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Inflazione di agosto: la fiammata energetica riaccende l’allarme prezzi. Francoforte prepara il conto

I prezzi risalgono al 3,3% spinti dalle bollette energetiche, mentre la spesa reale frena: il rischio di una risposta sbagliata sui tassi che penalizza imprese e famiglie

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L’estate si chiude con una doccia fredda per le famiglie e le imprese italiane. Ad agosto l’inflazione compie un balzo improvviso al 3,3% su base annua, accelerando rispetto al 2,9% del mese precedente. Un’impennata trainata quasi esclusivamente dal settore energetico, che rischia di trasformarsi nel pretesto perfetto per nuove strette monetarie capaci di soffocare la nostra economia.

I dati preliminari dell’Istat mostrano un quadro chiaro: questo è un rincaro importato dall’esterno.

Comunque vediamo il grafico di Tradingeconomics che mostra bene l’andamento dell’inflazione:

I numeri del rincaro: beni contro servizi

L’indice generale sale dello 0,5% su base mensile. A guidare la corsa sono i costi energetici, con aumenti a doppia cifra che pesano direttamente sui bilanci familiari.

CompartoLuglio 2026Agosto 2026
Energetici non regolamentati+11,4%+16,9%
Energetici regolamentati+14,8%+18,8%
Prodotti ad alta frequenza d’acquisto+3,4%+4,3%
Inflazione di fondo (Core)+1,6%+1,5%
Servizi+2,7%+2,4%

Mentre i beni accelerano (dal +3,2% al +4,1%), i servizi rallentano. Il carrello dei prodotti acquistati più spesso (spesa quotidiana, carburanti) schizza al +4,3%.

Allo stesso tempo, l’inflazione di fondo (core) — calcolata al netto di energia e cibo fresco — scende all’1,5%. Gli italiani spendono meno altrove per poter pagare bollette e rifornimenti. La dinamica salariale è ferma gelata, o bruciata, da una crescita economica che non c’è.

Inflazione di base (tradingeconomics)

L’illusione della stabilità e il rischio tassi

La natura di questa fiammata è puramente esogena: dipende dai mercati internazionali delle materie prime, non da salari in crescita o da una domanda interna esuberante.

Eppure, il rischio concreto è che la Banca Centrale Europea utilizzi questo dato complessivo per giustificare una politica di tassi alti o nuovi rinvii nei tagli. Sarebbe come curare una febbre da indigestione applicando sanguisughe a un paziente già denutrito.

Aumentare il costo del denaro non ridurrà il prezzo del gas sui mercati internazionali né fermerà le tensioni petrolifere. Servirà soltanto a:

  • Appesantire il costo dei mutui per le famiglie e bloccare gli investimenti delle aziende.
  • Aumentare la spesa per interessi sul debito pubblico, costringendo lo Stato a dolorosi tagli di spesa.
  • Deprimere ulteriormente i consumi interni, spingendo la produzione verso la stagnazione.

Si preferisce sacrificare la crescita reale e mettere a repentaglio la tenuta del debito pubblico e privato pur di inseguire un’idea astratta di stabilità monetaria. L’inflazione acquisita per il 2026 tocca intanto il 2,9%: un dato che richiederebbe investimenti e sostegno ai redditi, non la solita ricetta di austerità finanziaria.

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