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Economia

Inflazione, dal picco del 2022 al 3,3% di oggi: come sono cambiati i prezzi in Italia”

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C’è chi davanti al 3,3% di inflazione registrato ad agosto ha già cominciato a parlare di nuova impennata dei prezzi e di ritorno dell’emergenza carovita. Il numero, preso isolatamente, può certamente impressionare: a luglio l’inflazione italiana era al 2,9%, dunque in un mese il tasso tendenziale è salito di quattro decimi. Ma per capire realmente cosa stia accadendo bisogna guardare dentro quel 3,3% e, soprattutto, allargare lo sguardo agli ultimi quattro anni.

Ed è proprio la serie storica a restituire un quadro molto diverso da quello suggerito dalle polemiche delle ultime ore.

Quando Giorgia Meloni arrivò a Palazzo Chigi, nell’ottobre del 2022, l’inflazione italiana aveva infatti raggiunto il 12,6%, il punto più alto della grande fiammata iniziata già prima dell’insediamento del nuovo esecutivo e aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina. Nel febbraio 2022, quando Mosca attaccò Kiev, l’inflazione era già al 6,2%; nei mesi successivi continuò a salire fino al picco dell’ottobre dello stesso anno. Il grafico elaborato dal Centro Studi del Mimit sui dati Istat mostra poi una discesa molto pronunciata: dal 12,6% dell’autunno 2022 allo 0,6% del dicembre 2023.

Non significa, naturalmente, che la disinflazione sia stata prodotta esclusivamente dalle decisioni del governo. Sul raffreddamento dei prezzi hanno inciso il progressivo rientro della crisi energetica, la normalizzazione delle catene di approvvigionamento e la stretta monetaria della Bce. Ma è altrettanto vero che l’esecutivo Meloni ha accompagnato quella fase con interventi mirati, dal decreto sulla trasparenza dei prezzi dei carburanti al trimestre anti-inflazione e al cosiddetto “carrello tricolore”, cercando di contenere le spinte speculative e tutelare soprattutto i consumi più sensibili delle famiglie.

I risultati degli anni successivi sono difficili da ignorare. Secondo l’Istat, l’inflazione armonizzata media italiana è stata dell’1,1% nel 2024, dopo il 5,9% del 2023. Nel 2025 si è mantenuta su livelli contenuti, con una media dell’1,7%. (Istat) Un dato particolarmente significativo considerando che alla fine del 2024 l’Italia figurava tra i Paesi con l’inflazione più bassa dell’intera Unione europea: a dicembre era all’1,4%, contro il 2,4% dell’Eurozona.

E allora cosa sta succedendo oggi?

La risposta arriva direttamente dall’Istat. Il passaggio dal 2,9 al 3,3% di agosto è dovuto principalmente all’energia. I prezzi degli energetici non regolamentati accelerano dall’11,4 al 16,9%, quelli regolamentati dal 14,8 al 18,8%, risentendo delle nuove tensioni internazionali. Al contrario, l’inflazione di fondo, cioè quella calcolata escludendo energia e alimentari freschi e quindi molto più utile per capire quanto siano diffuse le pressioni sui prezzi nell’economia, scende dall’1,6 all’1,5%. Anche il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, rimane fermo ad appena +1%.

È probabilmente il dato più importante per leggere la situazione: non siamo davanti, almeno per ora, a una nuova spirale inflazionistica generalizzata. Siamo davanti soprattutto a uno shock energetico importato, che si trasferisce sull’indice generale ma non sta producendo la stessa accelerazione sui prezzi di fondo.

C’è poi il confronto europeo, che ridimensiona ulteriormente l’allarme. Per fare paragoni corretti bisogna utilizzare l’indice armonizzato IPCA, non il 3,3% dell’indice nazionale italiano. E qui ad agosto l’Italia è al 3,2%, mentre la media dell’Eurozona è salita al 3,3%.

Diversi grandi e medi Paesi europei stanno facendo peggio. La Spagna è al 4,5%, il Belgio al 4,2%, Grecia e Croazia al 3,7%, il Portogallo al 3,6%, Irlanda e Slovenia al 3,4%. Altri fanno invece meglio dell’Italia: la Germania è al 2,9% e la Francia al 2,7%. Dunque sarebbe scorretto sostenere che l’Italia abbia oggi l’inflazione più bassa d’Europa, ma è altrettanto scorretto dipingere il 3,3% italiano come un’anomalia negativa: sul parametro confrontabile, Roma è leggermente sotto la media dell’area euro e nettamente sotto diversi partner europei.

Il caso spagnolo è particolarmente significativo: mentre l’IPCA italiano è al 3,2%, Madrid è arrivata al 4,5%, oltre un punto percentuale in più. E anche qui il rialzo recente mostra quanto la nuova fiammata energetica sia un fenomeno continentale, non una peculiarità italiana.

C’è infine un equivoco che spesso accompagna il dibattito sull’inflazione. Un tasso al 3,3% non significa che i prezzi siano tornati a crescere come quando l’inflazione era al 12,6%. Significa che il livello generale dei prezzi è oggi del 3,3% superiore rispetto a dodici mesi prima. Il confronto con l’autunno 2022 resta dunque enorme: allora i prezzi aumentavano a una velocità quasi quattro volte superiore.

La fotografia dei quasi quattro anni di governo Meloni racconta quindi un percorso preciso: un’inflazione ereditata al 12,6%, una rapida discesa nel 2023, una stabilizzazione su livelli molto bassi nel 2024 e nel 2025 e, solo negli ultimi mesi, una nuova risalita provocata soprattutto dall’energia e dalle crisi internazionali.

Naturalmente il 3,3% non va sottovalutato. Energia e carburanti possono progressivamente trasferire aumenti sui costi di produzione, sui trasporti e quindi sui prezzi finali. Il governo dovrà perciò impedire che quello che oggi appare essenzialmente come uno shock esterno diventi inflazione strutturale.

Ma leggere il dato di agosto come il fallimento della politica anti-inflazione degli ultimi anni significa ignorare sia il punto di partenza sia ciò che sta accadendo nel resto d’Europa. Dal 12,6% dell’ottobre 2022 al 3,3% di oggi, con l’inflazione di fondo ferma all’1,5%: più che una nuova emergenza italiana, i numeri descrivono per ora gli effetti sul nostro Paese di una nuova emergenza energetica internazionale.

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