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La beffa dell’olio: la famiglia Coricelli si prende Deoleo con lo sconto dopo vent’anni di disastri spagnoli
Un’impresa familiare umbra strappa il colosso mondiale Deoleo agli spagnoli per 500 milioni di euro: una clamorosa rivincita industriale che cancella vent’anni di sperperi e debiti iberici.

Vent’anni di arroganza finanziaria, un miliardo di debiti, scandali contabili e di prestigio e una tentata egemonia iberica finiscono nel modo più beffardo possibile. La spagnola Deoleo, il gigante planetario dell’olio d’oliva che aveva tentato di fagocitare i simboli del nostro agroalimentare, sta per essere comprata in blocco dall’italiana Pietro Coricelli.
L’azienda umbra di Spoleto ha messo sul piatto 500 milioni di euro per rilevare l’intero gruppo, ottenendo l’esclusiva delle trattative. Il dato che grida vendetta per i vecchi strateghi di Madrid è puramente matematico: Coricelli si porta a casa l’intero colosso mondiale pagandolo oltre 330 milioni di euro in meno di quanto gli spagnoli spesero, a metà degli anni Duemila, solo per comprare i marchi italiani.
Un capolavoro dell’industria familiare italiana, ma soprattutto la pietra tombale su un’illusione: quella di poter dominare i mercati agricoli mondiali a colpi di debito e finanza d’assalto, senza curarsi della realtà dei frantoi e della terra.
Il conto della serva: come distruggere valore a colpi di acquisizioni
Per capire la portata di questa operazione bisogna rinfrescare la memoria e guardare le cifre reali. Tra il 2004 e il 2008, il gruppo spagnolo SOS Cuétara (poi ribattezzato Deoleo) lanciò una campagna acquisti senza precedenti per strappare all’Italia il controllo commerciale dell’olio d’oliva. I manager iberici, con il denaro facile del boom spagnolo, compilarono assegni da capogiro:
- Minerva: rilevata nel 2004 per circa 63 milioni di euro.
- Carapelli: storica icona toscana, comprata nel 2005 per 132 milioni di euro.
- Bertolli e San Giorgio: acquistati nel 2008 dal colosso Unilever per la cifra monstre di 630 milioni di euro.
| Operazione Storica | Anno | Spesa Spagnola (SOS/Deoleo) | Offerta Attuale Coricelli (Totale Deoleo) |
| Acquisto Minerva | 2004 | 63 milioni € | — |
| Acquisto Carapelli | 2005 | 132 milioni € | — |
| Acquisto Bertolli e altri marchi | 2008 | 630 milioni € | — |
| Totale speso solo per l’Italia | 2004–2008 | Oltre 825 milioni € | — |
| Valore totale intero gruppo oggi | 2026 | — | 500 milioni € |
Il conto finale parla chiaro: per i soli marchi italiani furono sborsati più di 825 milioni di euro. Oggi, Coricelli si prende tutto il pacchetto — non solo Carapelli, Bertolli, Sasso e San Giorgio, ma anche i marchi simbolo della Spagna come Carbonell e Koipe, oltre a tutti gli stabilimenti produttivi — per appena 500 milioni di euro, debiti inclusi. Una svalutazione secca del 40% rispetto al solo valore dei marchi tricolore.
La favola nera dei fratelli Salazar e il crac del debito
Come si è arrivati a questo disastro industriale? All’epoca, l’allora SOS Cuétara era guidata dai fratelli Jesús e Jaime Salazar. Il loro piano era semplice sulla carta: creare il polo egemone dell’olio d’oliva nel mondo, rastrellando marchi prestigiosi per controllare il lucroso mercato americano.
Il problema era come pagavano questa espansione. L’operazione Bertolli del 2008 venne finanziata vendendo i rami storici dell’azienda (come i biscotti Cuétara) e contraendo un prestito bancario da quasi un miliardo di euro. Una leva finanziaria mostruosa per un settore a margini risicati come quello alimentare.
