli venti chilometri dai due milioni di abitanti della capitale del Nicaragua, una delle voragini più minacciose del pianeta ha ricominciato a gonfiarsi. Gli scienziati hanno scoperto che sotto il Masaya, noto fin dal Cinquecento come la “Bocca dell’Inferno”, non c’è una sola sacca di magma in movimento, ma due. E una di queste si trova ad appena duecento metri dalla superficie, proprio sotto i piedi di migliaia di turisti ignari.
La quiete apparente del cratere nasconde una dinamica sotterranea complessa e imprevedibile. Il pericolo non è un’invenzione dei romanzi: è scritto nella conformazione geologica di una caldera che nei secoli ha alternato quiete ingannevole a esplosioni improvvise.
Perché si chiama la “Bocca dell’Inferno”?
Il soprannome non nasce dal marketing moderno, ma dal terrore puro dei primi esploratori europei. Quando i conquistadores spagnoli raggiunsero la cima del cratere Santiago nel sedicesimo secolo, trovarono uno spettacolo sconvolgente: un lago di roccia fusa che ribolliva incessantemente nel buio, accompagnato da boati sordi e nubi di fumo acre.
Nel 1528, il frate Francisco de Bobadilla si convinse di essere arrivato all’ingresso fisico del regno di Satana. Per esorcizzare il luogo e bloccare le forze demoniache, fece piantare una massiccia croce di legno sull’orlo del precipizio, nota ancora oggi come la Cruz de Bobadilla.
Prima dell’arrivo degli spagnoli, le popolazioni indigene consideravano quella fessura incandescente una divinità potente e spietata. Durante i periodi di grave siccità, gettavano offerte e giovani donne nel lago di lava per placare la collera del vulcano. Il bagliore rosso, visibile di notte a decine di chilometri di distanza, ha alimentato per secoli leggende sinistre che la scienza oggi spiega senza demoni, ma senza togliere un grammo di reale pericolosità.
Perché questo vulcano fa così paura?
La prima ragione è la vicinanza geografica: Managua, la capitale del Nicaragua, dista appena venti chilometri. Una distanza irrisoria in caso di eventi eruttivi maggiori, con tempi di evacuazione che risulterebbero drammaticamente stretti.
La seconda ragione è la conformazione interna del vulcano. Il Masaya non è una classica montagna conica con un camino centrale dritto. È una caldera frammentata, un labirinto di antichi sprofondamenti, condotti laterali e fessure. Questa struttura rende quasi impossibile prevedere dove e come la pressione troverà una via di sfogo.
| Parametro critico | Valore o condizione | Livello di minaccia |
| Distanza dalla capitale | Circa 20 km da Managua | Altissimo per oltre 2 milioni di persone |
| Serbatoio magmatico superficiale | Circa 200 metri di profondità | Elevato per i visitatori del cratere |
| Gas serra e tossici | Grandi quantità di biossido di zolfo | Continuo per aria, colture e salute |
| Tipo di magma | Basaltico, fluido e instabile | Rischio di esplosioni improvvise |

Il vulcano Masaya e le colate storiche
La scoperta dei satelliti: il suolo prima scende e poi sale
A rivelare cosa sta accadendo nel sottosuolo è stato uno studio della Pennsylvania State University, pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters. I ricercatori hanno esaminato le immagini radar del satellite Sentinel-1, scattate ogni dodici giorni tra il 2018 e il 2024.
I dati hanno mostrato che la terra sotto il Masaya respira in modo anomalo:
- Sgonfiamento (2018–2022): il terreno a nord del cratere principale è sprofondato di circa tre centimetri, indicando che il magma si stava ritirando in profondità.
- Gonfiamento (2022–2024): l’area ha invertito la marcia sollevandosi di nuovo, segno evidente che nuovo magma caldo sta risalendo e riempiendo la camera centrale.
- La seconda camera segreta: mentre la sacca principale si gonfiava, la superficie attorno al cratere Santiago ha continuato a cedere. Questa discrepanza rivela una seconda camera magmatica, posta a soli duecento metri dalla crosta terrestre.
La bocca principale del vulcano
Il veleno silenzioso e il rischio di esplosioni
Non serve una colata di lava per uccidere. Il Masaya rilascia senza sosta concentrazioni pericolose di anidride solforosa. Questo gas crea piogge acide capaci di bruciare la vegetazione e penetra nei polmoni degli abitanti vicini, causando infiammazioni croniche e problemi respiratori.
L’ultima colata lavica imponente risale al 1772, ma negli ultimi cinquant’anni il cratere ha prodotto varie esplosioni violente senza preavviso, scagliando massi a grande distanza. La convinzione che un vulcano “aperto” sia innocuo solo perché lo si visita in automobile con il biglietto turistico è un’illusione umana. Quando due serbatoi sotterranei si ricaricano insieme, la linea che separa l’attrazione naturale dal disastro diventa sottile come la crosta che ci sta sotto.







You must be logged in to post a comment Login