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Inflazione: Europa e USA hanno strade diverse, ma.. qual’è la migliore?

 

Negli USA, anche giustamente, si grida contro l’inflazione, e lo stesso avviene nella UE. Eppure le condizioni di base inflazionistiche sono molto diverse.

Prendendo spunto da un posto di Mark Copelovitich  vediamo come la situazione inflazionistica comparata sia diversa fra le due rive dell’oceano:

Abbiamo due punti percentuali d’inflazioni “Core” in più negli USA che rispetto all’Europa. Male da un lato, ma segno che la fiammata inflazionistica d’oltreoceano è legata a una vera crescita economica, non solo a illusioni o a stagflazione da aumento dei prezzi delle materie prime ed energetiche.

Questo è chiaramente visibile comparando il PIL 2019, ante covid-19 , degli USA con diversi paesi europei e Giappone:

Se compariamo l’ultimo trimestre 2019 e il terzo trimestre 2021, vediamo che Giappone e il Regno Unito sono quelli più lontani dal PIL del 2019, Gli USA sono quelli che hanno superato brillantemente il PIL del 2019, anche oltre la media OCSE. Alla fine sono quelli cresciuti di più e questo è visibile anche attraverso altri due indicatori:

Gli USA hanno avuto il maggior picco di disoccupazione, ma sono quelli che lo hanno recuperato meglio e si stanno progressivamente, riavviando alla disoccupazione ante 2019. Però non è finita:

Gli USA sono anche il paese che è riuscito a conseguire la maggiore crescita a livello di reddito dei nuclei famigliari e che ha recuperato il PIL pro capite del 2019. Gli altri paesi, con quelli europei in testa, sono molto, molto lontani da questo risultato.

Il differenziale del 1,5% –  2% degli USA è quindi giustificato da una migliore prestazione nella crescita e nella disoccupazione rispetto agli altri paesi. L’inflazione è molto concentrata in alcuni prodotti, energia, alcuni alimenti e, negli USA , prodotti importati. Comunque i risultati sui redditi delle famiglie e PIl pro capite sono molto superiori agli europei , indicando come esista una forma di curva di Phillips anche in questa situazione emergenziale. La scelta se un’inflazione del 2% superiore valga la minore disoccupazione è puramente, e squisitamente, politica. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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