Poi arrivò il botto. Nella primavera del 2009 scoppiò lo scandalo: i fratelli Salazar si erano concessi un prestito interno di 212,7 milioni di euro a favore di una loro società privata, la Cóndor Plus, usando i soldi dell’azienda quotata.
La revisione dei conti affidata a KPMG fu spietata. Il bilancio del 2008 venne rettificato: il presunto utile di 32 milioni si trasformò all’istante in una voragine da 190 milioni di perdite. I Salazar furono licenziati e perseguiti per vie legali, mentre la società, sull’orlo del fallimento, dovette cambiare nome in Deoleo e passare sotto il controllo dei fondi di investimento CVC e Alchemy per evitare i libri in tribunale.
Il paradosso di Bertolli: la gallina dalle uova d’oro
Nonostante vent’anni di terremoti societari, Deoleo è rimasta leader globale dell’olio confezionato con una quota di mercato dell’8,3% in 68 Paesi. E il vero motore di questi ricavi è rimasto, ironia della sorte, proprio il marchio italiano.
Bertolli da solo genera oltre il 40% del fatturato dell’intero gruppo (circa 336 milioni di euro) grazie alla sua forza negli Stati Uniti. Chi possiede Bertolli possiede le chiavi della distribuzione mondiale.
I fondi proprietari, una volta risanati i conti e approfittando degli alti prezzi dell’olio, hanno deciso di monetizzare l’investimento. A quel punto si è aperta la battaglia tra due visioni industriali opposte:
- Il piano delle cooperative spagnole (Dcoop e Acesur): comprare Deoleo per poi farla a pezzi, cedendo Bertolli o Carapelli per evitare sanzioni dall’Antitrust negli Stati Uniti.
- Il piano della famiglia Coricelli: mantenere integro il gruppo, proteggere gli stabilimenti e rilanciare l’intera filiera senza spezzatino.
Lorenzo Coricelli lo ha detto senza giri di parole: «Ci vuole una vita intera per costruire marchi come questi, sarebbe un delitto distruggerli dividendoli».
Madrid mastica amaro: la politica non ferma il mercato
La partita è diventata rapidamente uno scontro diplomatico tra Roma e Madrid, anche se relativamente morbido. Il Ministero dell’Agricoltura spagnolo si è schierato apertamente al fianco della cordata locale guidata da Dcoop, provando a fare pressione per impedire che il gioiello di casa tornasse in mani italiane, ma la realtà giuridica ed economica ha spento le velleità nazionalistiche iberiche:
- Nessun Golden Power applicabile: il settore dell’olio da tavola non rientra nelle categorie strategiche coperte dalle norme anti-scalata del governo spagnolo. Del resto l’Italia potrebbe contestare una situazione strategicamente simile.
- Sede societaria estera: la holding proprietaria (Deoleo UK) ha sede nel Regno Unito, fuori dalla giurisdizione diretta di Madrid.
- Offerta impeccabile: Coricelli ha strutturato l’offerta tramite una società veicolo spagnola, rendendo impossibile qualsiasi accusa di invasione predatoria estera.
Mentre il governo italiano ha lavorato dietro le quinte per favorire la solidità dell’offerta umbra, Madrid si è ritrovata con le mani legate davanti a un’offerta finanziariamente e industrialmente superiore.
La vittoria della manifattura reale sui castelli di carta
Gli spagnoli tentarono di colonizzare l’olio italiano usando la leva finanziaria, facilitata dalle proprie grandi banche, ma hanno finito per dissanguarsi, accumulare perdite mostruose e cedere il controllo del proprio colosso per una frazione del capitale investito.
Oggi un’azienda familiare umbra, cresciuta passo dopo passo con investimenti industriali e attenzione al prodotto, si riprende le storiche bottiglie toscane e mette una bandiera tricolore anche sui marchi spagnoli. Quando il mercato torna a premiare chi sa fare impresa e punisce chi gioca con la finanza creativa, l’economia reale ringrazia.








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