Seguici su

Analisi e studiScienza

Intelligenza artificiale e inverno demografico: la vera sfida macroeconomica del decennio secondo Northern Trust

L’inverno demografico zavorra la crescita globale, ma l’Intelligenza Artificiale promette un imponente shock di produttività disinflazionistico. Basterà la tecnologia a salvare le nostre economie dal peso dei debiti?

Pubblicato

il

Northern Trust, una delle più note società di gestione mobiliare, con 1800 miliardi di attivi gestiti, ha presentato la propria visione per il prossimo decennio, e c’è di che essere preoccupati, anche se in modo diverso da quanto molti possano ritenere.

Secondo questa società l’economia globale sta navigando a vista in un periodo turbolento, caratterizzato da un’inflazione che fatica a rientrare, da una crescita a dir poco irregolare e da crescenti pressioni fiscali. Le popolazioni dei paesi occidentali invecchiano a vista d’occhio, e l’aumento sistemico del debito sta mettendo a durissima prova la tenuta delle finanze pubbliche. Eppure, mentre il mantra mainstream continua a concentrarsi in modo quasi ossessivo sui tassi d’interesse delle banche centrali, le fondamenta dell’economia reale si stanno spostando. La vera sfida strutturale del prossimo decennio si giocherà su un campo di battaglia ben preciso: lo scontro epocale tra il declino demografico e l’esplosione dell’innovazione tecnologica.

Il grande stallo: meno lavoratori, più debiti statali

La demografia, in economia, non è un’opinione, ma una condanna matematica. L’invecchiamento della popolazione è ampiamente associato a una minore crescita del PIL, un fenomeno direttamente riconducibile alla combinazione di una forza lavoro in declino e di una produttività stagnante. I governi si trovano stretti in una morsa: da un lato devono necessariamente aumentare la spesa pubblica per la previdenza sociale e per un’assistenza sanitaria sempre più costosa, dall’altro incassano entrate fiscali ridotte a causa del progressivo pensionamento dei lavoratori.

In assenza di adeguamenti politici sostanziali e di interventi attivi, questa dinamica esercita una pressione costante al rialzo sul debito statale. E i debiti in rapida crescita sono nocivi per la crescita aggregata, poiché le risorse vengono inevitabilmente dirottate dall’innovazione e dalla spesa produttiva verso il mero rimborso degli interessi passivi. Ancora peggio, limitano il supporto anticiclico che i responsabili politici possono fornire nei momenti di recessione economica. Le economie Occidentali rischiano quindi di essere più fragili e più esposte agli shock esterni.

Lo shock di produttività: l’IA come forza disinflazionistica

Se la demografia rema brutalmente contro lo sviluppo, l’innovazione tecnologica sembra essere la vera, grande ancora di salvezza macroeconomica. I continui progressi nell’intelligenza artificiale (IA), nell’automazione avanzata e nella robotica promettono di dare un formidabile impulso alla produttività, compensando in gran parte le sfide demografiche in corso. Ma l’aspetto più interessante – e spesso colpevolmente ignorato dai “falchi” dell’austerità – è il potenziale impatto sui prezzi. Sostanzialmente, l’effetto combinato di robotica, automazione e IA dovrebbe tradursi in un netto aumento del PIL e in una diminuzione dell’inflazione, ma questa non avverrà in modo

Esposizione delle varie economie alla AI. Quelle avanzate sono molto più esposte. Da Northern Star

Ci troviamo di fronte a una tendenza strutturale con un fortissimo potenziale disinflazionistico. Da una parte, assistiamo a un “ritorno all’autosufficienza” globale guidato da tensioni geopolitiche, che spinge verso l’alto i prezzi a causa di un protezionismo strisciante e di tariffe commerciali statunitensi arrivate a livelli che non si vedevano da 80 anni. Dall’altra parte, l’IA e la robotica ottimizzano l’uso dell’energia, riducono le frizioni operative e abbassano i costi marginali, agendo da naturale, possente contrappeso deflattivo.

L’intelligenza artificiale non si limiterà a ottimizzare i software, ma ci aiuterà a mantenere la forza lavoro produttiva molto più a lungo. Basti pensare che le approvazioni da parte della FDA americana di dispositivi medici basati sull’IA sono balzate da appena 6 nel 2015 all’incredibile cifra di 235 nel 2024. Questa tecnologia, applicata alla sanità, può mantenere ed estendere le capacità fisiche e cognitive umane, migliorando di fatto la partecipazione alla forza lavoro.

Il panico occupazionale: distruzione o evoluzione?

Come spesso accade nelle rivoluzioni industriali, i commentatori temono la distruzione del lavoro di massa. Il Fondo Monetario Internazionale stima effettivamente che quasi il 40% dell’occupazione globale sia esposto all’IA, una cifra che si impenna al 60% per le economie avanzate. Tuttavia, la storia economica dovrebbe averci vaccinato contro il luddismo. È un dato di fatto che il 60% dei lavoratori di oggi sia impiegato in lavori che nel 1940 semplicemente non esistevano. L’85% della crescita dell’occupazione dal 1940 a oggi si concentra in posizioni nuove, guidate proprio dalla tecnologia.

La tecnologia crea inesorabilmente nuovi posti di lavoro, ma richiederà uno sforzo formidabile in termini di riqualificazione e ricollocamento. Stiamo già assistendo alla nascita di una “forza lavoro digitale” che automatizza compiti mondani. Questa evoluzione può alleviare gli oneri amministrativi di professionisti cruciali (come medici e insegnanti), permettendo loro di concentrarsi sulle funzioni umane fondamentali.

Servono investimenti, non solo tagli

I mercati e gli Stati nazionali stanno per affrontare un decennio dominato da forze contrapposte. Per contrastare l’inverno demografico che zavorra la crescita, il semplice affidamento al libero mercato non basterà. I governi devono rendersi conto che la competizione globale per l’IA è un imperativo strategico. L’Eccezionalismo statunitense rischia di trarre tutto il vantaggio da questa ondata, mentre l’Europa, se continua a preoccuparsi solo dei vincoli di bilancio, rimarrà schiacciata. Se i paesi occidentali vogliono superare la doppia sfida di AI e inverno demografico non possono solo pensare a tagliare e a non utilizzare l’energia, ma devono impegnarsi in importanti investimenti che applichino le nuove tecnologie tenendo però l’uomo al centro e non mettendone a rischio la continuità.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento