Politica
Italiani e partiti, cresce la scelta del 2 per mille: nel 2025 boom di FdI, Pd ancora davanti

Il due per mille ai partiti politici continua a rappresentare una voce relativamente contenuta nel bilancio dello Stato, ma offre una fotografia interessante del rapporto tra cittadini e forze politiche. Gli ultimi dati pubblicati dal Dipartimento delle Finanze, relativi alle dichiarazioni presentate nel 2025 sui redditi del 2024, mostrano una crescita significativa sia delle adesioni sia delle risorse assegnate. E registrano soprattutto l’exploit di Fratelli d’Italia, che in un solo anno guadagna oltre 53 mila scelte e quasi un milione di euro.
Complessivamente, 2.216.663 contribuenti hanno deciso di destinare il proprio due per mille a un partito: il 5,21 per cento della platea fiscale. Nel 2024 erano stati 2.053.648, pari al 4,82 per cento. Le risorse complessive sono così salite da 29,79 a 32,58 milioni di euro, con una crescita di quasi 2,8 milioni.
Il primato resta al Partito democratico, che raccoglie 632.803 scelte e 10,57 milioni di euro. Ma il dato politicamente più rilevante riguarda Fratelli d’Italia: il partito guidato da Giorgia Meloni passa dalle 382.457 adesioni delle dichiarazioni 2024 alle 435.855 del 2025, con un incremento del 14 per cento. Le somme spettanti salgono da 5,66 a 6,62 milioni: quasi 960 mila euro in più, pari a una crescita prossima al 17 per cento.
FdI raggiunge così il 19,66 per cento di tutte le scelte espresse, contro il 18,62 per cento dell’anno precedente, e consolida nettamente il secondo posto. Il divario con il Pd, pur ancora consistente, si riduce: nel 2024 era di oltre 246 mila preferenze, mentre nel 2025 scende sotto quota 197 mila. In termini di risorse, la distanza passa da circa 4,63 a 3,95 milioni.
È un risultato che assume un significato particolare perché il due per mille non coincide automaticamente con il voto politico. Richiede un atto volontario e consapevole del contribuente e, quindi, misura anche la capacità dei partiti di mobilitare la propria comunità, costruire un rapporto organizzato con gli elettori e convincerli a esprimere una scelta nella dichiarazione dei redditi.
Quanto è andato a ciascun partito
Questa è la ripartizione ufficiale relativa alle dichiarazioni del 2025, sui redditi percepiti nel 2024:
| Partito | Scelte valide | Somma spettante |
|---|---|---|
| Partito Democratico | 632.803 | 10.570.887 euro |
| Fratelli d’Italia-An | 435.855 | 6.617.862 euro |
| Movimento 5 Stelle | 272.880 | 3.171.153 euro |
| Sinistra Italiana | 132.020 | 1.687.770 euro |
| Europa Verde-Verdi | 139.503 | 1.548.109 euro |
| Azione | 66.275 | 1.515.658 euro |
| Lega per Salvini Premier | 87.027 | 1.142.468 euro |
| Italia Viva | 55.313 | 1.135.652 euro |
| Più Europa | 71.559 | 1.028.437 euro |
| Forza Italia | 44.617 | 788.656 euro |
| Lega Nord | 39.887 | 486.655 euro |
| Radicali Italiani | 31.458 | 490.126 euro |
| Südtiroler Volkspartei | 24.112 | 455.240 euro |
| Possibile | 27.141 | 305.967 euro |
| Sud chiama Nord | 40.208 | 244.410 euro |
| Centro Democratico | 18.098 | 234.884 euro |
| Partito Socialista Italiano | 19.449 | 222.850 euro |
| Noi Moderati | 13.741 | 195.990 euro |
| Unione Sudamericana Emigrati Italiani | 14.280 | 138.376 euro |
| Maie | 7.793 | 86.609 euro |
| Union Valdôtaine | 6.062 | 79.274 euro |
| Stella Alpina | 7.236 | 73.975 euro |
| Volt Italia | 6.157 | 71.746 euro |
| Italia dei Valori | 5.176 | 71.327 euro |
| Partito Autonomista Trentino Tirolese | 4.769 | 56.774 euro |
| Democrazia Solidale-DemoS | 3.446 | 53.927 euro |
| Democrazia Cristiana con Rotondi | 2.956 | 36.022 euro |
| Campobase | 2.551 | 30.842 euro |
| Coraggio Italia | 2.966 | 30.067 euro |
| L’Italia c’è! | 1.325 | 12.487 euro |
I dati mostrano anche come il numero delle firme non determini da solo la somma finale. Il contributo dipende dall’Irpef pagata da ciascun contribuente: una scelta effettuata da chi versa un’imposta più elevata vale economicamente più di quella espressa da un contribuente con un’Irpef ridotta. Per questo alcuni partiti, pur raccogliendo meno firme, possono ottenere somme relativamente più alte.
