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Inflazione di Marzo 2026 a +1,7%: l’energia rialza la testa. Quanto pagano di più le famiglie e che succederà ad Aprile
L’Istat certifica l’aumento dei prezzi all’1,7%. Il taglio delle accise frenerà la benzina, ma i rincari di logistica e trasporti si abbatteranno sul carrello della spesa nei prossimi 120 giorni. Carrelli della spesa sempre costosi

I dati definitivi dell’Istat sui prezzi al consumo per il mese di marzo 2026 ci restituiscono una fotografia nitida e, a tratti, prevedibile per chi osserva le dinamiche macroeconomiche senza farsi distrarre dalle narrazioni rassicuranti.
L’inflazione torna a salire, spinta non da un’esplosione della domanda interna – che langue, come ben sanno i commercianti – ma dal classico, inesorabile shock dal lato dell’offerta: l’energia, legata alla crisi del Golfo e al confronto fra Iran e USA. Questa volta cerchero di capire quanto pagano di più le famiglie italiane e quanto pagheranno ad aprile.
I dati macroeconomici: la fiammata energetica e il raffreddamento dei servizi
Nel mese di marzo 2026, l‘indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) , quella normalmente definita Inflazione, ha registrato un incremento dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua, in accelerazione rispetto al +1,5% di febbraio. I dati confermano le stime preliminari e ci dicono una cosa chiara: l’inflazione acquisita per il 2026 si attesta già al +1,5%. Ecco il grafico da Tradingeconomics:
Tuttavia, l’aggregato nasconde movimenti contrastanti. Se guardiamo sotto il cofano dell’indice, scopriamo che l'”inflazione di fondo” (core inflation) – quella depurata dalle componenti più volatili come energia e alimentari freschi – è in realtà in flessione, passando dal +2,4% al +1,9%. Questo è il dato che dovrebbe far riflettere i banchieri centrali: non siamo di fronte a una spirale salari-prezzi che giustifichi strette monetarie draconiane. Il rialzo dell’indice generale è interamente imputabile a fattori esogeni.
Ecco i driver principali della variazione tendenziale:
- Energetici regolamentati: fiammata mensile del +8,5% (attenuano il calo annuo portandosi a -1,6%).
- Energetici non regolamentati: +5,0% su base mensile.
- Alimentari non lavorati: accelerazione decisa, dal +3,7% al +4,7% su base annua.
- Servizi ricreativi e trasporti: in netto rallentamento (rispettivamente al +3,0% e al +2,2%), segno inequivocabile di una domanda che, di fronte al rincaro dei beni primari, taglia il superfluo.
| Indicatore (Marzo 2026) | Variazione Congiunturale (su Feb ’26) | Variazione Tendenziale (su Mar ’25) |
| Indice Generale (NIC) | +0,5% | +1,7% |
| Inflazione di fondo | – | +1,9% |
| Indice Armonizzato (IPCA) | +1,7% | +1,6% |
| Indice Famiglie Operai/Impiegati (FOI) | +0,6% | +1,5% |
Si assottiglia inoltre il differenziale tra servizi e beni, sceso a 2,0 punti percentuali. I beni tornano in territorio positivo (+0,8%), trainati dai costi di produzione che iniziano a scaricarsi a valle. I servizi non vedono una crescita particolare, a indicare una domanda che langue.
L’economia reale: il peso sul carrello della spesa e il salasso al distributore
Abbandonando per un momento le percentuali astratte e calandoci nella microeconomia quotidiana, il quadro si fa decisamente più fosco. L’IPCA evidenzia un fenomeno tipico delle fasi di inflazione asimmetrica: le famiglie con bassi livelli di spesa subiscono la dinamica dei prezzi in modo diverso, ma l’impatto sui beni di prima necessità è universale.
I prodotti ad alta frequenza d’acquisto – il cosiddetto “carrello della spesa” – registrano un’impennata. Rispetto a marzo 2025, i costi per la spesa quotidiana si attestano su un rincaro del 2,1% (con picchi del 2,2% nei beni per la cura della casa e della persona). Tradotto in moneta sonante per i non iniziati, parliamo di un aumento medio di circa 5,6 euro in più a persona al mese solo per la sussistenza base. Un’erosione silenziosa del potere d’acquisto che, su base annua, drena risorse preziose dal bilancio familiare.
Ma il vero colpo da ko, quello che ha svuotato le tasche degli italiani in questo finale di inverno, è arrivato dal comparto dei carburanti e dell’energia. Il balzo dell’8,5% mensile degli energetici regolamentati è una tassa occulta sull’attività produttiva e sulla mobilità. Le famiglie pagano due volte: direttamente al distributore e nelle bollette, e indirettamente sui banchi del supermercato, dato che in Italia oltre l’80% delle merci viaggia su gomma. Un approccio keynesiano suggerirebbe che comprimere in questo modo il reddito disponibile, senza un parallelo adeguamento salariale, porta inevitabilmente a una contrazione della domanda aggregata. E infatti, i servizi ricreativi già frenano.
Le prospettive per aprile: il peggio è ancora davanti
Cosa dobbiamo aspettarci per il mese di aprile e per l’immediato futuro? Il governo, consapevole del malcontento strisciante, ha varato un intervento tampone sui carburanti: un taglio delle accise di 25 centesimi. Questa mossa avrà l’effetto statistico di “normalizzare” il dato sui trasporti e sull’energia non regolamentata nel prossimo rilevamento, frenando l’emorragia immediata alla pompa di benzina rispetto alle impennate di marzo. Un effetto positivo, anche se non si torna indietro.
Tuttavia, chi pensa che l’emergenza sia rientrata commette un errore di prospettiva. L’economia ha i suoi tempi tecnici, e la trasmissione dei prezzi alla produzione verso i prezzi al consumo (il pass-through) non è istantanea. Gli aumenti dell’energia e dei carburanti registrati tra febbraio e marzo impiegheranno fino a 120 giorni per trasferirsi completamente sui listini al dettaglio. I rincari nei costi di trasporto, logistica e trasformazione agricola di oggi sono lo scontrino del supermercato di domani, e questo comunque nell’ipotesi, positiva, che non ci siano aumenti ulteriori.
Di conseguenza, ad aprile e maggio assisteremo a un paradosso solo apparente: mentre il prezzo della benzina potrebbe stabilizzarsi grazie allo sconto di Stato, il costo del carrello della spesa subirà un’ulteriore e più marcata accelerazione. L’onda lunga dell’energia si infrangerà sugli alimentari lavorati e sui beni di largo consumo. In sintesi, la pezza governativa mitigherà il sintomo, ma la malattia dei costi ha già infettato la filiera. Per le tasche delle famiglie, purtroppo, il peggio è ancora davanti.









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