Francia
La Banca di Francia diventa “Macroniana”: Emmanuel Moulin è il nuovo governatore. Ma a cosa servono oggi le banche centrali?
L’Eliseo nomina un tecnocrate di Stato, esperto di debito e non di politica monetaria, alla guida della Banque de France. L’indipendenza da Francoforte è ormai solo un’illusione?

Emmanuel Macron ha fatto la sua mossa sulla scacchiera finanziaria: sarà Emmanuel Moulin, attuale segretario generale dell’Eliseo e collaboratore fidatissimo del Presidente, a succedere a François Villeroy de Galhau alla guida della Banque de France. Un avvicendamento che non fa rumore solo nei palazzi del potere parigini, ma che solleva un interrogativo strutturale ben noto a chi mastica di macroeconomia reale: che senso ha, oggi, nominare un “enarca” politicamente schierato invece di un accademico della moneta alla guida di una Banca Centrale nella zona Euro?
Chi è Emmanuel Moulin: il “Grand Commis” per tutte le stagioni
A 57 anni, Moulin incarna la quintessenza della iper-elitaria macchina statale transalpina. Formatosi a Sciences Po e all’ENA (la fabbrica della tecnocrazia francese), non è un economista che passa le notti a studiare l’elasticità del credito o i modelli econometrici sull’inflazione. È, piuttosto, un gestore di crisi e un esperto di diplomazia del debito.
La sua traiettoria è un capolavoro di equilibrismo e sopravvivenza politica:
- Le crisi degli anni 2000/2010: Ha gestito le rinegoziazioni del debito per il Club di Parigi, l’organizzazione che ridiscute i debiti pubblici dei paesi in via di sviluppo, ed è stato consigliere economico di Nicolas Sarkozy durante il collasso finanziario post-Lehman. Che lo abbia messo si per regoalre / ridurre il debito di stato francese?
- Le porte girevoli nel privato: Brevi ma lucrose escursioni in Citigroup, Mediobanca ed Eurotunnel, mantenendo intatto il suo network.
- Il cuore della Macronia: Direttore di gabinetto di Bruno Le Maire (2017), potente Direttore Generale del Tesoro (2020) per gestire l’era Covid, capo di gabinetto di Gabriel Attal e infine Segretario Generale dell’Eliseo.
Descritto dagli amici come un tipo “rigolard” (gioviale), capace di imitare alla perfezione le voci dei presidenti della Quinta Repubblica e grande tessitore di reti, Moulin ha già iniziato la sua campagna per superare l’ultimo ostacolo: l’approvazione delle commissioni parlamentari Finanze.
Emmanuel Moulin Wikipedia
Il mercato delle nomine e lo sdegno delle opposizioni
Le nomine di alto livello non sono mai gratuite. Secondo indiscrezioni, il Senato avrebbe garantito un via libera di massima in cambio della poltrona di “Difensore dei Diritti” offerta al senatore François-Noël Buffet. Uno scambio squisitamente politico che non piace alle opposizioni. Per Éric Coquerel (sinistra radicale), Moulin “non ha i requisiti di neutralità” ed è “il cuore della Macronia”, mentre per Jean-Philippe Tanguy (RN) è “una delle peggiori figure” dell’apparato macroniano, considerato uno dei responsabili dell’esplosione della spesa pubblica francese, aumentata di 11 punti in cinquant’anni.
L’elefante nella stanza: la fine della politica monetaria nazionale
Il punto vero, che interessa gli osservatori economici e i mercati, è strutturale. La nomina di un alto funzionario del Tesoro, legatissimo al governo, alla testa della Banca Centrale è la cartina al tornasole di come funziona l’Eurozona oggi.
| Ruolo della Banca Centrale (Teoria) | Realtà nell’Eurozona (Oggi) |
| Controllo della massa monetaria | Esclusiva BCE (Francoforte) |
| Fissazione dei tassi d’interesse | Decisi dal Consiglio Direttivo BCE |
| Prestatore di ultima istanza | Assente a livello nazionale (divieto trattati UE) |
| Ruolo del Governatore Nazionale | Lobbying per il proprio debito e vigilanza bancaria |
Se la Banca di Francia non batte moneta indipendente e non decide i tassi, qual è il suo vero scopo? Servire da presidio politico nel board della BCE a Francoforte (fino al 2032). E chi è più adatto di Moulin, ex Direttore del Tesoro, per fare da “sindacalista” dei titoli di Stato francesi (gli OAT) in sede europea? Alla fine è il personaggio perfetto per occupare la sedia, non svolgere una politica monetaria.
Le ricadute economiche e l’illusione dell’indipendenza
Da una prospettiva keynesiana pragmatica, questa scelta segna una clamorosa inversione rispetto ai dogmi dell’austerity di Maastricht. I trattati impongono banche centrali “indipendenti” ed estranee alle esigenze di bilancio dei governi. Macron, invece, piazza un uomo di governo alla cassa.
Con un deficit francese fuori controllo, l’Eliseo si assicura che, nei consessi europei, la voce di Parigi non sia quella di un rigorista monetario tedesco-centrico, ma quella di un gestore del debito abituato a spendere per salvare il sistema. La nomina di Moulin chiude il sipario sull’illusione dell’indipendenza: nell’Europa di oggi, le banche centrali nazionali sono diventate, di fatto, delle divisioni diplomatiche dei Ministeri dell’Economia, incaricate di negoziare la sopravvivenza finanziaria dello Stato sul tavolo di Francoforte.







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