Come funziona il due per mille
Il meccanismo consente al contribuente di destinare a un partito lo 0,2 per cento della propria Irpef. Per esempio, su 5.000 euro di Irpef netta, la quota assegnabile ammonta a 10 euro.
Il cittadino deve firmare l’apposito riquadro del modello 730, Redditi o della scheda allegata alla Certificazione unica e indicare il codice del partito prescelto. Si può scegliere una sola formazione politica, ma il due per mille è compatibile con le scelte dell’otto e del cinque per mille: il contribuente può esprimerle tutte e tre.
Non si tratta di una tassa aggiuntiva né di un versamento prelevato direttamente dal reddito disponibile. L’Irpef dovuta rimane invariata: è lo Stato che rinuncia a una piccola quota del gettito per trasferirla al partito indicato.
C’è poi una differenza decisiva rispetto all’otto per mille. Le quote di chi non sceglie un partito non vengono redistribuite proporzionalmente tra le forze politiche. Se il contribuente non firma, l’intera imposta resta allo Stato. Solo le scelte espresse producono un finanziamento.
Possono accedere al beneficio esclusivamente i partiti iscritti nel registro nazionale, dotati di uno statuto conforme ai requisiti di democrazia interna e trasparenza e ammessi dalla Commissione di garanzia. Per il due per mille è inoltre necessaria una rappresentanza alla Camera, al Senato o al Parlamento europeo. Rendiconti e utilizzo delle risorse sono sottoposti a obblighi di controllo e pubblicità, con sanzioni e possibile esclusione dal beneficio in caso di violazioni. I requisiti sono riepilogati nel manuale elettorale della Camera
Dall’abolizione dei rimborsi al modello volontario
Il due per mille nasce con il decreto-legge 149 del 2013, varato dal governo Letta e successivamente convertito nella legge 13 del 2014. La riforma arrivò dopo anni di polemiche sul finanziamento pubblico ai partiti.
Il sistema precedente era fondato principalmente sui rimborsi elettorali. Formalmente dovevano compensare le spese sostenute per le campagne, ma nel tempo gli importi erano diventati in larga parte indipendenti dai costi effettivamente documentati. Il referendum del 1993 aveva abrogato il finanziamento pubblico ordinario, ma negli anni successivi i rimborsi elettorali ne avevano sostanzialmente preso il posto.
La legge 96 del 2012 aveva già avviato una riduzione. La riforma del 2013 ne dispose poi il superamento graduale: i rimborsi furono ridotti nel 2014, 2015 e 2016 e definitivamente aboliti dal 2017. Al loro posto furono introdotti il due per mille volontario e le detrazioni fiscali per le donazioni private.
Il finanziamento pubblico, dunque, non è scomparso completamente, ma è cambiato nella sua natura. Non viene più attribuito automaticamente sulla base dei voti ottenuti alle elezioni: dipende da una decisione individuale del contribuente. È un sistema che lascia irrisolto il tema generale del costo della politica, ma introduce almeno un principio chiaro: per ricevere la quota, un partito deve convincere il cittadino a sceglierlo.
Ed è proprio sotto questo profilo che il risultato di Fratelli d’Italia acquista rilievo. Il Pd mantiene una tradizionale capacità di mobilitazione fiscale e associativa e resta nettamente primo. FdI, però, è il grande partito che nell’ultima rilevazione cresce con maggiore evidenza: oltre 53 mila sottoscrizioni aggiuntive e quasi un milione di euro in più.
Un segnale che va oltre i sondaggi. Dimostra che il consenso ottenuto alle urne da Giorgia Meloni sta cominciando a tradursi anche in partecipazione diretta e sostegno organizzato. Per un partito che fino a pochi anni fa disponeva di una struttura molto più piccola rispetto alle grandi organizzazioni tradizionali, il salto da 9.326 euro del debutto del 2014 ai 6,62 milioni dell’ultima rilevazione racconta una trasformazione profonda: da forza minoritaria a partito nazionale capace di competere anche sul terreno del radicamento e dell’autofinanziamento volontario.










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