AutomotiveCinaEconomiaEuropa
Industria auto europea al bivio: l’allarme del colosso Valeo che vuole i dazi
Il CEO di Valeo lancia un duro allarme: svantaggio del 30% per l’Europa sui costi. Se non si interviene con i dazi, la filiera europea crollerà nei prossimi 5 anni.

Il settore dell’auto in Europa rischia grosso. A lanciare un avviso molto duro è Christophe Périllat, a capo di Valeo, un grande gruppo francese che produce componenti per le macchine. Il messaggio è semplice e diretto: senza dazi contro la concorrenza asiatica, l’industria europea subirà danni enormi nei prossimi cinque o dieci anni.
L’Europa, oggi, sembra essere l’unica area al mondo a non proteggere le proprie fabbriche. Mentre Stati Uniti, Cina, India e persino i paesi del Sud America usano regole chiare per favorire chi produce all’interno dei loro confini, Bruxelles resta a guardare. Questo approccio aperto non è più sostenibile, secondo Périllat.
Il nodo del costo e lo svantaggio competitivo
Oggi produrre in Europa costa circa il 30% in più rispetto alla Cina. Questo scarto enorme non riguarda solo il prezzo finale dell’auto in concessionaria, ma colpisce al cuore tutta la catena di chi produce i pezzi. I produttori europei sono svantaggiati, e le cause sono anche, se non soprattutto, collegate proprio all’Europa.
Se l’Europa non difende chi costruisce motori, freni e circuiti elettronici, le nostre grandi fabbriche diventeranno solo dei semplici centri di assemblaggio. In pratica, metteremo insieme auto fatte interamente con parti cinesi.
Ecco i punti critici della situazione attuale:
- Costo del lavoro e dell’energia: Decisamente più alti in Europa rispetto all’Asia.
- Svantaggio netto: Stimato al 30% rispetto ai produttori cinesi.
- Rischio chiusure: Se i fornitori europei falliscono, si perde tutta la capacità di creare ricchezza reale.
Quindi Valeo desidera che venga protetta la catena di valore europea con i dazi,
| Area Geografica | Misure di Protezione Attive | Svantaggio Competitivo Europeo |
| Cina | Sì (forti aiuti di Stato e regole interne) | N/A (Leader per i costi bassi) |
| Stati Uniti | Sì (Dazi elevati sulle importazioni) | Minore, grazie a energia a basso costo |
| Europa | No (mercato ancora ampiamente aperto) | – 30% (Costi troppo alti) |
Il paradosso della Germania
Mentre i fornitori francesi, italiani e di altri paesi chiedono un aiuto urgente, le grandi case auto tedesche frenano. Il motivo è semplice: i marchi tedeschi vendono molte auto di lusso in Cina e possiedono fabbriche sul territorio asiatico. Temono che, se l’Europa dovesse imporre dei dazi, Pechino possa rispondere bloccando le vendite di auto tedesche nel loro mercato.
Tuttavia, difendere solo le vendite all’estero chiudendo gli occhi sulla produzione interna è un gioco molto pericoloso. Un sistema economico sano si basa sulle fabbriche attive e sui salari pagati ai propri lavoratori, non solo sui guadagni di poche grandi aziende all’estero. Se chi fornisce i pezzi fallisce, l’intero sistema si ferma.
Perché i dazi ora hanno un senso economico
Fino a poco tempo fa, l’idea di mettere delle tasse sulle merci in arrivo era vista come un vero e proprio tabù, spesso condannata come protezionismo dannoso, ma oggi l’aria sta cambiando, e anche a Bruxelles se ne discute apertamente.
Se non fermiamo l’arrivo di auto e componenti a basso costo, i pezzi europei diventeranno semplicemente troppo cari. In questo quadro, le mosse fatte dagli Stati Uniti durante il governo Trump, e poi mantenute, diventano molto più logiche agli occhi degli europei. Proteggere la propria industria non è un capriccio politico, ma una necessità pratica per non perdere lavoro e competenze. Anche se oggi, come vedremo più tardi, le case automobilistiche voglio riconvertirsi producendo armi, questa non sembra la soluzione giusta per continuare ad avere un sistema industriale equilibrato e utile al benessere collettivo.
Inoltre, dobbiamo valutare le conseguenze sull’economia reale. Quando una fabbrica chiude, non perde solo il padrone dell’azienda. Perdono i lavoratori, i fornitori, i negozi della zona e, infine, lo Stato stesso, che incassa meno tasse e deve pagare più aiuti per chi resta senza lavoro. Salvare questa industria significa mantenere in vita un sistema che crea ricchezza.
La politica industriale non può basarsi sulle illusioni. Senza un intervento per riequilibrare i costi, stiamo regalando ad altri il nostro futuro. L’incentivo a produrre in Europa deve coprire quello svantaggio del 30%. Se e quando le aziende europee torneranno a essere forti, i dazi potranno calare, ma oggi servono come scudo vitale.







You must be logged in to post a comment Login